libri e giornali per ragazzi

ILLUSTRATORI M-R

MAGNI, GIUSEPPE (1869 - 1956)

Nasce a Pistoia nell'aprile 1869. Frequenta l’Accademia di Firenze, dove segue gli insegnamenti di G. Ciaranfi, A. Ciseri, G. Fattori. Esordisce nel 1889 alla Società di Belle Arti fiorentina con l'opera "Studio dal vero". Vicino, nelle opere giovanili, ai modi del naturalismo toscano, viene definito un pittore post macchiaiolo di corrente tradizionalista. Preferisce i ritratti e soggetti contadini e scene di genere, e si avvicina al verismo affrontando prevalentemente il tema della madre con bambini come nell'opera "Ave Maria", presentata nel 1912 al concorso Alinari e premiato con la medaglia d’oro all'Esposizione Donatelliana di Livorno. Nel 1914 ottiene la medaglia d’argento dalla Società di Belle Arti di Firenze, e nel 1916 ottiene la medaglia d’oro. Nel 1919 gli viene assegnata la cattedra di disegno all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Forse per rimpinguare lo stipendio non disdegna la produzione di cartoline, e chissà come illustra qualche libro, forse su specifica richiesta di Bemporad. Questi si era trovato fra le mani un testo esplosivo, il Pinocchio di Collodi, inizialmente sottostimato, tanto che nella prima edizione aveva affidato le illustrazioni allo sconosciuto Enrico Mazzanti, forse solo per il fatto che era suo vicino di casa, che lavorava principalmente con xilografie e solo all'ultimo raffinandosi con l'utilizzo di papier procédé. Alla decima edizione, nel 1894 (morto l'anno prima il Mazzanti), Bemporad chiese dunque a Magni di rifare alcune vignette un po' approssimative, in specie quelle paesaggistiche, e il testo apparve con la firma dei due illustratori fino a tutto il 1897 (ormai alla 18a edizione); nel 1901 Bemporad lascia anche Magni e chiede a Chiostri, pittore emergente, di illustrare il testo. Sempre nel 1894 Bemporad gli affidò le illustrazioni per Il segreto di Pinocchio di Gemma Mongiardini Rembadi, una delle tante pinocchiate che stavano proliferando, editato nella Biblioteca Azzurra. Magni tuttavia ritenne giusto di raffigurare il suo Pinocchio per il testo della Mongiardini Rembadi sul modello di quello del Mazzanti.
Muore a Firenze nel 1956.


Mongiardini Rembadi, Il segreto di Pinocchio, Bemporad,
il Pinocchio di Giuseppe Magni



Mongiardini Rembadi,
Il segreto di Pinocchio,
Bemporad, 1894
Oltre ad ill. interne al testo,
Magni disegna anche i capilettera




MAGNI DUFFLOQ, ENZO (1914 - 1981)

Pseudonimo: Ingam (il cognome letto a rovescio, ma per alcune collaborazioni anche Gamin, sempre un anagramma del nome, utilizzato nel significato francese di "monello"). Nasce a Milano il 2 marzo 1914; esordisce nel 1932 illustrando per Vallardi; nel 1938 pubblica illustrazioni umoristiche sulla rivista Il Milione di Cesare Zavattini firmandosi Enzo Magni D. Come fumettista esordisce nel 1945, firmandosi Ingam, con la serie "Jak Fumo" per le Edizioni Librarie Italiane, in seguito dà vita a serie di genere avventuroso come Aquila Bianca e Capitan Mistero, e infine nel 1948 (insieme con Gian Giacomo Dalmasso che scrive i testi) inventa il suo personaggio più famoso, Pantera Bionda, una protagonista vagamente osé di una serie a fumetti pubblicata per oltre un centinaio di numeri fino al 1950. Dal 1951 al 1953 illustra i 180 fascicoli del romanzo a puntate "Cuore garibaldino" di Dino De Romanis edito dalla Editrice Eccelsa, e negli anni Sessanta disegna fumetti per adulti come Helga e Calamity Jane, alcuni album di Nembo Kid, ma non trascura il vecchio genere western come Penna di Falco, Tom Mix e altri. Lavora sino alla fine: il suo ultimo fumetto, Gun Flint, viene pubblicato nel 1981. Per l'editoria illustra una miscellanea della letteratura per ragazzi: copertine, gli albi di Salgari nelle ristampe di Cartoon Museum, le edizioni musicali Ricordi. Muore a La Spezia il 20 febbraio 1981.

Illustrati da Enzo Magni Duffloq:


Andersen, La più felice (novelle), Paravia, 1937, nella Collana di Bei Libri
Pollicino: su tre dischi infrangibili Durium, 1945, testo di Maria Tibaldi Chiesa, musiche di Mario Mariotti, figurazioni di Enzo Magni
Albi Salgari. Tra gli accertati: La città del re lebbroso, I pirati del fiume. La città dell'oro, Cartoon Museum, 1972



Il n. 34 di Pantera Bionda
del 1949
Andersen,
La più felice,
Paravia, 1937
cover di Ezo Magni Duffloq


MARFORI SAVINI, FILIPPO (1877 - 1952)

Nasce a Urbania (Pesaro) nel 1877 da Luigi e Marietta Gigli (sposi l'anno prima). La famiglia è abbiente, il nonno, cav. Ercole, muore nel 1893 e riceve solenni onoranze funebri, anche un'orazione poi pubblicata; Luigi ha una sorella, Camilla, che nel 1879 sposa il prof. avv. Francesco Raffaelli. Ad Urbania esiste una via intitolata "Marfori Savini". Filippo frequenta l'Accademia di Belle Arti a Firenze, dove si perfeziona sotto Giuseppe Ciaranfi, che dal 1876 deteneva la cattedra di Pittura, poi si trasferisce a Napoli per seguire i corsi di Domenico Morelli (come tanti altri). Tornato a Firenze, apre uno studio in via Mannelli e inizia la carriera pittorica con ritratti e paesaggi, che espone a Roma, Napoli, Torino, Milano, Venezia, in seguito anche a Parigi, Monaco, Londra. Nel 1914 fonda a Firenze, dove risiede stabilmente, l'Accademia Internazionale di Pittura, Incisione, Xilografia e Acquaforte e ne è insegnante; e gli viene conferita la medaglia d'argento dalla Società di Belle Arti fiorentina. Sue personali a Firenze nel 1929, a Genova nel 1932, a Milano nel 1942; a Livorno espone insieme ad altri nel 1929 e nel 1934. E' anche incisore di buona fama. Nel 1928 espone alla Terza Mostra d'Arte Pura e Decorativa Marchigiana (Pesaro) con una sala dedicata, dove espone 32 tra xilografie, acquaforti e puntasecca. Illustra per l'editoria, ma non molto, sia per adulti sia per l'infanzia; occasionalmente illustra qualche cartolina, soprattutto di genere aulico e patriottico. Muore a Firenze, sua patria di elezione, nel 1952.

Illustrati da Filippo Marfori:

E. Provaglio, La fata delle bambole, Biblioteca Salani Illustrata, 1904
A. Assolant, Il regno di Pulcinella, Biblioteca Salani Illustrata, 1904 (trad. di Albertina Palau)
E. Provaglio, Le novelle della befana, Biblioteca Salani Illustrata, 1904
A. Assolant, Storia fantastica del celebre Pierrot narrata dal mago Alcofribas, Biblioteca Salani Illustrata, 1903
E. Provaglio, Nuovi racconti delle fate, Biblioteca Salani Illustrata, 1904
F. Fulin, Il povero fornaretto di Venezia, Biblioteca Salani Illustrata, 1904
D. Defoe, La vita e le avventure di Robinson Crusoe, Bemporad 1926, con quattro tavole fuori testo, nella collana Capolavori Stranieri per la Gioventù



Filippo Marfori Savini, "Autoritratto", 1922
(courtesy Libreria Gonnelli, Firenze)


Filippo Marfori Savini, "Ritratto di donna", n,d,


D. Defoe, La vita e le avventure di Robinson Crusoe, Bemporad 1926,
ill. interne di Filippo Marfori Savini



Epaminonda Provaglio, Le novelle della Befana, Salani, 1904
cover e ill. interne di Filippo Marfori Savini
(courtesy Donatella Legnani)


Epaminonda Provaglio, Nuovi racconti delle fate, Salani, 1904
cover firmata Chiostri-Firenze
Come specificato in frontespizio, le ill. interne sono del pittore Filippo Marfori






MATELDI, FILIBERTO (1885 - 1942)

Nasce a Roma nel 1885. Dopo qualche esperienza come attore inizia a collaborare come illustratore negli anni Venti con Il giornalino della domenica, Il Balilla, e testate come Il Secolo XX. Collabora con UTET con numerose illustrazioni per la collana La Scala d'Oro. Pittore e scenografo, frequenta gli ambienti teatrali ed è amico di Lucio Ridenti. Diventa una firma importante del disegno di moda, collaborando con Lidel e l'Illustrazione italiana. Sposa la collega Brunetta (Moretti Mateldi Bruna, Ivrea, 1904 - Milano, 1988) di quasi vent'anni più giovane, disegnatrice di moda e redattrice, che nel dopoguerra diverrà assai nota. Insieme illustrano, tra l'altro, Autarchia del profumo, numero unico a cura del sindacato fascista dei commercianti profumieri della provincia di Milano, nel 1939. Colpito da malattia, muore durante la guerra, a Milano, nel 1942.


