libri e giornali per ragazzi

ILLUSTRATORI D-L

DE CAROLIS, ADOLFO (1874 - 1928)

Nasce a Montefiore dell'Aso (Ascoli Piceno) il 6 gennaio 1874 da Gioacchino, medico condotto, e da Ester Pompei. Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Bologna dove si diploma nel 1892. Pittore sia a tempera sia ad olio, affreschista, decoratore e xilografo. L'attività è vasta, così come i generi pittorici, passando dal simbolismo ai preraffaelliti al liberty. E' anche ritrattista, ma l'attività maggiore è quella di designer: testate, locandine, etichette, la serie di ex libris per famosi personaggi come Eleonora Duse, oggettistica varia, perfino una serie di bottigliette in vetro di Murano per profumi. Per D'Annunzio, del quale illustra diversi testi, disegna anche costumi e sconografie. Suoi affreschi sono nell'aula magna dell'Università di Pisa, del Palazzo Comunale di Ascoli e nel palazzo provinciale di Arezzo. Per l'editoria esegue lavori raffinatissimi, di sapore liberty, come la testata del Marzocco, e collabora a riviste letterarie e artistiche: "Leonardo", "Hermes", "Novissima". Su suggerimento dell'amico Gabriele D'Annunzio de Carolis si firma de Karolis in moltissime illustrazioni librarie. Nel 1900, fatta la conoscenza di Giovanni Pascoli, oltre ad occuparsi della decorazione grafica di alcune sue pubblicazioni, cesella per il poeta il pomo d'argento di un bastone che viene donato a Pascoli dai fratelli Orvieto, che glielo inviarono a Messina. Nello stesso anno l'Accademia delle Belle Arti di Perugia lo nomina accademico di merito. Nel 1901 ottiene un incarico di professore aggiunto alla cattedra di Ornato dell'Accademia di belle arti di Firenze. Nel 1902 disegna il manifesto pubblicitario del Marzocco e nello stesso anno sposa la modella Quintilina Ciucci, detta Lina, nata ad Anticoli da Corrado, dalla quale avrà cinque figli. La figlia maggiore di de Carolis, Donella, sarà anch'essa un'abile pittrice e xilografa. Dopo la prima guerra mondiale si trasferisce a Roma, dove disegna diplomi e medaglie del Ministero della Guerra. Muore a Roma il 7 febbraio 1928.
(Biografia completa e dettagliata in: Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani)

ILLUSTRAZIONI

Per D'Annunzio: La figlia di Iorio (1904), di cui esegue anche la locandina e cura i bozzetti e i costumi per l'allestimento teatrale, La fiaccola sotto il moggio e le Elegie Romane. Dal 1906 al 1912 illustra i quattro volumi delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Nel 1909 disegna l'edizione della Fedra in stile arcaizzante e simbolista, L'Alcione (19xx) e nel 1912 Le Canzoni delle Gesta d'oltremare.
Per Giovanni Pascoli: xilografie dei Primi Poemetti e dei Poemi Conviviali, Odi ed Inni, e nel 1914 la raccolta di tutte le poesie, per l'editore Zanichelli e lo farà anche per le poesie di Giosuè Carducci. Dal 1921 al 1928 illustra la collana dei Poeti Greci tradotti da Ettore Romagnoli sempre per Zanichelli.
Per Marino Moretti illustra le raccolte Fraternità (1905) e La serenata delle zanzare (1908).
Per l'editore Angelo Fortunato Formiggini le guardie della collana I classici del ridere. Nel 1914 anche 41 xilografie per la serie delle carte da gioco italiane.
Nel 1921 incide per il Centenario Dantesco una piccola xilografia di Dante allo scrittoio, cui seguirà un grande ritratto frontale di Dante che medita sulla Divina Commedia. D'Annunzio interviene per acquistare il ritratto, lo ribattezza "Dante Adriacus" in ricordo dell'impresa fiumana e lo colloca nella biblioteca del Vittoriale.

