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SCRITTRICI DIMENTICATE |
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NARRATRICI
O POETESSE ACCUMUNATE DAL FEUILLETON: O NELLA VITA O NELLA LETTERATURA
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AGANOOR
POMPILJ, VITTORIA (1855 - 1910) |
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| ALERAMO,
SIBILLA (1876 - 1960) La
sua opera è strettamente legata alla biografia personale, dove
traspare il bisogno dell'affermazione di sé, la volontà
di confessione, il tormento, e soprattutto la denuncia di una società
dove la donna è considerata e trattata come "cosa". Il
suo romanzo più famoso, Una donna, di forte ispirazione
autobiografica, è oggi considerato l'unico suo testo valido. Sibilla
Aleramo godette fino a tutti gli Anni Trenta di una vastissima popolarità,
anche per i suoi indefessi contatti con il pubblico (conferenze, articoli,
interviste, e carteggi con chiunque godesse di una qualche notorietà.
Oggi sarebbe definita una 'presenzialista'). In Il frustino
(1932), decisamente autobiografico, insegue l'immagine della superdonna,
nello sforzo di trasfigurare l'esperienza erotica in qualcosa di sublime.
Lascia un episolario ricchissimo, di cui è assai noto il carteggio
con Dino Campana.
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| COSTANZI
MASI, EUGENIA (1877 - n.d.) Eugenia Masi nasce ad Ancona il 23 novembre 1877 da padre marchigiano e madre di origine polacca. Compie gli studi liceali e universitari a Firenze; collabora al Giornale dei Fanciulli diretto all'epoca da Achille Tedeschi a soli 13 anni con lo pseudonimo di ZEA MAIS. Sposa Alberto Costanzi dopo il 1902. Pubblica Le novelle di Valerio (dal nome del figlio) in un'edizione di lusso illustrata da Eduardo Ximenes. TITOLI Giacomo Costantino Beltrami e le sue esplorazioni in America (1902), Io credo che tu esageri (Cappelli e Salani, 1928), Velocità ridotta (1940). Traduce per Salani 5 romanzi di Berta Ruck: Il ponte di baci / Signore e Signora? / Se ti sposerai... / La fidanzata ufficiale / Le lettere d'amore di Rosamund Fayre (titoli derivati dal titolo originale: Salani li pubblicherà diversamente) DIAS, WILLY (1872-1956) (Fortunata Morpurgo Petronio)
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| DELEDDA,
GRAZIA (1875 - 1936) Nasce a Nuoro il 27 settembre 1875 da famiglia agiata ma compie studi irregolari in casa; eredita da uno zio prete un'intera biblioteca e si appassiona alla lettura e, di conseguenza, alla scrittura. Gli autori che la influenzano dapprima sono Dumas, Ohnet, Bourget. Pubblica giovanissima alcuni racconti su La stella di Sardegna, e tra il 1888 e il 1889 le prime novelle di argomento sardo su un giornale di mode, Ultima moda, e successivamente a Milano. L'apprezzamento dei critici la fa notare nei circoli letterari e si interessano di lei il De Gubernatis e Luigi Capuana. Nel 1895 il Bonghi scrive la prefazione di Anime oneste. Conosce a Cagliari il romano Palmiro Modesani e lo sposa, seguendolo a Roma nel 1900. Continue letture le insegnano a sfrondare le descrizioni sovrabbondanti e le troppe figure secondarie, e i romanzi assumono uno stile essenziale, scevro di commozioni personali; la sua umanità piuttosto tocca l'universale. Conduce vita ritirata, tra famiglia e lavoro, e nel 1927 questo viene premiato con il Nobel Prize. Muore nel 1936, appena terminata l'ultima opera, Cosima. L'opera di Grazia Deledda risente grandemente del percorso intellettuale personale dell'autrice, e ne risulta un impasto di moduli ottocenteschi con lo spirito del Novecento; si richiama al verismo ma anche al naturalismo francese, e per certe problematiche conflittuali con il senso religioso, per il senso di colpa che grava sui personaggi, per il lirismo descrittivo, si avvicina al decadentismo, di cui vate indiscusso è