Una splendida cover di Brunetta per Scena Illustrata.
La rivista è dell'ottobre 1952, ma sotto la firma si legge
1949


Il dramma,
Anno XIX n° 408-9,
15 ago - 1° sett 1943
,
in copertina: Neda Naldi
nel film Lacrime di sangue
ill. di Brunetta
Il dramma,
Anno XX n° 419-20,
1° e 15 febb 1944
.
in copertina: Gina Falckemberg
ill. di Brunetta


Milly Dandolo, La luce di domani, omaggio della Cassa di Risp.
delle Province Lombarde, Tipografia Ricordi, n.d. (anni Trenta)
ill. int. di Filiberto Mateldi
(courtesy Tesori di carta, Bologna)



E' senz'altro il maggior illustratore della collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) per la quale firma 14 volumi: Serie I n° 1, Serie II n° 1 e 8, Serie III n° 6, 8 e 9, Serie IV n° 11, Serie V n° 11, Serie VI n° 7, 10 e 14, Serie VII n° 2 e 8, Serie VIII n° 6.



Il Giornalino della Domenica, A IX, n° XV, 15 settembre 1921
Ill. di Filiberto Mateldi

MAZZANTI, ENRICO (1852 - 1893)

Enrico Mazzanti nasce a Firenze da Alessandro, pittore e restauratore, e Zefira Riccioni. Il fratello maggiore, Riccardo, è un celebre architetto. Enrico Mazzanti illustra principalmente per la casa editrice Paggi, poi Bemporad, ma anche per Salani e Succ. Le Monnier.
La biografia completa è stata presentata per la prima volta al Convegno "Le figure e le storie - scrittori, illustratori, editori per l'infanzia in Toscana tra Otto e Novecento" promosso da Bibliografia & Informazione, che si è svolto il giorno 8 ottobre 2010 presso il British Institute of Florence. La prolusione è stata tenuta da Maria Enrica Carbognin, ma tutta la ricerca è frutto della collaborazione tra questa e Lia Madorsky. Di Enrico Mazzanti viene riportata la bibliografia accreditata pari a circa una quarantina di volumi, ai quali occorre aggiungere tutta la produzione per le edizioni scolastiche Paggi/Bemporad, tutti i titoli di Carolina Invernizio per Salani, e tutti i titoli della Biblioteca delle Giovanette di Le Monnier.



Atti del Convegno
Le figure e le storie
bibliografia&informazione,
2011
Se non fosse stato il primo illustratore di Pinocchio, di Enrico Mazzanti non avremmo
mai sentito parlare; e nonostante tutti ne abbiano sempre parlato, nessuno finora
aveva mai indagato per scriverne la biografia; ancora nel 1960 Piero Bernardini
scriveva un trafiletto sullo Specchio del libro per Ragazzi affermando "di Enrico Mazzanti
nessuno sa niente". Siamo dunque lieti che sia disponibile al pubblico la storia
di questo grande e sfortunato maestro del disegno.



Carolina Invernizio,
Cuore di donna,
Salani, 1897
ill. in antiporta di Enrico Mazzanti
Margherita Speroni,
Angelo di pace,
Succ. Le Monnier, 1894
ill. in antiporta di Enrico Mazzanti


Ida Baccini,
La fanciulla massaia
,
Bemporad, 1889
ill. int. di Enrico Mazzanti
Pietro Dazzi,
Il terzo libro di lettura
,
Felice Paggi, 1886
ill. int. di Enrico Mazzanti


Leopoldo Guerrieri, Le due sorelle di Nancy, Succ. Le Monnier, 1887
ill. in antiporta di Enrico Mazzanti



Sin: la casa di Alessandro Mazzanti in via Pier Capponi a Firenze, dove vissero e lavorarono insieme Riccardo ed Enrico Mazzanti nei primi anni della loro gioventù. Ds: la lapide di Enrico Mazzanti, in pessime condizioni, che recita: "Alla cara memoria/di Enrico Mazzanti/buono gentile intemerato/ingegnere valente/artista fecondo e geniale/nato il 4 marzo 1852 - morto il 24 marzo 1893/i genitori la moglie il fratello"
MELANDRI, LUIGI (1892 - 1955)

Nasce a Piangipane (Ravenna) nel 1892, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Ravenna dove si diploma nel 1914; p
artecipa alla Prima Guerra Mondiale dove viene ferito. Attorno al 1920 si trasferisce a Milano, dove è attivo negli Anni Venti-Cinquanta con le illustrazione per oltre 150 testi di editoria per ragazzi per Paravia, S.E.I., e collabora per molti anni al Corriere dei Piccoli (dal 1921 al 1946). Per la collana I libri divertenti dell'Istituto Editoriale Italiano illustra i tre volumi di Capitan Fracassa. Nel 1923, in b/n Déco, illustra I deserti dell'amore di Arthur Rimbaud. Muore a Milano nel 1955.
Foto e biografia completa al sito:
http://lnx.percorsimezzano.it/?page_id=356


Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra due volumi: Serie II n° 7, Serie VI n° 8.



La Vispa Teresa, Anno I, 28 ottobre 1947, ill. interna di Luigi Melandri


E. Panagia Gavinelli, Il romanzo dei 15 anni, SEI, 1952.
Cover e ill. int. di Luigi Melandri
(courtesy Paola Cardi)


A. Fiore, La bella aurora, Paravia, 1951, ill. di Luigi Melandri
(courtesy Lia Madorsky)

D. Provenzal, Il Dante dei piccoli, Paravia, 1960,
cover e ill. int. di Luigi Melandri
(courtesy Paola Cardi)


R.L. Stevenson, La freccia nera, Scala d'oro Serie VI n° 8,
ill. int. di Luigi Melandri



B. Vaccari, Biancospino, Olimpia, 1928,
ill. di Luigi Melandri
(courtesy Tesori di carta, Bologna)
MELIS PINO (1902 - 1985)

Sono otto i fratelli Melis, di cui ben quattro artisti affermati: Olimpia (1887-1975, maritata Peralta, produce trine e merletti), Melchiorre (1889-1982, si firma Melkiorre: ampia biografia nel sito della Treccani), Federico (1891-1969, ceramista), e Pino (1902-1985). Nascono tutti a Bosa (Oristano) da Salvatore, commerciante di tessuti, e da Giuseppina Masia. Pino, l'ultimo degli otto, rimane orfano molto presto e viene cresciuto dalle due sorelle maggiori. E' un enfant prodige, già a 14 anni entra nella redazione del Giornalino della Domenica di Vamba, non solo illustrando copertine e interni, ma anche scrivendo storie. All'arte è condotto dai fratelli più grandi Melkiorre e Federico, con cui collabora inizialmente; esordisce con figurini di moda. Nel 1917 espone a Milano alla Mostra Sarda in favore degli orfani dei combattenti organizzata da Giuseppe Biasi, insieme con i fratelli e ad altri grandi artisti sardi: il contributo di Pino è in dieci tempere dal titolo "Piccoli canti di Sardegna". Nel 1921, dopo aver esposto diversi acquerelli, disegni e tempere a Cagliari, si trasferisce a Roma, dove dal 1909 era il fratello Melkiorre che vi aveva frequentato la Scuola libera del nudo dell'Accademia di Roma, e frequentava lo studio di Duilio Cambellotti. A Roma Pino conosce e sposa Maria Letizia Giuliani, pittrice e vetratista, figlia di Giulio Cesare Giuliani dello Studio Vetrate d'Arte al quale si rivolgeva anche Cambellotti; anche Pino si dedica alle tecniche del vetro e realizza cartoni per vetrate destinate a privati e a chiese. Tuttavia la sua attività principale è quella dell'illustrazione, soprattutto di giornalini e libri per l'infanzia. Collabora a Cordelia, Juventus pro Juventute, Il Fanciullo per il Fanciullo, Il Balilla, La Piccola Italiana e Famiglia Fascista. Espone al Palazzo delle Esposizioni di Roma, alla I Biennale d'Arte Sarda di Sassari, nel 1934 tiene una personale a Ginevra. Partecipa alla Mostra d'arte sacra di Parma nel 1966, mentre nel 1970 tiene una personale a Cagliari. Tra il 1972 e il 1981 la sua attività si concentra prevalentemente sulla realizzazione di miniature a tempera. Nel 1985 muore a Roma in seguito a una banale caduta a causa della neve.