Giovanni Pascoli, I Canti di Castelvecchio, Zanichelli, 1921
cover di Adolfo de Karolis
(courtesy Donatella Legnani)


Vamba, I bimbi d'Italia di chiaman Balilla,
Bemporad, 1915, cover di Adolfo de Karolis





Georges Courteline, Il treno delle 8.47', Formiggini, 1928
Per la collana "Classici del ridere" Adolfo de Karolis disegna le guardie
(courtesy Donatella Legnani)

FABBI, FABIO (1861 - 1946)

Nasce a Bologna il 18 luglio 1861, figlio di quel Dino Fabbi che ...
E' allievo di Augusto Rivalta all'Accademia di Firenze, dove inizia come scultore, in seguito ritiene di esprimersi meglio nella pittura.
Soggiorna a Parigi, Monaco di Baviera, da dove ricava quella maniera decorativa floreale derivata dall'Art Nouveau, Varsavia, e infine in Egitto, ad Alessandria, insieme con il fratello Alberto (Bologna, 20/9/1858 - 21/6/1906) anch'egli pittore e ritrattista (suo è il ritratto del Cardinale Svampa), nonchè figurinista di costumi orientali. L'Egitto ispira molto i due fratelli, ma a causa della prematura scomparsa di Alberto, è Fabio che acquisirà nel tempo la fama per quel gusto orientale (esordendo nel 1888 con "Donna Araba" che partecipa alla Mostra del Circolo degli Artisti; per le opere orientali viene decorato dal Re Umberto I). Nel 1889 viene premiata a Torino l'opera "Testa di Cristo". Fabio Fabbi è attualmente assai quotato sul mercato dell'arte; nel Museo del Risorgimento di Firenze è conservata la tela "La morte di Anita Garibaldi". Alcune tele (di entrambi i fratelli Fabbi) sono conservate nel palazzo comunale di Bologna. Fabio Fabbi è anche grafico e cartellonista, ed illustra per l'editoria fiorentina per ragazzi. Nel 1900 illustra con schizzi e disegni quasi fotografici il libro, sorta di denuncia sociale, Firenze sotterranea di Jarro (Giulio Piccini) edito da Bemporad. Illustra a tempera ed acquerello una pregevole edizione di Eneide, Iliade, Odissea. Collabora a Italia Ride, rivista umoristica a cavallo sel secolo. Muore a Casalecchio di Reno (Bo) il 24 settembre 1946.

F. Fabbi, Danzatrici orientali, olio su tela
Molti dei quadri orientali sono visibili nel sito web
fabio-fabbi.blogspot.com


Fabio Fabbi in una foto del 1905

E. Messina
Storia di buoni zoccoli
e di cattive scarpe

Biblioteca Bemporad
per i Ragazzi, 1926

ill. di F. Fabbi
F. Fabbi,
illustrazione per un racconto dell'Almanacco Bemporad 1914





Etre Valori,
Il veliero dai tre colori
,

Biblioteca Economica per i Ragazzi Bemporad,
1933,
illustrazione interna di F. Fabbi

FAORZI, FIORENZO (1911 - 2001)