D'Annunzio, tanto che al grande maestro viene accostata da alcuni critici. Sarà il Sapegno a ricollocarla a posteriori nella sua vera cornice del verismo, riconoscendole un lirismo ingenuo e non decadentistico, che si rappresenta nelle figure morali e nela moralità superstiziosa della Sardegna più arcaica. TITOLI Sangue sardo (1888), Remigia Helder (1888), Memorie di Fernanda (1888), La pesca miracolosa (1889), Il castello di San Loor (1889), Nell'azzurro (1890), Stella d'Oriente (1890), Amore regale (1891), Fior di Sardegna (1892), Anime oneste (1895), La via del male (1896), Il tesoro (1897), L'ospite (1897), La giustizia (1899), Le tentazioni (1899), Il vechhio della montagna (1900), La regina delle tenebre (1902), Dopo il divorzio (1902), Elias Portolu (1903), Cenere (1904), Nostalgie (1905), I giuochi della vita (1905), L'ombra del passato (1907), L'edera (1908), Il nonno (1908), Il nuovo padrone (1910), Sino al confine (1910), Nel deserto (1911), Colombi e sparvieri (1912), Chiaroscuro (1912), Canne al vento (1913), Le colpe altrui (1914), Il fanciullo sconosciuto (1915), Marianna Sirca (1915), L'incendio nell'oliveto (1918), La madre (1920), Il segreto dell'uomo solitario (1921), Il Dio dei viventi (1922), Il flauto nel bosco (1923), La danza della collana (1924), La fuga in Egitto (1925), Il sigillo d'amore (1926), Annalena Bilsini (1927), Il vecchio e i fanciulli (1928), La casa del poeta (1930), Il paese del vento (1931), La vigna sul mare (1932), Sole d'estate (1933), La chiesa della solitudine (1936), Cosima (1937). |
Grazia Deledda con la nipotina Mirella |
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| GUGLIELMINETTI,
AMALIA (1885 - 1941) Nasce a Torino il 5 aprile 1885 da una famiglia dell'alta borghesia di antiche tradizioni, reagisce alla rigida educazione assumendo atteggiamenti di indipendenza e cercando una via per l'affermazione personale. La trova cimentandosi nelle belle lettere; esordisce appena diciottenne con un volume di versi, Voci di giovinezza (1903), che ricalcano quelli del Carducci. Frequenta il circolo di cultura torinese dove vi sono anche Carola Prosperi, Salvator Gotta, Mantovani, De Amicis; nel 1907 conosce Guido Gozzano con il quale non esita ad intrecciare una relazione, che desta enorme scalpore. Ma ancor di più ne fece la relazione con Pitigrilli, da par suo in odore di peccato, che nel 1921 le dedica Cocaina con le parole: "Ad Amalia Guglielminetti, istrice di velluto" e che la influenza non poco. La relazione è tormentata e finisce in recriminazioni, tanto che Amalia viene presa da mania vendicativa, e viene ricoverata in una clinica. Da questa esperienza esce minata nello spirito come nel fisico. Sparita dalla scena letteraria, muore durante la seconda guerra mondiale, cadendo dalle scale di casa sua, il 4 dicembre 1941. Pubblica poesie dove le figure femminili sono plasmate su quelle dannunziane e insofferenti ai vincoli sociali, obbedienti solo ai propri impulsi; nei romanzi invece questo furore si stempera e si opacizza. Nel 1924 il romanzo Quando avevo un amante ottiene persino un processo per oltraggio al pudore. Scrive ancora racconti per ragazzi, collabora a La stampa e La donna. Nel 1909 fonda la rivista Seduzioni, quasi un manifesto dell'estetismo decadente. La relazione con Gozzano, sfociata in seguito in affettuosa amicizia, ha dato come risultato un carteggio, pubblicato nel 1951, che la riscatta in qualche modo dai cliché utilizzati nella produzione letteraria. Di questi cliché sa bene la critica contemporanea, che tuttavia la incensa come una delle migliori autrici. All'uscita di Anime allo specchio un'intera pagina su L'Illustrazione Italiana a firma Giacinto Cottini la definisce "giovane e squisita novellatrice [che] considera l'amore come l'ara luminosa e affascinante, donde discendono tutte le roventi