letteratura dimenticata

DALLE FAVOLE AI ROMANZI:
breve storia della letteratura per ragazzi
dalle origini all'Ottocento


LE FAVOLE

Le favole di Esopo sono l'unico libro scritto per i ragazzi nell'antichità (VI secolo a.C. circa). Hanno un grande successo, tanto che il latino Fedro tra il 20 a.C. e il 50 d.C. ne scrive di simili per imitazione, e molto più tardi anche il francese La Fontaine ne trae ispirazione. Nell'antichità ai fanciulli non veniva riconosciuta una dignità pari a quella degli adulti, e i libri per la loro istruzione erano esclusivamente didattici. Bisogna attendere molto tempo perchè qualcuno scriva un libro dilettevole espressamente per loro: M. Felice Capella, verso la metà del V secolo d.C., pubblica De nuptiis philologiae et Mercurii, dove lo scibile viene narrato da un padre al proprio figlio in una forma divertente, dove le discipline scolastiche vengono personificate. Naturalmente fiabe, leggende e novelle vengono raccontate ai bambini, ma hanno ancora forma orale e non scritta, e probabilmente assumono una fisionomia locale. Giulio Cesare Croce (1550-1609) nasce da una famiglia di fabbri ferrai, ma riesce a compiere studi irregolari. Alterna il mestiere di fabbro a quello di cantastorie a Bologna, finché si dedica al mestiere di cantastorie girando di mercato in mercato, sempre povero nonostante il successo popolare e presso i divertiti benestanti. Nel 1606 appaiono le sottilissime astuzie di Bertoldo: si tratta di libere rielaborazioni della leggenda del Dialogus Salomonis et Marcolphi, a cui seguono le imprese del semplice Bertoldino, figlio del già astuto Bertoldo (1608). I due testi sono conosciuti nelle edizioni moderne con il titolo di Bertoldo e Bertoldino. In tempi successivi l'abate Adriano Banchieri aggiunse una Novella di Cacasenno figlio del semplice Bertoldino; i tre testi vengono pubblicati assieme nel 1620, e ancor oggi si pubblica la trilogia Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Nel 1634 appare Lo cunto de li cunti di G.B. Basile (1575-1632), ed è la prima raccolta di novelle popolari, scritte in dialetto napoletano.

Le prime favole scritte appositamente per i fanciulli in epoca moderna sono quelle della Contessa d'Aulnoy (Les Illustres Fées) che le pubblica tra il 1682 e il 1690, a seguito delle teorie pedagogiche di Fénelon che nel Traité de l'Education des Filles (1687) dichiara che i fanciulli abbisognavano di libri scritti espressamente per loro. Lui stesso ne scrive diversi, tra cui il Telemaco, come precettore del Duca di Borgogna. Anche M.me de Maintenon è allieva di Fénelon, e a lei si deve la diffusione del gusto per fate e fiabe, che diventano di moda nei salotti. Nel 1697 appaiono i Contes de ma mère l'Oye di Charles Perrault (1628-1703), che li dedica a Mademoiselle, la cugina del Re Louis XIV, Madamigella di Montpensier. Fanno parte della raccolta le celeberrime e intramontabili favole che tutti conosciamo: Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco, Cenerentola, Il gatto con gli stivali, Puccettino, Pelle d'asino, Barbablù. Virtù essenziale di queste fiabe, prive di luogo e di tempo, è l'ingenuità, il "meraviglioso" che viene trattato con semplicità, e dove la ricchezza dei particolari ne fanno dei quadri. Il contemporaneo Jean de La Fontaine (1621 - 1695) conduce una vita oziosa, godendo della protezione dei nobili della corte del Re Sole, scrivendo epistole, ballate, poemi e commedie, e per seguire la moda anche dei Racconti e ben 12 volumi di Favole. Vivace e fine umorista, intelligente e sensibile, si ispira alla tradizione esopica, rappresentando la commedia umana attraverso il simbolismo degli animali. M.Me Le Prince de Beaumont (1711-1780) pubblica Le Magasin des Enfants (1757) e Le Magasin des Adolescents, dove alle storie si intrecciano descrizioni geografiche e nozioni scientifiche; unica sua fiaba sopravvissuta: La Bella e la Bestia. M.me de Genlis (1746-1839), noiosa pedagoga, pubblica Les Veillées du Chateau nel 1782. Anche il severo Bouilly (1763-1842) scrive i Contes à ma Fille per la figlia Fulvia, dove tuttavia traspare la morale borghese e il tema ricorrente dell'uguaglianza delle classi sociali. Pauline de Meulan, nota come M.me Guizot (1773-1827) pubblica Lettres sur l'Education (1826), opera pedagogica, ma anche racconti per ragazzi dove i personaggi prendono vita, muovendosi in ambienti resi con vivacità, e dove la psicologia infantile è sottilmente osservata, come nei Nouveaux Contes. Tornano quindi le fate con Charles Nodier (1780-1844) e i suoi Contes de la Veillée, raccolta di fiabe di cui solo una rimane nota, Trésor des fèves et fleur des pois. Maestra di questo periodo è senza dubbio Sophie Rostopchine, Comtesse de Ségur (1799-1874), che predilige il dialogo e descrive i movimenti dei bambini con grazia insuperabile; gli animali sono rappresentati con finezza, come fossero persone, e soprattutto lascia che la morale traspaia spontanea dalla narrazione stessa: i fanciulli vanno verso il bene non per ragionamento bensì per amore. Comtesse de Ségur rappresenta una grande innovazione, poichè prima di allora i personaggi erano sul cliché "fanciulli cattivi" e "genitori buoni", mentre essa descrive adulti che spesso lasciano a desiderare e ragazzi invece, pur birichini, buoni. Esordisce con Nouveaux contes des fées (1857), e via via numerosi titoli.