Appartiene ad una famiglia dove la tradizione è quella di vinaio, o almeno così sono definiti i mestieri del padre e del nonno, nonché di alcuni zii, che avevano bottega. La famiglia ha origine nel Mugello, e si trasferisce nel centro di Firenze negli anni attorno al 1850: Pasquale e la moglie Gaetana Innocenti con i tre figli Giuseppe, Ferdinando, e Giovanni (alcuni indirizzi della famiglia sono infatti via dei Macci, via della Colonna, Borgo Pinti). Il maggiore Giuseppe sposa Annunziata Degli Innocenti (poi Falli), dalla quale ha tre figli: Regina (n. 1859), Eugenio (n. 1863) e Franco (n. 1865). Ferdinando sposa Rosa Ceroni, dalla quale ha due figli, Virgilio (n. 1869) e Orlando (n. 1872). Il minore Giovanni (21/3/1843 - 6/7/1917) dai documenti anagrafici risulta analfabeta, di professione stovigliaio-vinaio, morto in età avanzata per infarto. Dalla prima moglie Luisa/Elisa Bocciolini ha i figli Silvio (n. 1868), Arturo (n. 1869), e Silvio (n. 1871). I due Silvio muoiono in tenera età. Nel 1874 muore anche la moglie, e due anni dopo, il 9/3/1876, Giovanni sposa Giulia Bartoli, di professione sigaraia, nata a Monsummano il 12/6/1857, che gli dà gli altri sei figli: Alfredo (n. 9/3/1877), che porterà avanti la tradizione del mestiere di vinaio; Gino (n. 10/2/1878); Ida (n. 15/3/1880); Natale (25/12/1881 - 20/1/1939); Annetta (n. 26/7/1887); e Armando (n. 8/9/1883). Di Natale diamo qualche notizia in più, perchè è il primo della famiglia a dedicarsi all'arte: rimasto celibe, nel 1900 è tra gli allievi della sezione di pittura dell'Istituto d'Arte di Firenze e nel 1904 partecipa al Concorso per il Pensionato Artistico Nazionale presso l'Accademia di Belle Arti. Partecipa inoltre al celebre concorso Alinari per le illustrazioni della Divina Commedia, risultando tra i migliori: dalle sue tavole furono tratte delle cartoline. Muore a causa di "avvelenamento da ipnotici".
Armando, che pure nei registri anagrafici risulta "esercente", sembra versato non tanto nella pittura quanto nel mestiere di imbianchino, infatti lavora principalmente come decoratore di interni e affresca alcune chiese in Toscana. Il 7/3/1903 sposa a Montughi Arduina Venturi (n. 13/9/1884) dalla quale ha due figli: Fiorenzo (3/2/1911 - 9/4/2001) e Giovanni (n. 14/6/1919), entrambi veramente dotati di sensibilità artistica, infatti sono eccellenti pittori e disegnatori. Il più celebre dei due, Fiorenzo, diplomatosi nel 1931 all'Istituto d'Arte, ne diviene poi docente (lo stesso dove attualmente insegna il figlio Gian Marco). Nel
1925 esordisce come illustratore per Vallecchi, ma è con Salani che lavora maggiormente, di cui sono note diverse versioni del Pinocchio (la prima è del 1934). Il 20/7/1946 sposa Vera Bertini. Nel corso della carriera espone anche in galleria, ma è più noto come illustratore per l'editoria che come pittore. Negli Anni Quaranta collabora, insieme con il fratello Giovanni, a La settimana dei Ragazzi, all'epoca diretta da Laura Orvieto. Per la casa editrice Salani Fiorenzo illustra diversi volumi della Biblioteca delle Signorine nella seconda versione, quella con la cover rosa o blu, diverse antiporte delle serie per i più piccoli e ben 38 copertine della Biblioteca dei Miei Ragazzi, mentre il fratello Giovanni ne illustra due.
Dettagli sulla vita professionale di quest'ultimo sono nel volume di Anna Levi Storia della Biblioteca dei Miei Ragazzi.

L'edizione del Pinocchio per la collana I Grandi Libri Salani,
ill. di Fiorenzo Faorzi
, 1934; a ds: Mangiafuoco.

L'edizione del Pinocchio nella versione in brossura Salani,
ill. di Fiorenzo Faorzi
, 1935; a ds: Mangiafuoco.
Si noti il gioco di Pinocchio che tiene in mano la precedente versione.

Ill. di Fiorenzo Faorzi in antiporta a
I nostri Balilla
, serie
Piccoli Libri della Patria
,
Salani, 1936
Ill. di Fiorenzo Faorzi in antiporta a
Animaletti astuti
,
Grandi Piccoli Libri
,
Salani, 19
40


Ida Baccini, Le memorie di un pulcino,
Marzocco, 1947
cover e ill. interna di Fiorenzo Faorzi

Ill. di Fiorenzo Faorzi in antiporta a
La cavalleria
, serie
Piccoli Libri della Patria/
Il nostro esercito
,
Salani, 1939
Ill. di Fiorenzo Faorzi in colofon a
La cavalleria, serie
Piccoli Libri della Patria/
Il nostro esercito
,
Salani, 1939


Eugenia Costanzi Masi,
Velocità ridotta,
Biblioteca delle Signorine,
1946,
ill.
di Fiorenzo Faorzi
Alcuni vogliono ravvisare nelle
fattezze dell'uomo il ritratto del fratello Giovanni, al quale Fiorenzo Faorzi era legato da sincero affetto
Baronessa Orczy,
Un figlio della rivoluzione,
Grandi Romanzi Salani,
1938
ill. di Fiorenzo Faorzi


Ill. interna di Fiorenzo Faorzi tratta da
Deda Pini, I racconti dei Carolingi, Marzocco, 1955



