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IL FEUILLETON |
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IL
ROMANZO POPOLARE DELL'OTTOCENTO
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ill. di Carlo Chiostri. Il sottotitolo reca: romanzo storico. ![]() Carolina Invernizio (1851-1916) in una fotografia giovanile La denominazione di feuilleton inizialmente indica un tipo di pubblicazione che abbina letteratura e giornalismo; è un modulo inventato dal francese Emile de Girardin che a partire dal 1836 pubblica romanzi a puntate in appendice ai giornali, ed è rivolta al popolo che dispone così di romanzi al costo del giornale. Dato il tipo di lettori, i testi (inizialmente di vario genere) presto diventano storie di tipo consolatorio e compensatorio, imperniate sulla dicotomia buoni/cattivi, e situate in ambientati degradati e squallidi. Maestro del genere è Octave Feuillet (1821-1890), con Il romanzo di un giovane povero. Dopo la seconda metà del secolo le storie variano impercettibilmente fino ad accogliere ambientazioni ricercate. Da allora, nella storia letteraria, per indicare una certa tipologia di romanzo popolare si fa risalire il termine feuilleton al nome di Feuillet, e non più alla parola feuillet (che indica il foglio di giornale).
Ottavio Feuillet, Seconde Nozze, Salani, 1904; in antiporta il ritratto dell'Autore.
Luigi Natoli |
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DAL
FEUILLETON AL ROMANZO ROSA
Abbiamo tracciato a grandi linee la struttura del romanzo popolare, da cui deriva il modello del feuilleton, il quale a sua volta origina quella vastissima letteratura popolare che va da fine Ottocento ai giorni nostri sotto il nome di romanzo rosa. Il romanzo rosa dunque assume la struttura tipica del feuilleton, dove la coppia in antitesi è sempre quella lui/lei e dove la risoluzione finale del conflitto non si ottiene con la morte di uno dei due, bensì con la riconciliazione che origina il lieto fine. Perchè se il feuilleton poteva originare finali caratterizzati da catastrofi (fisiche, morali, esistenziali), il romanzo rosa ha sempre un lieto fine. Tanto per eliminare un poco di confusione di termini, il romanzo rosa è tuttora denominato feuilleton (e pazienza se si perde la differenza) oppure romanzo d'appendice poichè usava pubblicarlo a puntate in appendice a giornali e riviste, e a seconda del gradimento dei lettori veniva in seguito pubblicato in volume. La nascita del romanzo rosa non è ovviamente definibile con una data precisa, non essendo precisi i confini del genre, anche perchè gli autori di fine secolo XIX - pur considerati di alta letteratura - possono cimentarsi nel feuilleton (un esempio per tutti, Le lys rouge di Anatole France), così come autori di romanzi popolari possono scivolare senza accorgersene nel rosa (ed è il caso di George Ohnet, soprattutto nel titolo che lo ha reso immortale, Le Maître de forges). Ma agli inizi del secolo successivo il romanzo rosa prende piede tra il pubblico femminile, sempre più ampio, e tramonta definitivamente il feuilleton. Le vicende una volta tragiche si stemperano in conflitti di stampo sentimentale, l'introspezione psicologica (tipica di un Paul Bourget) cede il posto alle descrizioni paesaggistiche, la narrazione perde di nerbo e acquista in leziosaggini. Ma il successo è strepitoso. La Francia è ancora una volta patria del romanzo rosa (v. a fianco LO SCHEMA) dove ai primi del Novecento Delly lo porta alle supreme vette della semplificazione, che si limita allo schema innamoramento/conflitto/sposalizio spesso privo di contorno. Nel Novecento appaiono anche i romanzi inglesi, di cui regina indiscussa è Elynor Glyn, ma anche l'innovativa Berta Ruck che pone in scena la dattilografa e lascia perdere conti e castelli (peraltro protagonisti borghesi si erano già avuti con le narratrici tedesche, mentre l'ambientazione nella nobiltà rimarrà nei tempi recenti appannaggio della sola Barbara Cartland). In Italia vengono prontamente dimenticate le autrici di romanzi popolari di fine Ottocento perchè il pubblico apre le braccia a Liala, autrice di regime, che si modernizza nei temini e nelle situazioni, ed è considerata la regina indiscussa del genre, tuttora ristampata. Tutte le case editrici dei primi decenni del Novecento pubblicano romanzi popolari, feuilletons e romanzi rosa, che giungono tradotti in italiano decenni dopo la loro comparsa in patria: ciò origina una certa confusione editoriale nelle collane dedicate, nelle quali si confondono allegramente i generi - e comprendiamo che all'epoca non si facessero tante sottili differenze - e dove scivola a volte un classico che, per l'argomento o per l'ambientazione storica, viene confuso col genere popolare (un esempio per tutti, Ettore Fieramosca del D'Azeglio, per non parlare de I promessi sposi del Manzoni). Ci riferiamo in particolare a Salani con la Biblioteca delle Signorine e a Sonzogno con la Biblioteca Universale. |
LO
SCHEMA DEL ROMANZO ROSA