I RACCONTI

In Italia bisogna attendere il secondo Ottocento per avere nuovamente una produzione letteraria per ragazzi; inizialmente infatti sono sacerdoti pedagogisti coloro che pubblicano novelle e racconti, purtroppo intrisi di didascalismo e retorica. Vale la pena tuttavia citarli. Il Padre Somasco Francesco Soave (1743-1806), erudito filosofo, cattedrattico a Parma e a Milano, nonché maestro del Manzoni, pubblica varie raccolte di Novelle (1782, 1784 e 1786), mentre Luigi Fiacchi detto il Clasio compone nel 1785 filastrocche per i più piccini. Giuseppe Taverna (1764-1850), figlio di povera gente, studia teologia, prende gli ordini, e fonda una sua scuola per fanciulli; in seguito diventa direttore di un imporante Collegio a Parma. Nelle sue Novelle morali (1800) non compaiono né re né fate, bensì i protagonisti delle fiabe sono normali ragazzini, esempi divita vera; pubblica anche Racconti Storici (1803) e Prime letture dei fanciulli (1808). E' il periodo dei racconti educativi; a Firenze si indice un concorso (con Mille Lire di premio) per un'opera originale che servisse sia di lettura sia di istruzione: nel 1836 il premio viene vinto dal Giannetto di Alessandro Luigi Parravicini (1799-1880), specie di piccola enciclopedia, arida e didascalica, che tuttavia ebbe enorme successo e che verrà ripreso dal Collodi. Pietro Thouar (1809-1861) viene considerato il vero iniziatore di una letteratura infantile italiana. Dalla scuola dei Padri Scolopi viene espulso come "incorreggibile" e viene impiegato in una stamperia, dove ha modo di istruirsi; affiliato alla Giovane Italia, propaga in Toscana le idee politiche del Berchet e fa parte del movimento per l'istruzione popolare. Stampa così un lunario per il popolo, dove compaiono quei bozzetti che più tardi saranno raccolti con il titolo Scene di Camaldoli. Infine si impiega come precettore e si dedica alla letteratura. Dei Racconti per fanciulli (1847) fa parte il celebre racconto La madre; pubblica le biografie degli uomini illustri, i Racconti storici, i Racconti per giovinetti, il Sillabario. In seguito anche Don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, pubblica titoli per ragazzi, così come Don Giulio Tarra, Pietro Dazzi, Augusto Alfani, Luigi Sailer (1825-1885), autore di una raccolta di poesiole, L'arpa della fanciullezza, tra le quali è ben sopravvissuta La vispa Teresa. Bisogna arrivare a Ida Baccini (1850-1911) perchè si rinnovi il racconto per fanciulli con l'introduzione del fantastico; i testi sono gradevoli, anche se risentono del modello del Thouar e la narrativa è semplice e poco incisiva. Tommaso Catani (1858-1925), erudito e scienziato appartenente all'ordine dei Padri Scolopi, pubblica libri di divulgazione scientifica ad uso degli scolari, ed oltre 80 titoli tra racconti e novelle, dove il fantastico torna prepotentemente alla ribalta, e gli animali assumono il carattere di veri personaggi. Le cose però cambiano davvero solo con Carlo Lorenzini (1826-1890, Carlo Collodi). Giornalista per i maggiori quotidiani nazionali, nel 1848 fonda il proprio foglio, Il Lampione (che riprenderà nel 1860), e nel 1849 La Scaramuccia. Nel 1875 traduce per l'editore Felice Paggi le fiabe di Perrault; nel 1880 è invitato da Ferdinando Martini a collaborare al nuovo Giornale per i bambini dove vi inizia, a puntate, la Storia di un burattino, che verrà pubblicato in volume nel 1883 come Le avventure di Pinocchio, dove si mescolano dinamismo e fantasia, il reale e il fantastico, dove gli animali impersonano i pregi ma soprattutto i difetti tipici degli esseri umani, e la narrazione si rivolge direttamente ai "piccoli lettori", senza mediazione e senza moralismi. Tornando alle favole, una sensibile autrice è senz'altro Emma Perodi (1850-1918), che raccoglie fiabe vecchie e nuove e resuscita le fate, da sempre amiche di ogni bambino.

