poetesse

GIANNINA MILLI



Dati biografici

Famosissima per tutto l'Ottocento negli ambienti colti letterari ma anche mondani, Giannina Milli sarebbe stata una normale donna di cultura della sua epoca - maestra, pedagogista, o altro - se non avesse avuto in dono una capacità rara: quella di improvvisare, senza tentennamenti, dei perfetti sonetti in metrica classica o anche poesie in quartine a rima alternata, con i quali esprimeva il suo pensiero, spesso profondo, su qualsiasi argomento: politico, letterario, sociale, salottiero. Giannina Milli nasce a Teramo nel 1825, dove le viene impartita la normale istruzione riservata alle bambine, quella casalinga, ma ebbe anche buoni maestri. Dal 1850 inizia a viaggiare per l'Italia, sempre rigorosamente accompagnata dalla madre, perchè la sua rara dote si era già espressa e la sua fama aveva iniziato a propagarsi. Vince una quantità di primi premi, genericamente medaglie d'oro. Accolta entusiasticamente in tutti i migliori salotti della penisola - a Milano nel celebre salotto della contessa Maffei, a Napoli in quello di Laura Beatrice Oliva - ed ammirata negli ambienti letterari, tanto che viene invitata nelle cosiddette "accademie" dove si produce in saggi di poesia estemporanea, Giannina Milli "parla in poesia" per tutta la vita. Sposa nel 1876 Ferdinando Cassone, il quale si sposta di città poiché nominato Provveditore agli Studi, il che favorisce la continuità della carriera letteraria di questo curioso personaggio del nostro Risorgimento, fautrice dell'unità nazionale e per questo osteggiata dallo Stato Pontificio, nel quale era proibita la diffusione delle sue poesie. Giannina Milli è stata anche ispettrice didattica, carica di sapore onorifico più che gerarchico in quel periodo, poichè si offriva alle personalità letterarie più che alle insegnanti di carriera (come successe ad Erminia Fuà Fusinato o Ida Baccini). Trasferita definitivamente a Firenze, qui muore nel 1888. Di lei parlarono in tanti: Raffaello Barbiera nei suoi volumi di ricordi risorgimentali, De Amicis nel suo Un salotto fiorentino del secolo scorso, pubblicato su L'Illustrazione Italiana, e soprattutto i giornali dell'epoca.
(Per una biografia completa si rimanda al sito www.storia.unina.it/donne/invisi/profili/milli.htm)

Il Premio Giannina Milli

Per permetterle di dedicarsi interamente alla poesia, le donne di ogni parte d'Italia si organizzarono e fondarono una "Isituzione Milli" tramite la quale le fu assegnata una rendita vitalizia; alla sua morte si volle continuare la tradizione e intitolare a Giannina Milli un prestigioso premio, consistente nel medesimo vitalizio, regolato da un rigido Statuto e presieduto dal Presidente dell'Accademia dei Lincei, da assegnarsi a quella "donna in Italia che abbia, come la Milli, già illustrata la Patria con opere di ingegno preclare, e non sia altronde fornita di sufficienti mezzi di decoroso sostentamento". Come è noto, nel 1893 vi fu una gara tra Ida Baccini e Ada Negri per l'assegnazione del prestigioso premio, dove vinse la Negri facendo dolere lungamente la Baccini, che versava in effetti in miserevoli condizioni economiche. Naturalmente l'assegnazione privilegiava colei che avesse "congiunto insieme la genialità dell'arte e un elevato intendimento morale ed educativo", e in caso di mancata assegnazione il premio si doveva "erogare a sussidio di due o più giovinette di non comuni speranze negli studi letterari o scientifici". Ada Negri vinse il "Premio Milli" quando era ancora nubile e giovane, per cui la commissione decretò che l'assegno fosse di lunga durata ma non vitalizio, in quanto le condizioni economiche della Negri, al momento della vincita "figlia di una povera popolana che per educare la figlia agli studi ha logorata la vita nell'opificio", avrebbero potuto con il tempo variare, e pure la sua "vita severamente vissuta".

Una poesia

In una lettera datata 4 aprile 1858 diretta a Padre Borgogno in Roma, dove il Padre Somasco, letterato e liberale, diffondeva le poesie della Milli nonostante la proibizione del governo pontificio, Giannina Milli invia una poesia "pei singolari onori ricevuti il 18 marzo 1858 dalle donne gentili e dai cortesi signori in Firenze" improvvisata a segno di ringraziamento per una serata in casa Peruzzi, dove aveva ricevuto in dono due finimenti: uno d'oro con orologio, l'altro in pietre dure di Firenze. Ecco la poesia:

D'aurei monili, onde ogni donna è vaga,
Io di fregiarmi fui sempre ritrosa,
Chè quest'umile e ardente anima è paga,
Sol quando in meste fantasie si posa.

Per me vedran da questo dì le genti
Di gemme e d'or leggiadramente ornata,
E nel segreto mio, pe' miei concenti
Iddio lodando, mi terrò beata.

Beata sì, non di fuggevol gloria
Pel verso, che creò ratto il pensiero,
Ma dell'affetto e della pia memoria
Onde a lungo tra voi viver io spero.

Nè senso fia di vanità che ognora
Renderà questi fregi a me diletti;
Ma il pensier che li offria l'inclita Flora,
Premio cortese a' miei poveri detti.

Deh! perchè fioco e disadorno il canto,
Più del costume del mio labbro vola?
Ah! se il cor si commove, è spesso il pianto
Interprete miglior d'ogni parola.