Illustrati da Pino Melis:

Alcuni titoli relativi ai santi per la Società Apostolato Stampa di Roma, n.d.
Dino Provenzal e Olindo Giacobbe, Grappolo d'oro (letture per le scuole, due volumi), Industrie Riunite Editoriali Siciliane, 1925
Oronzina Quercia Tanzarella, Giovinezza (corso di lettura per le scuole elementari, quattro volumi), Industrie Riunite Editoriali Siciliane, 1927/1928
Fiducia, Si recita! (scenette dialogate), S.E.I., 1930
Ida Donadio, Campane d'oro (vita di Gesù), Napoli, Rispoli, 1942 (cover),
Vera Gaiba, Ieri e oggi (favole e leggende), Arti Grafiche F.lli Lamagna, 1941/1942
P.R. Lewis, Le leggende dell'ulivo, Pia Soc. San Paolo, 1943
Maria Rita Berardi, La perla della rocca (S. Rita da Cascia), Società Apostolato della Stampa di Roma, 1943
Perrault, Cenerentola, Roma, Ergo, 1945
Perrault, La bella addormentata nel bosco, Roma, Ergo, 1945
Caterina Jacobelli Gasparotto, Viandanti dell'aria, Roma, Tempo Nuovo, 1947
Gigliola Rosso Mariani, La lucciola senza lanterna, S.E.I., 1952
Caterina Jacobelli Gasparotto, La baita, Ed. Paoline, 1953

I fratelli Melis. In alto da sin: Pino, Fderico, Melkiorre, Antonino.
In basso le sorelle (Olimpia è la seconda da sinistra).



Pino Melis, Autocaricatura, Il Giornalino della Domenica, VIII, XVI
(18 aprile 1920)



Il Giornalino della Domenica,
VII, n° 52 (14/12/1919)
cover di Pino Melis
Il Giornalino della Domenica,
VIII, n° 34 (22/8/1920)
cover di Pino Melis


Antonio Faeti e Antonello Cuccu,
Pino Melis,
Ilisso, 2008 (monografia).
In copertina: Pino Melis, I Re Magi, tempera e oro su cartone, anni Cinquanta
Perrault, Cenerentola,
Ergo, 1945
con quattro tavole fuori testo
di Pino Melis



Pino Melis, Per fare la corte a una gatta 'come gli uomini', testatina
in tricromia per C. De Angelis, Il Giornalino della Domenica, Anno VIII n° 47 (1920)




Dino Provenzal / Olindo Giacobbe,
Grappolo d'oro,
Industrie Riunite Editoriali Siciliane,
1925
ill. Pino Melis

Pino Melis,
Leggenda
,
tempera su carta, anni Sessanta





MORONI CELSI, GUIDO (1888 - 1962)

Nasce a Bologna nel 1888 (A. Faeti lo dice nato a Roma nel 1885). Esordisce nel periodico clericale Il Mulo; collabora con il settimanale umoristico Numero (dal 1914); collabora a lungo con Il Corriere dei Piccoli sia con illustrazioni sia con fumetti, creando vari personaggi tra il 1913 e il 1934; crea Bonifazio e Tranquillino (1924-1926) per Novellino, realizzando anche numerose illustrazioni. Collabora nei primi anni Trenta anche con Il cartoccino dei piccoli. Dopo il 1936 illustra in particolare fumetti tratti dai romanzi di Salgari. Muore a Napoli nel 1962.


  Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra tre volumi, tutti di Jules Verne: Serie VI n° 5, Serie VII n° 7, Serie VIII n° 8.



Il Corriere dei Piccoli, Anno V n° 21, 25 maggio 1913, cover di Guido Moroni Celsi



Sopra: ill. int. di Guido Moroni Celsi
da Pinocchio, 1967



Sin.: Pinocchio, Boschi, 1965,
cover di Guido Moroni Celsi

(courtesy Lia Madorsky)


Ill. di Moroni Celsi per Il Corriere dei Piccoli,
Anno V, 8 giugno 1913


MUSSINO, ATTILIO (1878 - 1954)

Nasce a Torino il 25 gennaio 1878. Studia all'Accademia Albertina, allievo del Tavernier e di Pier Celestino Gilardi. Collabora da studente a giornali satirici come La Luna e Il fischietto. Esordisce nel 1908 all'Esposizione della Promotrice torinese con il "Ritratto di Arturo Calleri". Sempre nel 1908 vince la medaglia d'oro per le illustrazioni del Pinocchio all'Esposizione Internazionale di Torino (che nel 1911 pubblicherà con Bemporad). Quando esce il primo numero del Corriere dei Piccoli, il 27 dicembre 1908 pubblica in quello storico numero il primo "fumetto" italiano, una tavola con la prima storia del negretto Bilbolbul (nel 2007 viene istituito il Festival Internazionale del Fumetto intitolato a BilBolBul). Durante la Prima Guerra Mondiale illustra con vignette umoristiche i giornali destinati ai soldati; si narra che foglietti con le sue illustrazioni venissero gettati dagli aeroplani nelle terre invase come Vittorio Veneto per tenere alto il morale delle truppe. Nei primi anni Trenta collabora anche con Il cartoccino dei piccoli e crea il personaggio di Magrin della Padella per Il Giornalino. Illustra per l'editoria infantile, soprattutto per Bemporad. Muore a Cuneo nel 1954. Si firma Attilio, in corsivo di stampa, con la A prolungata a ds. per sottolineatura; nelle piccole illustrazioni nel testo solo con la A.

C. Collodi,
Le avventure di Pinocchio

Bemporad, n.d.
ill. di Attilio Mussino
M. Twain
Il biglietto di 25.000.000
Bemporad, Capolavori Stranieri per la Gioventù, 1935
In copertina il ritratto di Mark Twain eseguito da Attilio Mussino
Swift,
I viaggi di Gulliver
,
Bemporad, Capolavori Stranieri per la Gioventù, 1931
ill. int. di Attilio Mussino


Ardens,
Il furto dei documenti

Pia Società San Paolo, 1941
ill. di Attilio Mussino




Ill. int. per Saltapicchio e Lumachino
di A. Piccioni, Paravia, 1925.
La firma è alquanto diversa dalla solita,
in corsivo con la o finale prolungata all'indietro per sottolineatura.


cartolina del Regio Esercito Italiano
di Attilio Mussino

Maria d'Altavilla,
Hans
(storia di un ragazzo ostinato)
,
Pia Soc. San Paolo, 1936
cover di Attilio Mussino


Due delle tante pubblicità del Proton su L'Illustrazione Italiana,
illustrate da Attilio Mussino





Fogli pubblicitari staccabili a colori (totale 4 pagg) per l'edizione di Pinocchio
illustrata da Mussino in vendita a dispense, in
seriti nell'Almanacco Bemporad 1910.
Attilio Mussino

Il Corriere dei Piccoli, Anno V, n° 20, 18 maggio 1913,
ill. di Attilio Mussino
(courtesy Piccolo Museo delle Bambole e altri Balocchi, Ravenna)

NARDI, ANTONIO MARIA (1897 - 1973)

Nasce a Ostellato (FE) il 14 maggio 1897. Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Bologna e nel 1916 si diploma con merito per ornato e figura. Viene arruolato come soldato semplice nella Prima Guerra Mondiale e congedato nel 1919. E' figurinista, ritrattista, xilografo, illustratore per l'editoria e di riviste. Attivo anche come grafico pubblicitario (famosa la serie per l'Eutrofina negli Anni Venti). Collabora al Corriere dei Piccoli, Il Cartoccino, Ragazzi d'Italia e La Festa. Sposa Medea Montevecchi dalla quale ha ben cinque figli.
Partecipa a mostre ed esposizioni: al
la Permanente e alla Combattenti di Milano, alla I e III Biennale Romana (1921 e 1925), e a tutte le mostre bolognesi. Ottiene il premio dalla Provincia di Bologna nel 1917, il Premio Curlandese nel 1928 e il Premio Cremona nel 1940. Dopo il 1925 si
dedica in particolare all'arte sacra e diviene decoratore di chiese con affreschi e vetrate, eseguite in diverse chiese tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. S trasferisce in Brasile dove soggiorna dal 1948 al 1965, decorando numerose chiese, per cui viene insignito da Papa Paolo VI del titolo di Commendatore dell'Ordine di San Silvestro. Rientrato in Italia si stabilisce dapprima a Pioltello (Mi), poi rientra a Bologna dove viene eletto membro dell'Accademia Clementina. Espone per l'ultima volta a Bologna nel 1972 com una personale antologica, e muore a Bologna nel 1973, nella sua abitazione di via Toscana.
Tra i suoi dipinti più noti: Estate, Suonatrice di mandòla, Ninfe, Il paggio, Donna allo specchio, Ebe e Ganimede, Ritratto di mia madre, Florisa (tutti appartenenti a collezioni private). Nella chiesa parrocchiale di Barricella c'è un Battesimo di Gesù, nella chiesa di Scascoli (Bo) c'è una Madonna e Gesù Bambino, nella chiesa di Telve Valsugana ci sono Sant'Antonio e una Presentazione della Madonna al Tempio.
A Bologna sono affreschi nel santuario di S. Antonio e vetrate istoriate nella chiesa del Sacro Cuore dei Salesiani




Camelia Fravolini, Le novellette del focolare, Bologna, Stab. Poligrafici Riuniti, 1923
illustrazioni di A.M. Nardi, cover e ill. interna

(courtesy Donatella L.)