Anche in Inghilterra la letteratura per ragazzi deve attendere l'Ottocento per fiorire, tranne la notevole eccezione del Pilgrim's Progress di John Bunyan (1628-1688), che vede la luce nel 1678 e, pur essendo un libro religioso, con il suo contenuto romanzesco appassiona il pubblico giovanile, tanto che il titolo viene continuamente ristampato nei secoli successivi. In Inghilterra tuttavia succede qualcosa di diverso, e si sviluppa un fenomeno tipicamente protestante, cioè l'uso di stampare novelle e leggende per ragazzi dapprima su fogli volanti e su opuscoletti, infine quelli che oggi definiremmo libri a buon mercato, privi cioè di coperta e legati con spartana economia, diffusi da venditori ambulanti. Questi cheapbooks danno origine in seguito alle favole che trattano degli "eroi tradizionali" e popolari, noti a tutti i bambini inglesi sotto le raccolte denominate Fairy Tales e Nursery Rhymes. I protagonisti di queste favole sono Jack the Giant Killer, Jack and the Bean Stalk, Sir Guy of Warwich, Robin Hood, Tom Thumb (anche detto Tom Pouce). Tutti questi eroi, seppur fantastici, presentano una solida morale, presentata con grazia; le virtù del coraggio, dell'amore per la famiglia e per la libertà, vengono presentate in maniera accattivante e non didattica. Le favole trovano fertile terreno dopo la traduzione dei Contes di Perrault, e perfino Le mille e una notte vengono tradotte e riadattate per l'infanzia nel 1710. Le Nursery Rhymes sono un fenomeno tipicamente anglosassone, e consistono nelle storielle in rima che le bambinaie raccontano ai piccoli per addormentarli. La prima raccolta scritta risale al 1744 con Tommy Thumb's Pretty Songs Book, due volumi editi da Cooper in forma anonima, seguiti nel 1760 da The Top Book of All. Dopo di che si moltiplicano all'infinito queste micro-storie basate sulle rime o anche sull'assonanza e sulla ripetizione, che i più piccoli imparano e ricordano con facilità. Vengono pubblicati nei cheapbooks anche due titoli che non erano stati scritti per i ragazzi, ma che trovano subito un largo favore tra il pubblico infantile, e che dura tutt'oggi: Robinson Crusoe e Gulliver's Travels. Sull'onda di questi straordinari successi, anche in Inghilterra si pensa a pubblicare una letteratura per i ragazzi. E' qui infatti, prima che nel continente, che la "dignità del bambino" viene riconosciuta e si avverte l'esigenza di una letteratura - tuttavia ancora basata sulla novellistica - creata espressamente per l'infanzia; non di rado autori ed editori coincidono. Il fondatore di questa scuola di pensiero è John Newbury, libraio di Reading; nel 1744 apre una casa editrice, la Juvenile Library: la prima al mondo dedicata esclusivamente all'infanzia. The Little Pretty Pocket Book è il primo volume della serie, non più in edizione a buon mercato, ma elegante e ben stampato, con incisioni, e una dedica a genitori e istitutrici. I Moral Tales non tardano ad apparire, e riappaiono i racconti pedagogici e didattici. Sarah Trimmer e Thomas Day sono gli autori del periodo; quest'ultimo scrive, sul modello dell'Emilio di Jean Jacques Rousseau, un enorme trattato in tre volumi pieno di noiosi sermoni, tradotti in francese dal Berquin. Il merito di T. Day dunque non è questo, bensì quello di essere stato il precettore di Maria Edgeworth (1767-1849), che lascia Londra e torna alla terra dei padri, l'Irlanda, dove inizia una brillante carriera letteraria. Acuta e priva di pregiudizi, possiede uno stile chiaro, dotato di senso della drammaticità; i ragazzi sono ritratti e studiati dal vero (e ci crediamo: il padre di Maria ebbe cinque mogli e una ventina di figli); il plot è interessante. Castle Rackrent è il suo titolo più famoso, ma anche Popular, Moral and Fashionable Tales.