Il romanzo rosa si definisce come tale per lo schema stereotipato del "conflitto da risovere con lieto fine", che segue alcuni modelli di diversificazione narrativa. Poichè la tipologia nasce in Francia, si ha un'ambientazione aristocratica: i comprimari possono essere letterati, artisti, militari di gran valore, pure badesse, etc., ma l'azione principale vede un lui di vecchia e solida nobiltà e una lei altrettanto dotata di quarti nobiliari (spesso impoverita). Raramente l'aristocratica convola con un non aristocratico, ma in tal caso lui è dotato di tutte le virtù, compresa un'angelica pazienza, nonché di un solido patrimonio, e lei è povera: è il caso del citato Le Maître de forges, di Le port d'attache di Léon de Tinseau, etc., dove il conflitto tra i due protagonisti sta proprio nella disparità d'origine. Più raro è il caso opposto: nulla spaventa di più la tenera madre di una mésalliance dell'erede con una fanciulla di origini borghesi, salvo perdonarle la bassa nascita quando lei si rende protagonista di un gesto eclatante atto a salvare tutta la famiglia. Un altro topos del romanzo rosa è il tradimento, ovviamente femminile (all'epoca, agli uomini pur sposati era ben permesso frequentare artiste di varietà o anche signore meno qualificate, con discrezione s'intende). A questo proposito potremmo definire feuilleton il romanzo dove il tradimento viene espletato - con finale punitivo e tragico - e romanzo rosa quello dove il tradimento viene solamente sospettato, con finale riconcliliativo. Di nuovo, la differenza è sottile, e così abbiamo un Lecomte du Nouy che si cimenta nell'uno e nell'altro schema, raggiungendo col primo vette di scabrosità che all'epoca lo tennero ben lontano dagli scaffali delle signorine per bene. Ma è Marcel Prévost il maestro indiscusso del feuilleton con pruderie, che raggiunge l'immortalità con Les demi-vierges. Il romanzo rosa è comunque mondano, nel senso che pone l'azione in quel "bel mondo" di cui possono godere solamente i nobili, che nulla fanno per vivere in quanto ben forniti di rendite, e che per passare il tempo si occupano dei castelli, delle cacce, di "ricerche storiche", riscrivono la genealogia della propria casata, e - se proprio sono dotati - dipingono o suonano il violino. Se vivono a Parigi, vanno a teatro. Nulla ci viene detto della situazione politica, della forma di governo: i romanzi rosa sono senza tempo. Quanto alla moglie del nobile, il suo scopo nella vita è di resistere alla seduzione prima, e di trovare un buon marito per la figlia poi; salvo incarnare la figura della martire quando la narrazione esige che sia perennemente distesa sulla poltrona, esangue e moribonda. E poi c'è un altro modello, quello del conflitto suscitato dal "terzo" che si incunea tra lui e lei suscitando il problema. Le tipologie variano, in quanto il "terzo" può essere un rivale, un semplice tentatore, un primo coniuge, una figlia, una persona cattiva. Se Feuillet nel suo ultimo romanzo Honneur d'artiste punisce tutti e tre i protagonisti, e Ohnet fa altrettanto in Les dames de Croix-Mort secondo la ferrea legge del feuilleton, Delly - che non concepisce il male - in L'esiliata fa sostenere tutta la parte del terzo incomodo al semplice ricordo della prima moglie (e il pensiero corre a Rebecca...). Un terzo incomodo può anche scalzare l'amore materno/filiale, come in André Cornelis di Bourget o Nous deux di Suzanne Martinon, entrambi con finale amaro, il primo poichè a tradire è la madre, il secondo poichè a tradire è il figlio. |
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IL
ROMANZO POPOLARE/FEUILLETON/ROMANZO ROSA ITALIANO
Dopo Carolina Invernizio, tutte si mettono a scrivere. E sono tante. Distinguere in queste autrici il romanzo popolare dal feuilleton non è sempre facile; e se la narrazione vira al sentimentale, non è facile distinguere il feuilleton dal romanzo rosa propriamente detto (per intenderci, quello dove trionfa l'Amore). Ciascuna di loro si è cimentata nell'uno e nell'altro. Tutte intendono produrre il romanzo sentimentale, sebbene il periodo storico entro il quale operano le portino ad interpretare in senso "borghese" il mito romantico d'amore e morte, con la difesa (ad oltranza) dei valori codificati e con il conseguente finale punitivo per ogni trasgressione. Le loro eroine sono delle vinte, abbattute dalla vita, dalla personalità preponderante dell'altro, da loro stesse perchè deboli. Alcune scrittrici tuttavia non si arrendono a questo cliché e producono opere più trasgressive, e spesso queste autrici sono più propriamente poetesse; altre ancora si dedicano in gran parte alla letteratura per l'infanzia. Si trovano elencate alla pagina: scrittrici dimenticate Un po' tutte il feuilleton, se non lo scrivono, lo interpretano con la loro propria esistenza, raggiungendo vertici di follia che le trasformano in vere e proprie eroine da romanzo. Inoltre, essendo tutte più o meno contemporanee, si conoscono bene tra di loro, collaborando spesso alle medesime testate; alcune sono amiche, altre si detestano. Abbiamo limitato la scelta ai nomi più noti - c'è anche un Nobel Prize - e soprattutto a coloro che seguono un percorso letterario ben definito, e che possono a ben diritto entrare nella storia della letteratura, nonostante siano oggi assai snobbate dalla critica; e abbiamo aggiunto qualche nome oggi dimenticato ma che a suo tempo ha avuto una certa notorietà. Semmai, in questo excursus l'intrusa è Liala per una semplice questione anagrafica, che però correva l'obbligo di inserire perchè è la regina incontrastata del romanzo rosa italiano di tutto il Novecento. La Biblioteca delle Signorine Salani i più bei romanzi rosa mai scritti TESTO: © copyright Elena Malaguti, maggio 2008 |
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