scie dell'esistenza" dotata di quella "chiara sicurezza e il fiero sforzo con cui ella sa conseguire l'unità nella molteplicità" (vale a dire che scrive sempre le stesse cose); e ancora: "un'atmosfera rovente circonda tutte le figure ond'è animato [il testo] e che è proprio quest'atmosfera l'anima dell'autrice" arrivando ad affermare che per questo motivo persino Goethe l'avrebbe lodata; e conclude con: "A. G. ha preso il suo posto nella letteratura nazionale, ed è un posto fra i primi, fra i più invidiabili". Peccato che non fosse vero; tant'è che costretta a sbarcare il lunario finirà per fare pubblicità (in questo, antesignana di ciò che sarà invece la moda corrente a fine secolo per vip e vippini). TITOLI Poesia: Voci di giovinezza (1903), Le vergini folli (1907), Le seduzioni (1909), Emma (poesie dedicate alla sorella morta, 1909), L'insonne (1913), I serpenti di Medusa (1934). Per il teatro: L'amante ignoto (1911), Nei e cicisbei (atto unico in versi e prosa, 1917), Il baro dell'amore (tre atti, 1920), L'idoletto prezioso (1924), Gingilli di lusso (1927), Una donna eccezionale (1930). Narrativa: I volti dell'amore (1913), Anime allo specchio (novelle, 1916), Gli occhi cerchiati d'azzurro (1918), Le ore inutili (1919), La porta della gioia (1921), La rivincita del maschio (1923), Quando avevo un amante (1924), La carriera dei pupazzi (1925), Il pigiama del moralista (1927), Tipi bizzarri (1931). Per ragazzi: La reginetta Chiomadoro (1921)
Amalia
Guglielminetti nel celebre ritratto di M. Reviglione
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Amalia
Guglielminetti nella pubblicità del Proton
su Illustrazione Italiana, 1926 ![]() Amalia Guglielminetti ![]() Pitigrilli (Dino Segre, 1893 - 1975) (source photo: Wikipedia) |
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| JOLANDA
(1864 - 1917) Maria Majocchi nasca a Cento (Bologna) il 23 aprile 1864 da Antonio (1831-1907) e Lavinia Agnoletti (1839-1911), donna di cultura, amante della musica, e che tiene un salotto. La famiglia è antica, colta e prestigiosa, e tuttavia non si trova più in floride condizioni economiche. Il padre Antonio, moderato liberale, laureato in legge all'Università di Bologna, è consigliere comunale e per un certo periodo Sindaco di Cento. Tre sono le figlie: Gabriella (1867-1941), Clementina Laura (1866-1945) e Maria. Vengono istruite in casa, come usa all'epoca (anche perchè v'era una fornitissima biblioteca avita, ricca di incunaboli), ma in maniera sistematica e con un ottimo indirizzo artistico e musicale. Le viene dato un precettore di italiano tre volte la settimana e una maestra di lavoro. All'uscita dei primi numeri di Cordelia del De Gubernatis (di cui Maria diverrà reponsabile nel 1911 dopo Ida Baccini), il padre stesso la spinge a scrivere al giornale, tanto che un suo raccontino firmato "Margheritina" esce sul numero 15 (12/2/1882) per la rubrica "palestra delle giovinette". Chiamata a collaborare al periodico, si firma Jolanda, in onore di Giuseppe Giacosa. Sposa l'8 dicembre 1884 il marchese Ferdinando Plattis, ma questi muore prematuramente il 5 maggio 1893 dopo breve malattia (come del resto il fratello). Sola con il figlio Giovanni Battista (Gino), e in una certa necessità finanziaria, inizia a scrivere anche per mantenersi, ma il suo lavoro è sinceramente pervaso della passione dell'educatrice, soprattutto quando, direttrice di Cordelia, si rivolge alle giovanette; tuttavia è l'unica, nel panorama delle Autrici di questa pagina, che non scrive anche libri per bambini ma solo romanzi per adulti (adulte). Salvo brevi periodi nella villa di campagna detta La Giovannina, costruita ai primi del Cinquecento dai Bentivoglio e al tempo di proprietà dei marchesi Plattis, trascorre tutta la vita a Cento, dove muore l'8 agosto 1917. TITOLI Iride (1893), Il libro dei miraggi (1894), Dal mio verziere (saggi, 1896), Nel paese delle Chimere (1897), Le Tre Marie (1898), La rivincita (1899), Sotto il paralume color di rosa (1900), Alle soglie d'eternità (1902), Le indimenticabili (1905), Dopo il sogno (1906), Lettere a Lydia (1908), Le ultime vestali (1908), Il crisantemo rosa (1908), Accanto all'amore (1909), Prato fiorito (1911), La perla (1916). Inoltre: Amore silenzioso (novelle, 1908), poemetti e fantasie (1918), Eva Regina (famosissimo manuale per signore, 1907). |