Le favole, che da sempre nel pubblico alternano periodi di favore a periodi di negligenza, tornano prepotentemente di moda con i Fratelli Grimm e Andersen. In Germania vengono sì pubblicate delle raccolte di fiabe, come le Funfzig Fabeln fur Kinder (1833) e Noch Funfzig Fabeln (1837) di Guglielmo Hey, ma il vero valore artistico della fiaba si deve alle raccolte di Giacobbe (1785-1863) e Guglielmo (1786-1859) Grimm, che peraltro non intendono scrivere per l'infanzia, ma, mossi da spirito scientifico, intendono ricostruire le tradizioni teutoniche e raccogliere le leggende popolari fino ad allora tramandate oralmente. In una loro prefazione si legge: "Noi ci siamo fatti una legge di esser prima di tutto fedeli [...] ogni volta abbiamo dato il contenuto della leggenda quale l'abbiamo trovato." E' forse per questo che accanto alla morale emerge anche una serie di difetti, quali la crudeltà, la balordaggine, la semplicità di certi personaggi presi dalla cultura contadina. Il primo volume delle novelle, Kinder und Hausmarchen, è del 1812, al quale seguono un secondo e un terzo, quest'ultimo quasi interamente compilato da Guglielmo. Guglielmo Hauff (1802-1827), precettore presso una casa nobiliare, riadatta per i fanciulli Le mille e una notte e nel 1826 pubblica La carovana, serie di novelle di ispirazione orientale; nelle serie successive, Lo sceicco di Alessandria e L'osteria dello Spessart, si esalta lo spirito germanico e non manca la satira contro gli Inglesi e i Francesi. Hans Christian Andersen (1805-1875), nato e vissuto povero, compie studi di filosofia e filologia, e pubblica una prima raccolta di poesie; nel 1835 dà alle stampe le prime Novelle, alle quali ne seguono altre, apprezzate e tradotte ovunque. La freschezza e la semplicità della narrazione, talvolta pervase da un delicato umorismo, la levità e la grazia, la delicatezza di sentimento, dove il reale si mescola delicatamente al fantastico e alla natura, ne fanno forse l'autore di fiabe per eccellenza. Scrive una fiaba anche William Thackeray (1811-1863), The Rose and the Ring (1855), e dalle fiabe ben presto nasce il gusto delle leggende, eroiche e classiche. Sir Walter Scott (1771-1832) rielabora vecchie leggende in Tales of Grandfather, poi riprende l'epica cavalleresca, che darà l'avvio al filone del racconto storico denominato di "cappa e spada". Al tedesco Gustavo Schwabe (1792-1850) viene l'idea di raccogliere e pubblicare in Die Deutschen Volksbucker le antiche leggende medievali, comprendenti i cicli dei Nibelunghi, di Gudrun, di Teodorico il Grande, così come i poemi cavallereschi medievali (Parsifal, Lohengrin, Orlando) e le leggende dell'antica Grecia. Anche l'americano Nathaniel Hawthorne (1804-1864) rielabora per l'infanzia i miti greci in A Wonder Book (1852) e Tanglewood Tales (1856). Charles Kingsley (1819-1875), un ecclesiastico che vuole conciliare scienza e religione e scrive innumerevoli e coltissimi sermoni, pubblica nel 1863 The Water Babies, sorta di favola moraleggiante che ottiene un successo strepitoso. Ma nel firmamento inglese brilla una stella insuperata per fantasia e grazia: è Lewis Carroll, pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dogson (1828-1898). Scrive durante il periodo vittoriano, quando la letteratura per l'infanzia si scrolla di dosso una volta per sempre il pedagogismo fine a se stesso; egli mantiene sempre separate le sue due personalità: come C. Dogson pubblica trattati di matematica e di logica ad Oxford, come L. Carroll pubblica nel 1886 Alice's Adventures in Undergrood, illustrato da lui medesimo, in seguito divenuto Alice's Adventures in Wonderland, illustrato da Tenniel. Nel 1871 esce Alice through the Looking-glass. Le bizzarrie e le filastrocche si perdono nelle traduzioni, il volume andrebbe letto in originale per non perdere le rime e le assonanze. Il libro si rivolge direttamente al pubblico infantile, ed ha come unico fine il divertimento; è ancor oggi uno splendido esempio di "racconto fantastico". Anche in Russia si parla di favole, tramandate oralmente con i poemi anonimi chiamati Biline, che raccontano imprese di prodi cavalieri al servizio della Russia. Racconti e novelle vengono pubblicati nei giornaletti per ragazzi, che hanno un vasto sviluppo tra l'800 e il 1870. Favolisti sono Giovanni Krylow (1768-1844), traduttore di La Fontaine, e novelliere egli stesso; Vassilj Andreievitch Joukovski (1783-1852); Alessandro Puskin (1799-1837), con Il pesciolino d'oro; Nicolaj Gogol (1809-1852), con Taras Bulba e I racconti della fattoria di Dikanka; Ivan Turghenieff (1818-1883); Anton Cecov (1860-1904), figlio di un servo della gleba, con I racconti di cui famosi sono Il piccolo Ivan e Castagnetta; Leone Tolstoj (1828-1910) con Quattro libri di lettura, che contengono fiabe popolari di vari paesi e fiabe tipicamente russe. Anche la svedese Selma Lagerloff raccoglie antiche leggende nel volume Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson attraverso la Svezia (1910?) che ha la struttura di una fiaba, dove il percorso del protagonista permette di descrivere la natura del paese, fino alle lontane terre dei Lapponi. Vi sono contenute diverse novelle, di cui la più famosa è La leggenda di Gosta Berling. L'Inghilterra esprime ancora una volta una bizzarria con James Matthew Barrie (1860-1937), che pubblica nel 1902 un racconto sconclusionato che a sua volta genera un'opera teatrale; da questa viene tratto nel 1906 il racconto Peter Pan in Kensington Gardens, mentre solo nel 1928 viene pubblicato il testo della fiaba per l'adattamento teatrale. Le visioni fiabesche di fate, uccelli, fiori e bimbi, presentati con leggerezza e con stile, continuano ad affascinare grandi e piccini.