Antonio Maria Nardi

Numerose immagini di Antonio Maria Nardi e della famiglia al sito dedicato
http://www.antoniomarianardipittore.it/biofoto.htm




Ragazzi d'Italia, Anno I n° 1,
1° gennaio 1923
sin: cover di A.M. Nardi
Sopra: ill. interna di A.M. Nardi


A.M. Nardi, frontespizio di Cordelia, ottobre 1930

Luigi Asioli, Storia Sacra, SEI, 1937, ill. int. di A.M. Nardi
(courtesy Paola Cardi)


Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra
G. Edoardo Mottini, Dal Libro di Dio, Serie I, n° 7.
E' l'unica ill. di A. M. Nardi nella serie
.


NEPPI, LIONELLO (1924 - 2011)

Nasce a Roma da Alberto, editore, e Ines Fanello, scrittrice (VEDI), secondogenito della coppia. Il primogenito Giorgio (1921-2003) laureato in Lettere e Filosofia, accetterà un impiego amministrativo e terminerà la carriera come vice direttore dell'INAM. Lionello segue corsi alla scuola d'arte e all'Accademia di Belle Arti, ma in realtà studia e approfondisce per suo conto. Ma vive in un momento storico terribile: la famiglia è di origine ebrea e nel 1938 vengono promulgate le leggi razziali con tutto quel che segue. Lionello non ha nemmeno quindici anni, interrompe gli studi e deve vivere nell'angoscia; la famiglia abita un appartamento al pianoterra con uscita anche sul retro per ogni evenienza, ma non basta: i ragazzi devono assumere nomi falsi, e nel 1944 vengono tutti arrestati e condotti nel famigerato carcere di via Tasso, dal quale hanno la fortuna di uscire vivi, contrariamente ai più. Dopo la Liberazione riprendono la vita normale, fra mille difficoltà dovute alla perdita dei beni; conservano solo la casa. L'esperienza inevitabilmente segna il giovane Lionello, e il suo carattere da schivo si fa ancora più chiuso; rifugge la notorietà, tanto da non voler essere citato come illustratore per l'editoria. In realtà illustra dapprima solo i libri della madre, alcuni dei quali per la casa editrice Salani, con la quale in seguito continua la collaborazione: in tutto una trentina di cover e qualche interno. Nell'elenco degli illustratori per casa Salani (http://www.artivisive.sns.it/archivio_salani.html) il suo nome non compare per tutte le sue cover perché, essendo minorenne, i contratti per le illustrazioni li firmavano il padre o la madre.
Non ritiene di darsi all'insegnamento, piuttosto, se mai avesse dovuto scegliere una professione, gli sarebbe piaciuta quella di restauratore. I suoi continui studi lo portano a diventare un esperto critico d'arte, come il padre con cui collabora per diverse monografie d'arte (bibliografia in OPAC), il che gli permette di lavorare evitando il contatto con la gente; a suo nome pubblica una monografia sullo splendido Palazzo Spada.
Nessuno dei due fratelli Neppi si sposa. Lionello, che dopo la morte del fratello rimane solo nella grande casa paterna in compagnia della ben fornita biblioteca privata, muore nel novembre 2011.


Alberto Neppi,
I paggi dei Capodiferro:
Racconto per fanciulli
illustrato da Giuseppina Goglia,
Napoli, Ed. Moderna, 1938.
La dedica recita: "Ai miei paggetti Giorgio e Lionello, che portano
lo scrigno delle speranze,
lungo l'aspro cammino".

Lionello Neppi,
Palazzo Spada
,
Roma, Editalia, 1975.
Presentazione di Giovanni Spadolini.

Due illustrazioni simili di Lionello Neppi per due testi diversi:
sin. dal racconto del sabato di Mary in Otto sabati di Elizabeth Enright (Salani,
Biblioteca dei Miei Ragazzi n°69, pag. 83) e ds. La tragicomica storia di un uovo
di Ines Neppi Fanello (L'Ariete, 1967, pag. 85).


Sin.: E. Enright, Otto sabati e Ines Neppi Fanello, La collana del Magnifico per la Biblioteca dei Miei Ragazzi Salani; ds: M. Rossi Gentile, Dono nuziale (Romanzi della Rosa Salani, cover rosa, 1943 - courtesy Laboratorio Arti Visive Salani)

 

NICCO, CARLO EMILIO (1883 - 1973)

Nasce a Torino nel 1883. Disegnatore, costumista, scenografo, pittore, incisore, cartellonista e illustratore, lavora da giovanissimo presso un intagliatore in legno, poi come apprendista meccanico. L'esperienza presso un litografo lo avvicina al cartellonismo teatrale e cinematografico: sue sono le scenografie dei film muti Nella Regini, Milly, Il fiacre n.13. Per tre anni dirige Cuor d'oro, rivista quindicinale per ragazzi (1921-24). Collabora ai periodici Numero e La Lettura, Il Corriere dei Piccoli e La Festa. La sua vastissima opera di illustratore è concentrata in quasi 150 libri per editori piemontesi come U.T.E.T., Lattes, SEI, Paravia, dove esordisce nel 1924 illustrando Fortunello di Vincenzo Fraschetti. Muore nel 1973.

  Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra diversi volumi: Serie I n° 8, Serie III n° 3, Serie IV n° 6, Serie V n° 10, VI n° 2, Serie VII n° 11 e 14, Serie VIII n° 13.


Luigi Ugolini,
Il romanzo di Raffaello,
Paravia, 1966
ill. int. di Carlo Nicco

Jules Verne,
Ventimila leghe sotto i mari,
Principato, 1947
ill. int. di Carlo Nicco
(courtesy Paola Cardi)


G. Brigante Colonna, Luci ed ombre della storia, Scala d'oro Serie VII n° 11,
ill. int. di Carlo Nicco


Luigi Capuana, Le belle storie, Paravia, 1950
cover e ill. int. di Carlo Nicco
(courtesy Paola Cardi)


Amelia Melissari,
Dalle fiamme di Troia ...,
Paravia, 1961
ill. di Carlo Nicco
(courtesy Paola Cardi)
Enrico Di Marzo, Roma Viges,
Paravia, 1954
ill. int. di Carlo Nicco

NICOULINE, VSEVOLOD PETROVIC (1890 - 1968)

Nasce a Nikolaev (vicino a Odessa, Ucraina) il 27 novembre 1890. Tra il 1909 e il 1917 frequenta l'Accademia d'arte di Odessa e l'Accademia Imperiale di Pietroburgo. Durante la rivoluzione d'ottobre combatte come ufficiale nell'esercito bianco, ma è costretto alla fuga dai bolscevichi, insieme alla moglie, la contessa Aida Bossalini, travestiti da contadini. Si rifugia dapprima sul Mar Nero e in seguito a Costantinopoli, dove lavora come "scaricatore di porto e custode di chiatte" (secondo un biografo). Si trasferisce in Italia nel 1920, stabilendosi a Nervi. A causa della sua simpatia per il governo russo rivoluzionario è costantemente vigilato dalla Prefettura di Genova che ne segnala i frequenti viaggi nelle città di Roma e Milano, e i rapporti che intrattiene con funzionari e rappresentanti del governo russo in Italia. Entra nel mondo della pittura italiana inizialmente come modello per gli studenti dell'Accademia di Belle arti genovese, fino a quando una sua tela rivela il suo talento. Nel 1921 Nicouline esordisce con una mostra di xilografie. Nel 1922 partecipa alla LXVIII esposizione della Società delle Belle Arti di Genova con la tela Ritratto della Signora Aida Bossalini (sua moglie). Nel l 1923 e 1925 partecipa all'esposizione internazionale dell'acquerello presso la Permanente di Milano; espone inoltre alla I e II Mostra Internazionale delle Arti Decorative del Palazzo Reale di Monza. Inizia a collaborare con giornali e riviste come Il Secolo XX e La Donna e con diverse case editrici tra cui Hoepli, Paravia, Mondadori (per l'Enciclipedia dei Ragazzi) e UTET per la collana La Scala d'Oro. Crea un mazzo di carte per l'Istituto Italiano d'Arti Grafiche di Bergamo. Nicouline lavora anche come costumista, con figurini per il teatro alla Scala di Milano e per il Metropolitan di New York. Nel 1941 espone una personale a Genova, alla quale seguiranno altre esposizioni personali. Nel 1946 ottiene la cittadinanza italiana e assume il nome di Vittorio. Muore a Milano nel luglio 1968.

(Testo: courtesy www.russinitalia.it)

  Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra diversi volumi: Serie IV n° 3, Serie V n° 2, VI n° 1 e 9, Serie VII n° 9, Serie VIII n° 9.