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| LIALA
(1897 - 1995) Amalia Liana Negretti Odescalchi nasce a Carate Lario sul lago di Como il 4 marzo 1897; sposa giovanissima Pompeo Cambiasi, a lei maggiore di parecchi anni, dal quale avrà due figlie, Primavera e Serenella. Il matrimonio non è felice e Liana si innamora di un ufficiale pilota, il marchese Vittorio Centurione Scotto (1900-1926), che però muore tragicamente inabissandosi nel lago di Varese con proprio idrovolante (era nella squadra di Italo Balbo). Da questa tragedia scaturiranno i melodrammi della scrittrice, che vedrà nella figura dell'aviatore (un cliché dei suoi eroi) il suo amore perduto. E' D'Annunzio a suggerirle di cambiare il nome in Liala, "perchè ci sia sempre un'ala nel tuo nome". Non ci voleva altro per lanciarla. Il primo romanzo esce nel 1931, Signorsì, ed ha un immediato enorme successo. Stabilitasi a Venegano, vicino a Varese, trascorre l'esistenza scrivendo più di un centinaio di romanzi. Muore il 15 aprile 1995. Nel 2007 la figlia Primavera ha curato l'edizione dell'ultimo romanzo di Liala, rimasto incompiuto nel 1972 a causa dell'improvvisa cecità della scrittrice, uscito con il titolo Con Beryl, perdutamente. I titoli di Liala sono continuamente ristampati e godono di altissime tirature. TITOLI L'ora placida (1933) L'arco nel cielo (1934) Fiaccanuvole (1935) Peregrino del ciel... (1937) Brigata di ali (1937) Sotto le stelle (1940) Il tempo dell'aurora (1941) Farandola di cuori (1938) Donna Delizia (1940) .... |
![]() Liala (Amalia Negretti Odescalchi) |
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| LUANTO,
REGINA DI (1862 - 1914) Anna Guendalina Lipperini nasce a Bologna nel 1862; passa dei periodi a Firenze e a Milano. Sposa il conte fiorentino Alberto Roti e dal nome Guendalina Roti trae l'anagramma Regina di Luanto. Nella vita si fa chiamare semplicemente Anna Roti. Si separa presto poichè il suo atteggiamento libero contrasta con la tradizione della famiglia. Collabora a riviste letterarie, compresa La Donna di Torino, sulla quale scrivevano un po' tutte queste autrici di feuilleton a cavallo del secolo. Esordisce nel 1890 con Acque forti, e suscita l'attenzione della critica (Cecchi) e in seguito pubblica nella "Biblioteca Romantica Italiana" della casa editrice Roux di Torino; nelle numerose opere analizza il conflitto tra desiderio e ordine sociale, descrivendo quell'ambiente dell'alta società da lei frequentato tra Firenze e Roma con occhio sensibile e anticonformista. Muore a Milano nel 1914. TITOLI Acque forti (1890), Salamandra (1892), Ombra e luce (1893), La scuola di Linda (1894), Un martirio (1894), Libera! (1895), Tocchi di penna (1898), Gli agonizzanti (1900), La servetta (1901), Il nuovissimo amore (1903), Per il lusso (1912), Le virtuose (1912). |
![]() Regina di Luanto (Contessa Anna Roti) |
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| MARCHESA
COLOMBI (1846-1920)
Maria Antonietta Torriani, moglie del giornalista Eugenio Torelli-Viollier direttore del Corriere della Sera |
![]() Marchesa Colombi |
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| NEGRI,