I ROMANZI

E' difficile separare favole, novelle e romanzi, poiché molti degli autori che scrivono per i ragazzi si cimentano nell'uno e nell'altro genere. E' indubbio che la prima letteratura infantile consta di novelle e di leggende, in genere derivate dalla tradizione orale o dall'epica cavalleresca. Appunto i primi racconti cavallereschi, raccolti da Jean Oudot, libraio a Troyes, appaiono in Francia verso la metà del XVIII secolo, nella BIBLIOTECA BLU: le imprese di Orlando, Roberto il Diavolo, Riccardo Senza Paura, etc. Ma in Inghilterra, dove già esisteva il romanzo, si pubblicano due titoli che vivono ancor oggi nelle biblioteche dei ragazzi di tutto il mondo: sono Robinson Crusoe e Gulliver's Travels. Daniel De Foe (1660-1731), politico violento, scrive libelli e pamphlets per i quali viene più volte incarcerato; si dedica alla letteratura solo in tarda età. Robinson Crusoe in realtà ha finalità religiose e filosofiche che trascendono la comprensione infantile, anche perchè tutte le edizioni per ragazzi sono ridotte, essendo la versione integrale assai ponderosa. Le virtù presentate sono il coraggio, la forza di volontà, la costanza, l'operosità, la pazienza. Lo spirito d'avventura incontra il gusto dei ragazzi, che si identificano con Robinson e desiderano in cuor loro di emularlo. Il Robinson Crusoe viene tradotto in tedesco fin dal 1721, e in Francia ebbe un tal successo che appaiono ben 43 Robinson francesi tra il 1840 e il 1875, e nasce il neologismo "robinson" per indicare un personaggio che si trova ad affrontare da solo un problema o un'avventura. Curiosità: da un'indagine degli anni Trenta, Robinson Crusoe risulta il libro più diffuso al mondo dopo la Bibbia. Jonathan Swift (1667-1745), anch'egli iracondo e violento, amaro umorista, innovatore del linguaggio, intende fare con i Gulliver's Travels della satira politica e personale rivolta ai personaggi del suo tempo e di cui oggi i reconditi significati si sono perduti. Il titolo rimane così annoverato fra la letteratura per ragazzi, che vi scorgono solo la fiaba e il racconto avventuroso. Una storia simile genera Die Wunderbaren Reisen des Freiherrn von Munchhausen di Rudolf Erich Raspe (1736-1794), che non viene scritto per i ragazzi, bensì intende prendersi giuoco delle relazioni di viaggi che all'epoca erano in gran voga e contiene riferimenti personali e politici alla vita delle piccole corti tedesche, oggi non percepibili; ma è proprio ai ragazzi che il racconto, un po' sconclusionato, accende la fantasia e il titolo verrà costantemente pubblicato.