Rudyard Kipling,
Capitani coraggiosi,
Marzocco, 1939
Sopra: immagine tratta
dalla copertina; ds: ill. interna
ill. di Nicouline

Pietro Silva,
Genti in camminio,
Principato, 1937
ill. di Vsevolod Nicouline
(courtesy Paola Cardi)
Raspe, Le avventure del
Barone di Munchhausen
,
Aurora, 1934,
cover di Vsevolod Nicouline




Una cover di Nicouline per Scena Illustrata,
Anno 72, N° 8, Agosto 1957


NONNI, FRANCESCO (1885 - 1976)

Xilografo, ceramista, disegnatore, pittore. Francesco Nonni nasce a Faenza il 4 novembre 1885 da Giuseppe, falegname, e Maria Poggiali. Terminata la quinta elementare, nel 1896 viene messo a bottega nell'ebanisteria Casalini (dove lo stesso padre lavorava) come apprendista intagliatore, dove dimostra da subito una straordinaria abilità nell'incisione. Nel frattempo frequenta i corsi serali della Scuola di Arti e Mestieri diretta dal pittore Antonio Berti, titolare di ornato. Realizza bozzetti per mobili e per oggetti di arredamento, nonché di manifesti pubblicitari. Nel 1901 acquisisce la qualifica di operaio ebanista presso la Casalini e la licenza della Scuola, divenuta nel frattempo Scuola di Disegno e Plastica per gli Artigiani. Domenico Baccarini, di qualche anno più grande, in un retrobottega appartenente alla madre invita un gruppo di giovani a riunirsi nel dopolavoro serale, successivamente ricordato come il "cenacolo Baccarini". Tra loro Francesco Nonni, Giuseppe Casalini, Giovanni Chiarini, Ercole Drei, Riccardo Gatti, Giuseppe Golfieri, Giovanni Guerrini, Pietro Melandri, Odoardo Neri, Francesco Papiani, Antonio Piazzoli, Domenico Rambelli, Orazio Toschi, Giuseppe Ugonia e Publio Zanelli, tutti destinati a distinguersi nel mondo dell'arte. Nel 1905/06 espone le sue xilografie in una serie di mostre riservate a giovani artisti e artigiani, patrocinate dalla Società del Risveglio cittadino presso il palazzo del Comune di Faenza. Nel 1906, insieme con alcuni amici del "cenacolo" tra i quali lo stesso Baccarini, prende parte all'Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano e, unico incisore su legno presente all'evento, viene notato da critici autorevoli quali Ugo Ojetti (Corriere della sera, 18 luglio 1906). L'anno dopo partecipa all'Esposizione romagnola-emiliana di Belle Arti a Forlì e ottiene il premio della Deputazione Provinciale di Ravenna. Nel 1908 partecipa alla Quadriennale d'Arte di Torino e alla I Mostra di Ca' Pesaro a Venezia. Nello stesso anno, sempre con una xilografia, riceve il premio per il Bianco e Nero alla prima Mostra biennale romagnola d'Arte di Faenza. Nel 1909 si trasferisce a Firenze, dove frequenta la Scuola libera di nudo presso il R. Istituto di Belle Arti, frequentata anni prima dagli amici faentini Baccarini e Rambelli. Conosce Adolfo De Carolis e ne diviene l'aiutante. Nel 1910 partecipa alla Mostra d'arte di Ca' Pesaro e, nel 1911 vince il concorso nazionale per un disegno d'abito femminile da sera bandito a Siena dalla rivista Vita d'arte. Nel 1912 collabora con Antonio Beltramelli alla redazione del giornale Il Romanzo dei Piccoli, interamente xilografato in uno stile ancora legato al Liberty.
La carriera artistica è dunque sulla buona strada: partecipa alle più importanti rassegne: la LXXIX Esposizione internazionale di Belle Arti della Società amatori e cultori di Roma; l'Esposizione internazionale di Belle Arti; la V Mostra d'arte allestita nel Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, dove presenta, tra l'altro, la xilografia divenuta nel 1913 la copertina, tuttora in uso, del Bollettino del Museo internazionale delle ceramiche di Faenza; nel 1913 la prima Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione di Roma e la Mostra internazionale di Bianco e nero a Stoccolma. Nel 1914 gli viene assegnato il premio della Provincia alla Mostra internazionale di Bianco e nero di Firenze ed espone alla Mostra internazionale di Bianco e Nero a Lipsia. Inoltre: le Biennali veneziane del 1910, 1912 e 1914. Nel 1915 insegna presso la Scuola di Disegno (la stessa che lo aveva avuto come allievo), ma nel febbraio dell'anno successivo viene richiamato alle armi. Nel 1916 riesce comunque a presenziare con le sue opere all'Esposizione dell'Incisione Italiana a Londra.
15 febbraio 1917 entra nel 262° reggimento fanteria e il 26 ottobre, durante il ripiegamento delle truppe dall'Isonzo al Piave, viene fatto prigioniero a Caporetto e deportato nel campo di concentramento di Celle (Hannover). Nel lungo periodo di cattività raffigura una serie di drammatici disegni (conservati a Faenza, Biblioteca Manfrediana) che illustrano gli orrori della guerra e della prigionia. Tornato a casa, partecipa nel 1921 all'Esposizione Nazionale di Belle Arti a Roma e alla Primaverile a Firenze. Nel 1923, a Faenza, entra nello studio di vicolo Terracina diretto da Anselmo Bucci che insegnava disegno ornamentale presso la R. Scuola di Ceramica della città. La ceramica lo interessa molto, e prende a modellare gruppi plastici in argilla. Il sodalizio con Bucci lo porta ad ideare le celebri serie delle Damine e dei Pierrot sui quali Bucci, abile decoratore, interveniva dipingendo motivi ornamentali, dai decori floreali a quelli orientaleggianti, con lustri e patine in oro, argento o altri riflessi metallici. Nel 1924 partecipa alla Mostra di Guerra degli artisti combattenti e mutilati a Monza e crea la rivista Xilografia (che ha breve vita, fino al 1926). A Parigi, dove frequenta gli ambienti artistici più all'avanguardia, ottiene nel 1925 la medaglia d'argento all'Esposizione Internazionale delle arti decorative e industriali moderne presentando il gruppo in maiolica - composto da 25 pezzi e decorato da Bucci - raffigurante un Corteo nuziale o Corteo orientale d'ispirazione indiana (conservato a Faenza, Museo internazionale delle ceramiche). Nel 1931 prende parte alla Settimana Italiana di Atene, ma è una delle ultime occasioni pubbliche cui partecipa. Nel 1939 realizza una scultura in maiolica policroma smaltata alta due metri, decorata da Bucci, raffigurante Salomè con in mano la testa del Battista (conservata a Pesaro, Musei civici, Museo delle ceramiche). Abbandonata la ceramica si dedica alla pittura a olio e successivamente all'intarsio su avorio. Nel 1955 lascia per il pensionamento la Scuola di Disegno e viene nominato membro dell'Accademia Clementina di Bologna. Il 15 gennaio 1966 la Riunione cittadina di Faenza gli assegna la medaglia d'oro. Muore a Faenza il 14 settembre 1976.
Non sembra aver illustrato per l'editoria infantile con regolarità, al contrario rare ma interessanti le sue illustrazioni, nello stile preferito dell'Art Déco, che paiono realizzate solo per gli amici emiliano-romagnoli: Baldani, Beltramelli. E' probabilmente quest'ultimo che lo induce all'illustrazione, pubblicando a Forlì, nel 1912, il periodico Il romanzo dei piccoli, con la collaborazione dell'amico. Nonni illustra una manciata di volumi per la Bibliotechina de La Lampada; una serie di librini di letture per le classi elementari maschili e femminili, intitolati tutti Gemme, a cura della coppia Garassini-Morini, e illustrati variamente dai più noti artisti dell'epoca: oltre a Nonni, anche da Terzi, Craffonara, Fiorilli, Martini, Moro e Mussino (Sandron, dal 1905 al 1911 e rist. fino al 1922); alcune opere relative alla prigionia di A. Collina e L. Leone; un paio di volumi di poesie per giovinetti di Marino Moretti e De Rubris, entrambi pubblicati da Sandron agli inizi degli Anni Venti; e infine Prigioniere di Manlio Dazzi (Treves, 1926). La Redazione non ha trovato altro illustrato da Francesco Nonni.


Francesco Nonni
F. Nonni, "Autoritratto"
carboncino su carta, 19,5x14,5
(1909)
 


F. Nonni, "Autoritratto"
olio, 45x65 (1954)



Francesco Nonni, "Il salotto di Beltramelli" a Villa Sisa a Forlì



Francesco Nonni, "La ghirlanda", acquerello su pergamena, 15x23 (1912)


Ill. int. di F. Nonni per Per la Patria di Renato Baldani, Mondadori,
Bibliotechina de La Lampada, 1914

Ill. int. di F. Nonni per Gemme di Giovanni Battista Garassini e Carla Morini,
Letture per la classe V maschile, Sandron, n.d.
Le illustrazioni sono siglate F.N. in basso a dx

Ill. int. di F. Nonni per Gemme di G.B. Garassini e C. Morini,
Letture per la classe V maschile, Sandron, n.d.
Le illustrazioni sono siglate F.N. in basso a dx
(courtesy Donatella Legnani)


F. Nonni: la cover del Bollettino del Museo internazionale delle ceramiche
di Faenza e a dx la cover della rivista Xilografia


Xilografia, alcuni numeri dell'Anno I
(courtesy Libreria Gonnelli, Firenze)

F. Nonni, due illustrazioni interne per Prigioniere
di Manlio T. Dazzi, Treves, 1926



F. Nonni, "Uscendo dalla Fenice",
xilografia policroma a 5 legni,
22,5x18,5 (1923)
F. Nonni, "Lungosenna",
olio, 105,5x64 (1950)


PAGOT, NINO (1908 - 1972)

Nasce a Venezia 1908. E' illustratore, fumettista, disegnatore di cartoons. E' tuttavia meno noto del fratello Toni, con il quale collabora al cinema di animazione. Muore a Milano nel 1972.