ADA (1870 - 1945) Nasce a Lodi il 3 febbraio 1870 da Giuseppe e Vittoria Cornalba, nel palazzo Barni-Cingia dove la nonna fa la custode ed è stata cameriera della cantante Giuditta Grisi sposata al conte Barni. Orfana di padre, la madre compie sforzi immensi per poterla mandare a scuola. E' maestra nelle scuole medie di Motta Visconti ma scrive anche su giornali e riviste. Esordisce con un volume di poesie, Fatalità (1892), che hanno un grande successo, tanto che le viene attribuito dal Ministro dell'Istruzione pubblica il titolo di docente ad honorem in un istituto superiore di Milano. Qui si lega di amicizia con Ettore Patrizi con il quale si fidanza nel 1893, ma lui parte per l'America e tra i due vi sarà solo una corrispondenza lunga di anni (dal 1893 al 1896, e dal 1914 al 1941). Frequenta l'ambiente socialista e conosce Filippo Turati, Benito Mussolini e Anna Kuliscioff. Nel 1893 vince il "Premio Giannina Milli" per la poesia. La sua poetica si volge ai temi sociali, tanto da farla definire "la poetessa del Quarto Stato" (un po' come la Sperani negli stessi anni e sempre a Milano fa con la narrativa). Del resto la Negri si interessa al sociale attivamente, battendosi a favore dei poveri (è co-fondatrice dell'Unione Femminile, e pronuncia il discorso inaugurale dell'Asilo Mariuccia nel 1902). Nel 1896 sposa Giovanni Garlanda, dal quale ha due figlie, Bianca e Vittoria, quest'ultima morta in fasce. Il matrimonio non regge più, e la separazione avviene nel 1913, dopo di che la Negri passa un lungo periodo a Zurigo prima di rientrare definitivamente a Milano allo scoppio della guerra. Le sue vicende personali inevitabilmente influenzano le sue opere, soprattutto nella narrativa, ma anche Il libro di Mara (in morte di un amante) è autobiografico; alla sua uscita nel 1919 Gino Rocca la definisce "la più nostra e la più moderna fra le scrittrici d'Italia". Nel 1931 fu insignita del "Premio Mussolini" per la carriera. Muore a Milano l'11 gennaio 1945. TITOLI Poesia: Fatalità (1892), Tempeste (1894), Maternità (1906), Dal profondo (1910), Esilio (1914), Orazioni (1918), Il libro di Mara (1919), I canti dell'isola (1925), Vespertina (1930), Il dono (1936) Narrativa: Le solitarie (novelle, 1917), Stella Mattutina (1921), Finestre alte (1923), Le strade (1926), Sorelle (1929), Di giorno in giorno (1936), Erba sul sagrato (1939). |
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| PROSPERI,
CAROLA (1883 - 1975) Nasce a Torino nel 1883; diplomata, insegnante elementare, collabora al Corriere dei Piccoli, alla Stampa di Torino di cui è caporedattore il marito, è pubblicista della rivista La Donna. Pubblica le prime novelle nel 1905 e si afferma con La paura d'amare, che vince il Premio Rovetta. Gode dell'apprezzamento di critici come Borgese e Cecchi per una vena intimista del quotidiano e del privato, soffuso di sottile alienazione. Frequenta l'ambiente letterario dell'epoca, è amica della Guglielminetti e apprezza molto l'Aleramo. Ella stessa viene lodata da Guido Gozzano. E' assai longeva, e ciò le permette in tarda età di redigere con conoscenza di causa e memorie di prima mano alcune biografie di donne celebri (Le grandi enigmatiche). Pubblica anche Un ricordo di Guido Gozzano. TITOLI La profezia (novelle, 1909), La paura d'amare (1911), Il cuore in gioco (1911), La nemica dei sogni (1914), L'estranea (1915), Vocazioni (1919), La casa meravigliosa (1920), Tormenti (1921), La felicità in gabbia (1921), L'amore di un'altra (1922), Una storia appena cominciata (1923), Tempesta intorno a Lyda (1931), Agnese, amante ingenua (1934), Il secondo amore (1934), La donna forte (1935), Amanti nel labirinto (1937), Rose bianche (1938), L'indifesa (1940), La maschera d'amore (1941), La sua sconosciuta (1941), Incomprensibile cuore (1942), Regina di cuori (1943), Graziella (1943), Ho guardato nel tuo cuore (1943), Qualcuno ti attende (1944), (La colpa segreta, 1947), ed altri nel dopoguerra. Per l'infanzia: Attraverso un velo, Il naso rivelatore, Il Natale di Clarina, Il piccolo sonatore ambulante, La catenella d'oro, Lontano, Un'eredità (1899); Che bel viaggio!, Il minuetto di Lulù, Le avventure di Carboncino (1910); Tre fiabe (1912), La storia dell'ochina nera (1918), Storia del cavalier Grifù che una volta c'era e adesso non c'è più (1920), Il più felice bambino del mondo (1921), Reucci e fatine al chiaro di luna (1923), Codaditopo (1930). |