Dalla trasposizione per fanciulli delle vecchie leggende del ciclo dei trovatori (Roman de la Rose), nasce in Francia il racconto romanzesco. M.me Cottin (1773-1807) è l'iniziatrice di questa corrente con Clara d'Alba, Elisabetta o gli esiliati in Siberia, La presa di Gerico. Spicca per delicatezza dell'ispirazione il pedagogo Arnaldo Berquin (1745-1791), che ha il pregio di innovare il racconto con l'uso del dialogo; scrive commediole e racconti, tra cui l'Ami des Enfants (1784). Giulia Gouraud (1810-1891) fonda nel 1832 il Journal des jeunes personnes; i suoi titoli vengono pubblicati nella famosa BIBLIOTECA ROSA: Les enfants de la ferme, Le livre de maman, Cécile, Lettres de deux poupées. Vittorina Monniot (1825-1880), istitutrice di nobili fanciulle, scrive Le Journal de Marguerite (1869) e La journée du petit Alfred (1864), dove la psicologia dei personaggi è ben studiata e rappresentata con garbo. Dopo le dottrine di Jean Jacques Rousseau, diviene imperante il motto "istruire dilettando" e si riconosce la dignità del fanciullo, per il quale copiosamente fiorisce la letteratura in tutta Europa. A causa di rovine familiari, Zenaide Fleuriot (1829-1889) diviene istitutrice presso la casa della principessa Sayn-Wittgenstein, che la prende sotto la sua protezione e le permette di accedere alla carriera letteraria. Z. Fleuriot pubblica oltre 80 titoli, tra i quali Aigle et Colombe, premiato dall'Accademia di Francia, e il famoso Tranquille et Tourbillon. Il temi fondamentali sono come sempre edificanti (la fede e la famiglia) ma compaiono anche raffinate descrizioni della natura bretone. Pierre Jules Hetzel (1814-1886) ritiene che il mezzo migliore per rivolgersi al mondo infantile sia un giornale e nel 1864 fonda il Magazin d'Education et de Récréation, che presto divanta il modello per i futuri giornali per ragazzi, ponendosi some primo obiettivo soprattutto il divertimento di fanciulli e fanciulle. Coronato dall'Accademia francese, ha moltissimi collaboratori, tra i quali Jules Verne, Jean Macé, Victor de Laprade, Jules Sandeau, Hector Malot, Viollet-le-Duc, Legouvié. L'intera collezione del periodico conta 35 volumi. Dal giornale derivano diversi libri editi da Hetzel (Rondes et Chansons de l'enfance), che sotto lo pseudonimo di Stahl pubblica diversi titoli (Les histoires de mon parrain, Contes de récite de la morale familière, Patin d'argent). Vi si coglie lo studio d'un umorista che conserva le migliori qualità di scrittore anche quando si rivolge all'infanzia. Stahl è il primo a tradurre e divulgare al pubblico francese Little Women e un rifacimento del titolo dello scrittore russo Marc Worzog, Maroussia, viene considerato un capolavoro. E' più o meno in questo periodo che Hachette inizia la sua BIBLIOTECA DELLE MERAVIGLIE, perchè ora i ragazzi hanno non solo romanzi scritti appositamente per loro, ma anche le loro collane e addirittura case editrici a loro dedicate.