Antonio Pagotto (Toni Pagot) nasce a Milano 1921. Come il fratello Nino si impegna nella sceneggiatura e nella realizzazione di testi e disegni per fumetti ma soprattutto per il cinema d'animazione, la pubblicità e il cinema documentarista. Insieme, nel dopoguerra, firmano I fratelli Dinamite, uno tra i primi lungometraggi animati italiani, a colori, e molte serie televisive (soprattutto per Hanna & Barbera) oltre a famose serie pubblicitarie per Carosello (nel 1963 nasce Calimero il pulcino nero). Negli anni Settanta Toni ritorna al fumetto come sceneggiatore e disegnatore, prima con Il Corriere dei Piccoli e Il Corriere dei Ragazzi, poi (dal 1977) con Il Giornalino, un'attività che continua fino agli anni Novanta. Muore a Roncello (Milano) il 7 luglio 2001.

Nino e Toni Pagot, Le avventure di Calimero pulcino nero, cover
Istituto Grafico Bertello, n.d.,
(courtesy Donatella L.)


Nino e Toni Pagot
, Le avventure di Calimero pulcino nero, ill. interna

G. E. Mottini, Con sette note,
Hoepli, 1949, cover
di Nino Pagot
G. E. Mottini, Con sette note,
Hoepli, 1949
, ill int.
di Nino Pagot
(courtesy Paola Cardi)


  Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra: Serie IV n° 10, Serie V n° 9, VI n° 3, Serie VIII n° 2.


Renato Fucini, Tutti gli scritti,
Trevisini, n.d., sovracoperta totale
di Nino Pagot

PARMEGGIANI, CARLO (1881 - 1967)

Nasce a Ferrara nel 1881, è acquarellista, acquafortista e xilografo. Ottiene di ritrarre S.M. Vittorio Emanuele III per il francobollo giubilare del 1926. Espone alla Biennale di Venezia nel 1907 con l'olio La posa del mattino, nel 1912 con due acqueforti, nel 1922 con l'acquerello Nemo propheta in patria, nel 1924 con un design per carta da lettere e un ex-libris, nel 1930 con disegni a matita, nel 1933 con il carboncino Gesù issato sulla croce. Espone anche alla Biennale di Brera. Muore a Tradate (VA) nel 1967.



Luigi Risso Tammeo, Storie magiche, Casa d'Arte "Ariel", 1937,
ill. int. di Carlo Parmeggiani
(courtesy Paola Cardi)

 


Ill. interna di Parmeggiani per la scena "Robinson Crusoe salva il negro",
L'Enciclopedia dei Ragazzi, Mondadori, 1949
(courtesy Lia Madorsky)

  Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra: Serie IV n° 1, Serie V n° 6 e 7, Serie VIII n° 7 e 10.

POMPEI, MARIO (1903-1958)

Nasce a Terni il 3 febbraio 1903; il padre Carlo è giornalista a La Tribuna; autodidatta, esordisce giovanissimo come scenografo e allestitore del Teatro dei Piccoli di Vittorio Podrecca. Dal 1924 lavora anche con Pirandello e con Prandi. Collabora a numerosi periodici come Le Scimmie e lo specchio, Ragazzi d'Italia, Novella, Comoedia, Noi e il Mondo, Il Dramma, Le Grandi firme, La Donna, Vita Femminile, Cordelia, Il Balilla, Il Fanciullo, Il Corriere dei Piccoli e Il giornalino della Domenica. Negli anni Trenta collabora al Teatro dell'Opera di Roma e al Teatro alla Scala di Milano con scene e costumi per lirica e balletto; collabora in particolare per un lungo periodo con Anton Giulio Bragaglia. Disegna giocattoli, tra cui le famose bambole Lenci, e illustra una quarantina di libri per ragazzi; scrive anche racconti illustrati e crea personaggi per i giornalini (il prode Anselmo è uno dei più famosi). Nel 1933 sposa Lucetta Chierchia dalla quale avrà i figli Stefano (n. 1934) e Rita (n. 1938). Numerosi i premi e riconoscimenti. Muore a Roma il 28 ottobre 1958 di un improvviso attacco cardiaco.

TITOLI:

Giovannino Ciabattino: fiaba in un atto (1930)
La sentinella del re (1929, rist. con altre commedie 1931)
Vento spavento e altre fiabe sceneggiate (1955)
La piroga di kivo: racconti per ragazzi (1956)
Un aquilone sui tetti: racconto per ragazzi (1957)
Il tamburino che andava in congedo e altre commedie per grandi e per bambini (1958)
La guerra delle ciambelline (1959)
Margheritina, dolcezza dei Mari, sopra una nave con cinque corsari: radiofiaba (RAI, 1954)

Mario Pompei,
ill. interna al testo del racconto
"I carro di Tespi" pubblicato
sull'Almanacco della Donna Italiana,
a cura di Silvia Bemporad, 1937-XV
Mario Pompei,
Vento Spavento
,
S.E.I., 1955

(courtesy Giovanni Trengia)

Edizione speciale de Il cavallo italiano in occasione del XXII Concorso Ippico
cover di
Mario Pompei



V. Podrecca, Fratello,
Berlutti, n.d. (1922)
cover e ill. int. in b/n
di Mario Pompei

Aurelia Nutini, I piccoli diverranno grandi, Bemporad, 1935
ill. int. di Mario Pompei


Il Giornalino della Domenica,
Anno IX, N° 22, 18 dicembre 1922
cover di
Mario Pompei
Il Giornalino della Domenica,
Anno X, N° 8, 1923
cover di
Mario Pompei


PINOCHI, ENRICO MAURO (1900 - 1965)

Nasce a Mozzano (Lucca) nel 1900. Studia arte a Roma con Giulio Aristide Sartorio, tra i massimi esponenti del liberty italiano, ed esordisce giovanissimo sulle pagine del quotidiano Il Secolo XIX. Collabora a Il Corriere dei Piccoli e La Lettura, supplemento de Il Corriere della Sera, per illustrazioni pubblicitarie. Illustra numerosi testi scolastici per la Libreria dello Stato durante il periodo fascista. Collabora con diverse case editrici per l'editoria per ragazzi, come Paravia, Mondadori e UTET. Collabora per la collana Bibliotechina de "La lampada" (in attivo tra il 1912 e il 1927): di questa collana esiste una serie speciale di soli sei titoli, tutti illustrati da Pinochi. Nel 1938 è assunto dalla Mondadori come direttore artistico per il settore fumetti: comincia così la collaborazione con Federico Pedrocchi, sui testi del quale realizza alcune storie di Paperino (Paperino chiromante, Paperino fra i Pellirosse, Paperino e il vaso cinese) e Topolino. Negli anni Quaranta emigra in Argentina, dove lavora per la casa editrice Editorial Abril. Muore a Buenos Aires nel 1965.

Luigi Capuana,
Tiritituf
,
Mondadori, n.d. Disegni di Pinochi
La guardia dei sei volumi della Bibliotechina de "La Lampada"
illustrati da Pinochi
(courtesy Tesori di carta, Bologna)


Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra:
Serie II n° 2 e n°4, Serie VI n°6.
Salvator Gotta, Piccolo Alpino, Universale Ragazzi Mondadori, 1951,
frontespizio e ill. interna di Pinochi


"Haghen"
i
ll. interna di Pinochi
per
Il romanzo di Sigfrido
(Scala d'Oro, Serie II, n°4)
Ill. interna di Pinochi per la scena
"il tradimento del Griso",
L'Enciclopedia dei Ragazzi, Mondadori, 1949
(courtesy Lia Madorsky)

POMI, ARMANDO (1895 - 1950)