![]() Carola Prosperi in una foto giovanile e, a ds., nel 1938 |
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| SAN
GIUSTO, LUIGI DI (1865 - 1936) Luigia Gervasio nasce a Trieste il 4 febbraio 1865 da Luigi e Anna Kumar; frequenta l'Istituto Magistrale, e subito si mette ad insegnare. Sposa Vito Macina in Puglia, dove insegna per un po', poi viene trasferita a Torino. Nel 1888 vince un concorso indetto dalla Gazzetta del Popolo con due romanzi, Due donne e Il segreto di Donna Graziella. E' madre di tre figli, morti tutti in giovane età. Collabora a riviste e giornali con articoli di ogni genere, dalla critica letteraria e teatrale alla politica. Collabora anche al Giornalino della Domenica di Vamba. E' poetessa e narratrice, ma tiene anche conferenze e legge in pubblico. Si narra che una volta a Roma fosse applaudita persino da Goethe. Dalla sua professione apprende lo studio dei caratteri giovanili, che spesso traccia nei suoi romanzi. Ha una conversazione brillante per cui viene apprezzata nei salotti e nei circoli letterari. Lei stessa tiene salotto, dove riceve fra gli altri Gozzano e la Guglielminetti. E' un peccato che si abbiano di lei solo fotografie in bianco e nero, poichè era dotata di una splendida capigliatura fiammeggiante. Scrive su giornali e riviste e propone la creazione di una associazione femminile di giornaliste a tutela della categoria, dal momento che all'epoca i giornalisti maschi non riconoscevano le giornaliste femmine come colleghe ma solo come scrittrici (è un problema che dovette affrontare anche la Serao) ma viene inesorabilmente bocciata. Tuttavia la sua voce si fa sentire: è volitiva di carattere, professa un vero scetticismo, è femminista. Nel 1901 pubblica il romanzo Fede, dedicato alla Serao, e nel 1905 cura le Memorie di Linda Murri, a seguito del noto fatto di cronaca bolognese di cui tutta Italia parlerà per anni e decenni. Traduce testi per l'infanzia, ma anche la Storia di Roma del Mommsen, Elegie e Viaggio in Italia di Goethe. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è interventista e all'avvento del Fascismo sposa con entusiasmo la nuova politica (diversi sono i libri di lettura per le scuole dove professa l'uno e l'altra). Muore nel 1936. TITOLI Un vinto (1894), Nennella (1895), L'errore (1896), La maestra bella (1901), Fede (1901), Un naufragio nella vita (1908), La bella dormente nel bosco (1908), Gaspara Stampa (saggio biografico, 1909), Storia d'una famiglia ebrea durante il primo anno della Guerra Mondiale (1926), Sette fontane (novelle e versi). |
![]() Luigi di San Giusto |
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| TARTUFARI,
CLARICE (1868 - 1933) Nasce a Roma il 14 febbraio 1868 da Giulio Gouzy e dalla contessa Maria Luisa Servici; a tre anni rimane orfana di entrambi i genitori e viene allevata dal nonno materno, in campagna in provincia di Pesaro. Per la sua istruzione si reca a casa un frate, due volte la settimana. A 12 anni viene condotta in città, dove non sopporta la limitazione di libertà che la vita cittadina comporta. Giovanissima, si sposa e si stabilisce a Roma. Debutta dapprima con la poesia (Versi, 1894 e Vespri di maggio, 1896) e poi con il teatro, con risultati non eccelsi; in genere la sua produzione è più apprezzata in Germania che in patria. Nel 1909 esce Il miracolo, un romanzo, e nella narrativa ha più fortuna; viene persino apprezzata da Benedetto Croce e gode di buone recensioni di Luigi Russo. Muore a Bagnore di Monte Amiata (Grosseto) il 2 settembre 1933. TITOLI Roveto ardente (1905), Il volo d'Icaro (1908), Fungaia (1908), Il miracolo (1909), Eterne leggi (1911), Il giardino incantato (1912), L'albero della morte (1912), All'uscita dal labirinto (1914), Quello che paga (a puntate sull'Illustrazione Italiana, 1915), Rete d'acciao (1919), Il dio nero (1921), Il mare e la vela (1924), La nave degli eroi (1927), lampade nel sacrario (1929), L'imperatrice dei cinque re (1931), Ti porto via! (1933). |