Dall'America giungono, oltre ai romanzi di Louisa May Alcott (1832-1888) e di Frances Hodgson Burnett (1849-1924), il libro-denuncia contro lo schiavismo Uncle's Tom Cabin di Harriet Beecher-Stowe (1811-1886) e i "racconti di frontiera" di James Fenimore Cooper (1789-1851), mentre Robert Louis Stevenson (1850-1894) accende la fantasia dei ragazzi con appassionanti avventure, così come la descrizione dal vero di paesi esotici di Rudyard Kipling (1865-1936). Il filone del romanzo d'avventure e del romanzo scientifico si fonderanno poi nel secolo successivo nel romanzo poliziesco. Il romanzo per ragazzi a questo punto si avvia su due filoni paralleli e ben distinti: il gusto dell'avventura per i maschi, il sentimentalismo per le femmine. Chi riesce a conciliare l'uno e l'altro è Charles Dickens (1812-1870) con le sue storie di ragazzi derelitti, Oliver Twist, David Copperfield, Little Dorrit. Il gusto del "racconto del dolore" prende piede un po' ovunque; a dire il vero questi racconti sono indirizzati ad un pubblico un poco più maturo, agli adolescenti piuttosto che ai ragazzi, sulla spinta di ciò che Victor Hugo (1802-1885) aveva fatto per gli adulti con Les Misérables (1826), E. Cummins con Il lampionaio, e Pierre Mael con Seulette. Maestro del genere è Hector Malot (1830-1907) con Sans famille e En famille. Anche Cuore di Edmondo De Amicis (1846-1908) non scherza quanto a sentimentalismo e crudezza nei racconti che inframezzano il libro, narrato su un leit-motif di retorica che oggigiorno lo rende quasi illeggibile. Spesso le situazioni di dolore sono provocate dall'incontro spiacevole con briganti o zingari, i quali spesso "rubano" i ragazzi per farli lavorare nei circhi o nelle fiere: a questo filone appartengono Le filles du clown di M. Delorme; La fille de Carlès di M. De Coulomb, Le Général du Maine di M.me de Nanteuil. Diverso è Petit Bleu (1888) di Gyp (pseudonimo di M.me de Mirabeau, Comtesse de Martel de Janville, 1849-1923), scrittrice intimista, dove la sofferenza del piccolo protagonista è tutta spirituale, dovuta all'incomprensione di chi dovrebbe educarlo. Ma il capolavoro di questo genere resta Misunderstood di Florence Montgomery (1843-1923) che peraltro non è inteso per i ragazzi, come afferma la stessa autrice nella prefazione all'edizione del 1896: "Questo non è un romanzo per ragazzi. E' dedicato invece a coloro che si interessano dell'infanzia, che desiderano farsi piccoli, per considerare la vita così come appare a un bambino e penetrare un poco nel complesso dei minuscoli interessi, gioie e dolori che lo compongono." Un'altra tipologia di questo periodo è il "bambino ammalato", dovuto all'interesse di fine Ottocento per la medicina, agli albori dell'indagine scientifica. Le malattie lente e micidiali tengono banco e influiscono anche sulla letteratura (quante eroine languenti sulla chaise-longue!) e quindi sulla letteratura infantile: Petite Mère di M.me de Pressensé, L'Ainée di J. Lermont, vari titoli di G. Franay (pseudonimo di Louise Quioc) e Magbert (pseudonimo di M.me Berthet-Lobrichon) con Histoire d'un vaurien e Les lunettes blues. Nella strabiliante produzione francese del periodo emergono alcune opere di valore; quando Hetzel fonda la BIBLIOTECA BIANCA vedono la luce opere che oggi chiamiamo "classici" proprio raccolte in una collana dedicata ai ragazzi: La vie de Polichinelle di Octave Feuillet (1821-1890); Monsieur le Vent et Madame la Pluie di Alfred de Musset (1810-1857); Le Chateau de Pictordu, La Tour de Percement, Histoire du véritable Gribouille di George Sand (1804-1876 ); La Belle Nivernaise di Alphonse Daudet (1840-1897); La Bouillie de la Comtesse Bertha e Histoire d'un casse-noisette di Alexandre Dumas (1802-1870), che peraltro dà alle stampe oltre un centinaio di opere di ogni genere, prediligendo l'avventura, intesi per un pubblico adulto ma molto amati anche dai ragazzi. Le avventure più strabilianti le inventa Jules Verne (1828-1905); egli proviene da una famiglia borghese di Nantes che lo avvia alla giurisprudenza, ma l'incontro con l'editore Hetzel cambia la sua vita; si trasferisce ad Amiens, dove conduce vita sedentaria e tranquilla che gli permette di dare alle stampe oltre 70 titoli; compie solo due viaggi: uno in Nordamerica nel 1867 e uno in Italia nel 1885. Il merito di Verne è tutto nell'aver anticipato prodigisamente molte delle invenzioni del secolo successivo: dirigibili, sottomarini, cannoni di lunga gittata, la scoperta del Polo Nord, la possibilità di andare sulla luna, e tuttavia concilia il progresso con la tradizione, esaltando le virtù del coraggio, l'entusiasmo per l'ideale, la fede e l'amor patrio. Simile la storia e la letteratura di Emilio Salgari (1861-1911), che ha il pregio di presentare ai ragazzi ciò che più di ogni cosa li appassiona: le avventure pure e semplici. La narrazione gode di uno stile veloce e pulito, senza perdersi in descrizioni o nei particolari; emergono le vitù del coraggio, della volontà, dell'ingegno. Salgari descrive con ammirevole fantasia le ambientazioni esotiche, tanto più che, a differenza di Stevenson o di Kipling, non si è mai mosso da casa. Enrico Sienkiewics (1846-1916) scrive per ragazzi un solo titolo, Per deserti e foreste, che descrive il centro Africa con una buona dose di esaltazione dei sentimenti, ma la riduzione del suo Quo vadis viene inserito in tutte le collane per la gioventù. Tanto vasta è la produzione della letteratura per ragazzi (e ragazze) sul finire dell'Ottocento, che non possiamo citare tutti gli autori se vogliamo attenerci esclusivamente ad una panoramica dei "classici".
Concludiamo il secolo menzionando il filone americano dei racconti di avventure che non tengono conto della morale puritana, detti racconti di bad boys (J.T. Trowbridge pubblica Cudjo's Cave nel 1864 e Thomas Bailey Aldrich The Story of a Bad Boy nel 1869), dal quale nascono i capolavori di umorismo di Samuel Clemens (1835-1910, Mark Twain) Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Luigi Bertelli (1860-1920, Vamba) giornalista a Firenze nei primi del Novecento, fonda due settimanali umoristici, L'O di Giotto e Il bruscolo, e nel 1906 Il Giornalino della Domenica. Scrive diversi racconti per ragazzi, di cui il più famoso è Il giornalino di Gianburrasca, che pur rifacendosi alla tradizione americana dei bad boys, non nasconde l'intento satirico verso la sua epoca.