Nasce a Filottrano (AN) il 14 gennaio 1895 da famiglia di artigiani: il padre fa il calzolaio ma di lusso. Orfano di madre, si trasferisce con la famiglia dapprima a Roma e in seguito a Milano, dove frequenta i corsi serali della Scuola di Pittura e poi la Scuola Superiore d'Arte Applicata all'Industria, dove si perfeziona in decorazione ornamentale. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale e non appena torna dal fronte sposa Maria Valera, che nel 1922 gli dà il figlio Leonardo, ma la moglie muore di parto, e Pomi si risposa con Rosina Carimati, dalla quale ha le figlie Piera (1924) e Marisa (1937).
Si dedica, pur malvolentieri, all'insegnamento per mantenere la famiglia, ma ben presto trova sbocco alla sua inclinazione con la grafica pubblicitaria, un settore in espansione. A partire dal 1921 illustra le pubblicità di varie case motociclistiche, per poi passare ad altri prodotti, anche importati, e le sue pubblicità compaiono su La Tribuna Illustrata o la Domenica del Corriere. Verso la fine degli Anni Venti il cinema è in forte espansione e nasce il divismo: nel 1927 esce a Milano la rivista quindicinale Cinemalia-rassegna d'arte cinematografica, fondata da Nino Del Grande e Armando Pomi; nonostante la presenza di collaboratori noti, come Yambo e Munari, già ad inizio 1929 la rivista cessa di esistere, ma ci rimangono le meravigliose copertine che ritraggono le maggiori dive, tutte realizzate da Pomi. Fattosi un nome, viene ingaggiato per serie pubblicitarie importanti, tra le quali quelle per la crociere Neptunia, ed inizia le campagne per i prodotti farmaceutici, all'epoca in forte espansione: collaborerà per la Bayer dal 1930 per i seguenti vent'anni. Con la casa farmaceutica tedesca ha un rapporto privilegiato, tanto che si trasferisce in piazza S. Agostino, nel medesimo caseggiato dove la Bayer tiene gli uffici, e viene anche invitato a visitare lo stabilimento di Leverkusen. Oltre alla grafica pubblicitaria, Pomi inventa anche gli slogans che accompagnano i prodotti: "la piccola compressa dal grande effetto" è per l'aspirina, e nel 1935 inventa il "Bayerino", il fattorino che consegna le compresse. La sua grafica appare su Le vie d'Italia, rivista del Touring Club Italiano, e su altre testate. Nel 1937 incontra Gino Boccasile, uno dei disegnatori di Le Grandi Firme, periodico Mondadori diretto da Pitigrilli, e con lui inizia una collaborazione: Boccasile aveva inventato la procace Signorina Grandi Firme, e Pomi realizza lo scenario e l'impaginazione della copertina. Boccasile, Pomi e un terzo socio, Franco Aloi, danno vita all'agenzia pubblicitaria ACTA, con sede in corso Vittorio Emanuele, a Milano, che però dura solo qualche anno. Pomi inizia la campagna per la Liebig e nel periodo 1938-39 cura il grande concorso Liebig, ma non solo: i prodotti illustrati (sui giornali o sui manifesti) sono molteplici, e qui per ragioni di spazio citiamo soltanto i più noti come le bambole Lenci, il bitter Campari, la San Pellegrino, le batterie Magneti Marelli, le corse a Montecatini, i prodotti Mira Lanza.
Muore a Milano il 18 gennaio 1950.

Le informazioni riportate sono state cortesemente fornite dal Prof. Attilio Coltorti.
© Attilio Coltorti



Armando Pomi
La monografia su Armando Pomi
a cura del Prof. Attilio Coltorti,
Associazione culturale "Res Humanae", Jesi, 2004
(courtesy Attilio Coltorti)



Cinemalia, anno II (1928)
cover di Armando Pomi
Pubblicità di Armando Pomi
che ritrae la figlia Piera
nelle vesti della fisarmonicista
(courtesy Attilio Coltorti)



Pubblicità per le calze Eureka
di Armando Pomi
Pubblicità per un catalogo di piante
e fiori Sgaravatti di Armando Pomi
(courtesy Attilio Coltorti)



La scarpina misteriosa, Officine Grafiche Davide Sirtoli, Milano, 1930
sorta di racconto in rima di Armando Pomi, con illustrazioni dell'Autore.
Il libretto è pubblicitario a favore del Calzaturificio Sansalvatorese
di San Salvatore in Monferrato, come esplicitato nella prima pagina, e viene distribuito in omaggio "a tutti i bambni d'Italia". L'impianto grafico è innovativo: sulla pagina illustrata viene riportata una seconda paginetta con il testo (e la pubblicità del calzaturificio quasi ad ogni pagina).
(courtesy Attilio Coltorti)

La scarpina misteriosa, frontespizio e pagine interne
(courtesy Attilio Coltorti)

La scarpina misteriosa, pagine interne e pagina conclusiva
(courtesy Attilio Coltorti)



Quaderno di scuola (1930)
cover di Armando Pomi
Pubblicità di Armando Pomi per
l'Almanacco Bayer 1937
(courtesy Attilio Coltorti)


Pubblicità per l'Aspirina. Per la Bayer Armando Pomi disegna il Bayerino,
e tutta una serie di oggetti, dal tubetto per le compresse alle carte da gioco
(una specie di domino per bambini) con il Bayerino al dorso.
(courtesy Attilio Coltorti)


PULLINI, PIO (1887 - 1955)

Nasce ad Ancona il 28 luglio 1887 e nel 1906 si trasferisca a Roma per seguire i corsi all'Accademia di Belle Arti; qui frequenta i crepuscolari che si ritrovano al Caffé Sartoris ma è negli anni tra il 1910 e 1912 che si affida alla guida di Giulio Aristide Sartorio, il quale gli affida la decorazione del salone da ballo della delegazione italiana a Cetinje nell'appena costituito regno del Montenegro (figlia del re Nicola, Elena, sarà regina d'Italia). A Roma viene in contatto anche con le nuove avanguardie, come quella di Giacomo Balla (che ha come allievi Boccioni e Severini); i futuristi e le famose "serate futuriste" in cui accadeva di tutto; e il circolo di Arturo Onofri (il fondatore della rivista Lirica). Ad Ancona ritorna periodicamente, e nel 1910 là esegue un ritratto di Massimo Bontempelli, che vi si trovava come insengnante giusto prima di trasferirsi a Firenze. Nel 1915 viene eletto il nuovo Papa Benedetto XV e Pullini ne esegue il ritratto (attualmente conservato nella chiesa di S. Maria in Campitelli). Dal 1916 al 1918 Pullini è ufficiale e prende parte al conflitto, e rimane nel corpo militare anche dopo, fino al 1920. Per le autorità militari inizia a dipingere le famose cartoline. Tornato a Roma, collabora a La Tribuna Illustrata, La Lettura, L'Urbe, La Strenna dei romanisti, e perfino al giornale satirico milanese Satana, dove esegue caricature e disegni umoristici. Ma non tralascia la decorazione d'interni: affresca alcune stanze del Viminale. Nel 1921 partecipa alla prima Biennale romana. Nel 1922 accetta l'incarico di insegnante di disegno e inizia da Cagliari, ma giusto prima di partire esegue il ritratto del nuovo Papa, Pio XI. L'insegnamento lo porta in seguito a Rovigo e Faenza, il che non gli impedisce di partecipare alle mostre, come nel 1926 in cui espone delle caricature insieme con Trilussa, che sarà suo amico per sempre. Nel 1934 ritorna a Roma per insegnare all'istituto Duca degli Abruzzi in via Palestro. E' sempre attivo nella decorazione: affresca la Casa del Fascio di Rovigo nel 1927 e il Palazzo del Littorio di Ancona nel 1930. Sempre nel 1930 vince il concorso per illustrare il libro unico di Stato (per la prima, seconda e terza classe). Inizia la collaborazione con Mondadori, per il quale illustra alcuni libri per l'infanzia di Olga Visentini, e partecipa sempre alle collettive di caricatura, ma questa attività si estende in seguito al ritratto vero e proprio. Durante la Seconda Guerra mondiale e nel periodo successivo osserva il disastro lasciato nella capitale e realizza vignette e acquerelli realistici e ironici. Nel febbraio 1952 Pullini viene colpito da ictus cerebrale e rimane immobilizzato fino alla morte, avvenuta a Roma il 10 luglio 1955.


Pio Pullini: "La cicca" (1944), "Al sole di Roma" (1944)
acquerelli conservati presso il Museo di Roma


Pio Pullini: "In cerca di ostaggi" (1944)
acquerello conservato presso il Museo di Roma

Pio Pullini: Autoritratto
Olga Visentini, Il falco,
Mondadori, 1934
ill. di Pio Pullini

Il libro per la prima classe, Anno XIII
compilato da Dina Belardinelli-Bucciarelli, ill. di Pio Pullini

cover e illustrazione interna

Il libro per la prima classe, Anno XIII, illustrazioni interne




RICCOBALDI DEL BAVA, GIUSEPPE (1887 - 1976)

Giuseppe Sebastiano Giovanni Maria Riccobaldo nasce a Firenze il 4 luglio 1887 da Riccobaldo di Sebastiano della nobile famiglia Riccobaldi del Bava ed Emma di Giuseppe Bertini. La famiglia, di origine volterrana, viene ammessa al patriziato nel 1757. Per il matrimonio con la nobile Maria Arrighi nel 1731, il cognome raddoppia in Riccobaldi del Bava Arrighi, anche se al tempo del nostro il cognome non solo si è ridotto all'originale, ma si è perso anche "del Bava": egli infatti si firma sempre solo "Riccobaldi".
Terminata la Scuola d'Arte, esegue alcune scenografie, in particolare per D'Annunzio; passa in seguito alla pubblicità con cartelloni turistici, cartoline, e manifesti di stampo futurista, dove si fa un nome. In particolare ottengono uno strepitoso successo i manifesti per la Fiat, ad es. nel 1928 realizza il famoso poster delle due grandi berline sulla rampa del Lingotto (v. sotto). Sono circa una sessantina i poster di Riccobaldi.
Come illustratore, inizia la carriera illustrando i libri del cugino volterrano Michelangelo Riccobaldi del Bava (1881-1932): sono entrambi giovanissimi. Collabora al Corriere dei Piccoli nel 1916, ma disegna anche per Scena Illustrata ed altre testate coeve. Per l'editoria illustra una trentina di testi, soprattutto per l'infanzia.
In tarda età, il 30 ottobre 1933, sposa Luisa Scozia a Villavenia (Tortona).
Muore il 21 aprile 1976 a Genova.