![]() Clarice Tartufari |
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| VERTUA
GENTILE, ANNA (1845 - 1926) Anna Vertua nasce a Dongo sul lago di Como il 30 maggio 1845 (*) ma vive poi molti anni tra Lodi e Codogno; esordisce giovanissima nel 1868 con Letture giovanili per fanciulle e pubblica incessantemente novelle, romanzi, racconti, commedie, raccolte di consigli per fanciulle e giovani spose. Sposa Iginio Gentile (morto nel 1893), professore di storia all'Università di Pavia, che le darà un figlio, Tullio, che muore prematuramente. Riceve incarichi di ispettrice scolastica e collabora a riviste per ragazzi. Per la casa editrice Hoepli cura la parte femminile della collana "Italia Giovane" (1891-1896). Purtroppo si sente l'intento moralistico e didattico (ad es. Letture educative per fanciulle, 1896, oppure Donnine di domani: nozioni di doveri e diritti per la IV classe elementare, 1907), per cui è ignorata dalla critica, sebbene ottenga un deciso successo tra il pubblico femminile. Le sue opere non sono mai genuine, a volte ricalcano i modelli di Carolina Invernizio, a volte quelli romantici. Collabora a Cordelia, frequenta l'ambiente letterario del suo tempo, è amica intima della marchesa Colombi, che scrive a sua volta sulla rivista milanese Natura ed Arte. Fonda il giornale La fanciullezza italiana. Famoso rimane Il romanzo di una signorina per bene (1897) dedicato alla sorella Antonietta. E' autrice di un famoso galateo, Come devo comportarmi (1890), e L'arte di farsi amare dal marito. Nel 1915 compone un Nuovo teatrino per le marionette, con alcune commediole da recitare in famiglia. Muore il 23 novembre 1926. Il Comune di Codogno (LO), dove è sepolta nella tomba di famiglia, ha istituito un "Premio Letterario Anna Vertua Gentile" giunto nel 2008 alla sesta edizione. (*) Nella maggioranza delle biografie si dice 1850. TITOLI Come dettava il cuore (1878), Storia di una bambola (1883), Fra i monti (1884), Tonino (1885), Silvana (1886), Nora (1888), Fra i piccini (1889), In collegio (1890), Fra i campagnoli (1893), L'odio di Rita (1894), Cuor forte e cuor gentile (1898), Vittima del lavoro (1899), La potenza della bontà (1912), Albertina (1913), Voce dell'esperienza (1913), Fantasiosa (1914), Ida atrice (1914), Toni generoso (1914), Di sopra i tetti (1915), Giulietta e Silvia (1915), Bucaneve (1916), Angolo romito (1918), Il figlio della frana (1919), La casa della scogliera (1920), Castellaccio (1924), In cerca di fortuna (1928), Le due cugine (1930). |
![]() Anna Vertua Gentile
Anna Vertua Gentile, Cuor forte e gentile, Hoepli, 1920 illustrazioni di A. Mauzan |
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| FOTOGRAFIE: Le fotografie marcate "copyrighted" in questa pagina sono state gentilmente concesse da: Fondo di Ricerca Storiografica Brandolini-Morgagni - Sezione Archivio Fotografico e non sono riproducibili senza autorizzazione TESTO: © copyright www.letteraturadimenticata.it, febbraio 2011 |
C'è
un'altra famosissima "scrittrice" che scrittrice non è,
avendo lasciato solo alcune poesie di genere personale. Ha avuto una
vita degna di un feuilleton, e infatti la sua vita è stata raccontata
in romanzi, biografie, e una serie di film che vengono continuamente
riproposti al pubblico. |
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