Per le giovinette si iniziano pubblicare a cavallo tra Ottocento e Novecento i romanzi "rosa", dal colore della copertina della prima collana a loro dedicata, che in seguito starà ad indicare il genere sentimentale destinato ad un pubblico femminile anche adulto. Questo genere è assimilabile al feuilleton, il glorioso modello del romanzo del pieno Ottocento ... ma questa è un'altra storia.

E' anche molto diversa la storia della letteratura per l'infanzia del XX secolo. Esulano da questa pagina i nomi eccellenti del Novecento (alcuni dei quali elencati nelle pagine degli AUTORI) ma corre l'obbligo di citare qui almeno Pamela Travers, autrice del famosissimo Mary Poppins.



©Elena Malaguti, aprile 2009

Esopo

Giulio Cesare Croce
Adriano Banchieri

Charles Perrault
Jean de La Fontaine

M.me de Beaumont e Pietro Thouar

Comtesse de Ségur

Ida Baccini e Carlo Collodi

Emma Perodi


Per le Nursery Ryhmes
v. alla pagina
GLI ILLUSTRATORI INGLESI


Maria Edgeworth

Giacomo e Guglielmo Grimm

Hans Christian Andersen e Nathaniel Hawthorne

Charles Kingsley e Lewis Carroll

Selma Lagerloff e Matthew Barrie

Daniel De Foe e Jonathan Swift

Zenaide Fleuriot e Louisa May Alcott

Robert Louis Stevenson e Fenimore Cooper




Frances Hodgson Burnett e Harriet Beecher Stowe

Hector Malot e Edmondo De Amicis

Alphonse Daudet e George Sand

Jules Verne e Enrico Sienkiewicz

Emilio Salgari e Mark Twain

Vamba


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