Lo stemma della famiglia Riccobaldi del Bava:
di verde, alla fascia d'oro accompagnata da tre stelle dello stesso,
due poste in capo, e una in punta


Illustrati da Riccobaldi:


Michelangelo Riccobaldi del Bava, La risuscitata: romanzo, Genova, Tip. della gioventù, 1900
Michelangelo Riccobaldi del Bava, Fili di ferro e fili di refe: storia di un teatro di burattini, Roma, Opera nazionale della buona stampa, 1922
Verdun, Paul, La tirannia dell'oro, Milano, Pro familia, 1915
Carola Prosperi, Reucci e fatine al chiaro di luna: venti fiabe, Bemporad & figlio, 1923
Cesarina Lupati, I monelli di Londra: Romanzo per fanciulli, Fratelli Treves Edit. Tip., 1926
Caroline Sellon, Il cofanetto di novelle della nonna (tradotto dall'inglese da Maria Lenzi Adami; illustrazioni in nero e sette tavole a colori fuori testo di G. Riccobaldi), Bemporad, 1928
Ferruccia Cappi Bentivegna, Picciotti in Tunisia: romanzo per ragazzi, Marzocco, 1940
Cristoph von Schmid, Le novelline (raccontate ai bambini italiani da Maria Pezzè Pascolato; sedici tavole a colori di Giuseppe Riccobaldi), Hoepli, 1944
Ettore Malot, Senza famiglia (trad. Fabio Maffi, tavole a colori, copertina e disegni di Giuseppe Riccobaldi Del Bava), Milano, A. Corticelli (Tip. A. Cordani), 1945. Rist. Mursia, 1948
Umberto Colombini, Il diavolo nel campanile, Ed. Lombarda, 1946 (Tip. Aurora)
Anna Franchi, Gingillo, Milano, Lombarda, 1946
Charles Perrault, Le più belle fiabe (trad. Italiano Marchetti), Firenze, Franceschini, 1950
Hans Christian Andersen, Novelle, Firenze, Franceschini, 1951
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino, Salani, 1956. Rrist. Gribaudo, 2016
Salvator Gotta, La damigella di Bard: romanzo e commedia, Milano, Corticelli, 1957
Adelaide Pintor Dore, La rosa e l'anello: fiaba (di Guglielmo Thackeray, narrata da A. P.), Torino, Unione Tip. Ed. Torinese, 1957
H. G. Wells, La guerra dei mondi (narrato da Simonetta Palazzi), Torino, UTET, 1958
Walter Scott, Ivanhoe (narrato da Cesare Giardini), Torino, UTET, 1959
Edmondo About, Il re della montagna (narrato da Simonetta Palazzi), Torino, UTET, 1959
La vita avventurosa di Lazzarillo di Tormes (romanzo picaresco spagnuolo narrato da Aldo Gabrielli), Torino, UTET, 1959
Erberto Giorgio Wells, La macchina del tempo (narrato da Gino Regini), Torino, UTET, 1960
Il Morgante maggiore: poema eroicomico di Luigi Pulci (narrato da Paolo Nalli), Torino, UTET, 1960
La storia del cavaliere errante don Chisciotte della Mancia (romanzo di Michele Cervantes narrato da G. Edoardo Mottini), Torino, UTET, 1962


Giuseppe Riccobaldi, manifesto per Fiat (1928)



F. Cappi Bentivegna, Picciotti in Tunisia, Marzocco, 1940
ill. interne di
G. Riccobaldi



Carola Prosperi, Reucci e fatine al chiaro di luna, Bemporad, 1923
ill. interna di G. Riccobaldi


Carlo Collodi,
Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino,
Salani, 1956
ill. interne a tutta pagina di Giuseppe Riccobaldi
(courtesy Lia Madorsky)





ROSSINI, GASTONE (1920 - 2001)

Short bio alla pagina ILLUSTRATORI SIGNORINE
Biografia completa nel volume di Anna Levi Storia della Biblioteca dei Miei Ragazzi.


Illustrazione di Gastone Rossini
in antiporta a Il Signor Rampicucci,
I Libri della festa Salani,
1947
Illustrazione di Gastone Rossini
in antiporta a Italo Balbo,
Piccoli Libri della Patria Salani,
1941


G. Fornari, Il tamburino della legione di ferro, I Libri della festa Salani, 1942
cover di Gastone Rossini

Tre copertine di Gastone Rossini per la
Biblioteca dei Miei Ragazzi
Salani, ed. del dopoguerra


M. Giampietro,
Il mago dell'etere
Vallecchi, 1953
cover di Gastone Rossini
(courtesy Lia Madorsky)

RUBINO, ANTONIO AUGUSTO (1880-1964)

Nasce a Sanremo il 15 maggio 1880. Laureato in legge all'Università di Torino nel 1903, in materie artistiche è autodidatta; esordisce con disegni simbolisti in b/n. Nel 1903 espone alla mostra degli Amici dell'Arte e in seguito alla Promotrice di Torino. Nel 1905 viene premiato con la medaglia d'argento all'Esposizione di Cuneo, ed abbandona la professione per dedicarsi alla poesia e all'arte, ed entrare nel giornalismo; diviene popolare con storielle per ragazzi in serie, e varie illustrazioni per l'editoria infantile. Nel 1906 sposa Angela Lissoni, dalla quale ha quattro figli, uno dei quali morirà prematuramente nel 1946. Nel 1907 partecipa alla Biennale di Venezia con due ex-libris; sempre nel 1907 collabora con il Giornalino della Domenica e l'anno seguente inizia la collaborazione ben più duratura con il Corriere dei Piccoli, per il quale disegna la testata, i fregi, illustra racconti, crea personaggi: da Pierino (il bambino perseguitato da un ossessivo pupazzo del quale non riesce a disfarsi) a Quadratino, da Pino e Pina a Lola e Lalla, Caro e Cora, Luca Takko e il Generale Bombarda, Italino e Kartofel Otto, Tito Tonto e Dinamello, Pandispagna e Liquerizia, Beniamino e zio Menenio, Polidoro Piripicchi, e tanti altri. Complessivamente, nell'arco della carriera, crea una cinquantina di personaggi. Nel 1912 inizia la collaborazione con Mondadori, per il quale cura la grafica della collana La Bibliotechina de "La Lampada". Durante la Prima Guerra Mondiale collabora La Tradotta, giornale della Terza Armata destinato ai soldati, per il quale crea il caporale Piglio, sempre pronto a elargire consigli non richiesti, e l'eroico Muscolo Mattia. Qui conosce Brunelleschi, con il quale si lega di amicizia. Dal 1919 dipinge anche ad olio ed espone a due Biennali veneziane, alla mostra Amatori e Cultori di Roma, alla Permanente di Milano, alle mostre della Camerata Combattenti d'Italia (1929 e 1931). Nel 1925-26 espone con due personali a San Remo. Nel 1927 collabora al Balilla, e nel 1929 fonda e dirige Mondo Bambino per i grandi magazzini La Rinascente di Milano. E' anche decoratore di ambienti. Collabora con Il cartoccino dei piccoli di Monza, mentre nel 1931 inizia la lunga collaborazione con Mondadori, assumendo la direzione di Topolino dal 1935 al 1940. Realizza cortometraggi e cartoni animati: Nel paese dei ranocchi viene premiato alla Mostra Cinematografica di Venezia nel 1942; Crescendo rossiniano (perduto durante la guerra), I sette colori (alla VII Mostra Internazionale di Cinematografia per Ragazzi di Venezia nel 1955). Nel 1955 riprende a collaborare con il Corriere dei Piccoli, ma il suo stile liberty non incontra più il favore del pubblico e nel 1959 si ritira definitivamente. Muore a Baiardo (Imperia) il 1° luglio 1964.

TITOLI:
Vezzi e disegni (1911)
I balocchi di Titina (1912)
Viperetta (1920)
Tic e Tac (1920)
Lillo e Lalla (1920)
Il frottoliere (1930)
Finestra aperta (1937)
Pupi (1938)
Fiabe quasi vere (1944)
Pippo Frottola (1944)
Il libro del belvedere (1947)
Rimane inedito il titolo "Il mistero del tempo" (1945).


I balocchi di Titina,
testo e ill. di
Antonio Rubino
Bibliotechina de La Lampada
(fuori collana)

Il Corriere dei Piccoli,
Anno V, N° 26, 29 giugno 1913

ill. di A
ntonio Rubino


Antonio Rubino,
Pippo Frottola,
Vallecchi, 1944

Antonio Rubino
Viperetta
,
Vitagliano, 1919


Antonio Rubino
O di Giotto
,
I.E.I., n.d.

Antonio Rubino
Re Bifè
,
I.E.I., n.d.


Antonio Rubino, Autoritratto
courtesy La Stampa - Tuttolibri,
13/12/2008
Antonio Rubino
Numeretta
,
I.E.I., n.d.
 


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