FIORENZO FAORZI
non solo un illustratore per la casa editrice Salani

un articolo di SILVIA SERRELI


FOSSOMBRONE, ANDREA (1886 - 1963)

Nasce a Zara il 30 novembre 1886 da Nicolò e Caterina Dunatov. Studia a Trieste, specializzandosi in copie dal vero. Viene premiato al concorso per i pannelli decorativi della Cassa di Risparmio di Trieste. Espone alla I Mostra Internazionale d'Arte Sacra nel 1922, alla Biennale di Brera, alla mostra della Famiglia Artistica. Nel secondo decennio collabora alla Rassegna d'Arte della casa editrice Arti Grafiche Alfieri e Lacroix per la quale realizza
il monumento ai Caduti (Milano). E' seguace di Andrej Towiansky (1799-1878, iniziatore di un movimento religioso chiamato "opera di Dio" che conobbe una certa diffusione tra la metà del sec. XIX e l'inizio del sec. XX) conosciuto tramite Attilio Begey e Brizio Casciola. Anche Fossombrone dà inizio ad una "milizia spirituale" tendente a portare il fuoco sacro del cristianesimo nella vita di ogni giorno, familiare, professionale e pubblica. Sposa Cornelia Defendi che conosce nell'ambiente salutista e dopo la sua morte nel 1935 si consacra totalmente alla vita spirituale e alla pittura. Abbondante è la sua produzione pittorica di arte sacra. A Milano nella chiesa di San Babila c'è una sua Via Crucis, e nella chiesa di S. Protaso una crocifissione e una pala d'altare; a Zara nella chiesa di San Simeone vi sono alcune opere. E' illustratore per l'editoria, ma limitatamente a soggetti sacri o spirituali, ed anche scultore (suo è e un busto del Tommaseo conservato a Milano). Altre sue opere famose sono: un ritratto di Dante (1921), il ritratto della moglie, il ritratto di Beethoven, e quello di Don Brizio Casciola, suo buon amico; e varie opere a soggetto spirituale, quale il "De Profundis". Muore a Milano il 25 novembre 1963, e nel 1964 a Milano si tiene una personale postuma.
l disegni per l'editoria sono in genere solamente siglati da una F maiuscoletta o dalla sigla AF
, sempre in angolo e poco visibile. Raramente il nome è per esteso, sempre in maiuscoletto.


Andrea Fossombrone
Autoritratto (1923)



Andrea Fossombrone, Ritratto di Dante (1921, acquaforte)
come appare in antiporta al volume di Brizio Casciola Enimma dantesco,
Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1950
courtesy Centro Dantesco, Ravenna

Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra:
C. Angelini,
Il leggendario dei Santi
,
Serie IV n° 12.
E' l'unica ill. di Andrea Fossombrone nella serie
.

Ds: ill. int. di Fossombrone per Il leggendario dei Santi


Maria Pasini, Donne d'Italia, Paravia, 1933.
Cover e tre ill. int. di Andrea Fossombrone


GOLIA (COLMO EUGENIO, 1885 - 1967)

Nasce a Torino il 29 ottobre 1885 da Francesco Colmo, notaio alle Ferrovie, e da Teresa Randone, ultimo di cinque fratelli. Al liceo ha per compagni e amici Tancredi Vigliardi Paravia e Guido Gozzano (che inventa per lui lo pseudonimo di Golia). Lascia gli studi universitari per dedicarsi alla carriera artistica, e collabora con i giornali satirici torinesi Due di picche e Torino ride; dirige Pasquino dal 1904 al 1906. Nel 1911 organizza con Giovanni Manca la prima mostra internazionale di umorismo, durante l'Esposizione di Torino per il 50° dell'Unità d'Italia, e collabora, tra il 1912 e il 1914 con diverse testate. Nel 1914 fonda con Caimi (direttore di La donna) e Pitigrilli (direttore di Le grandi firme) il settimanale satirico Numero, che durante l'anno assorbe il napoletano Ma chi è? Nel 1915 sposa Lia Tregnaghi. Dopo la guerra l'attività artistica di Golia come umorista, illustratore, copertinista, cartellonista pubblicitario continua con successo. Scrive libri un albo per
fanciulli Abecedario di guerra (Lattes, 1915) e illustra il volume postumo di Gozzano La principessa si sposa (Treves, 1917).
Numero chiude per difficoltà economiche nel 1922, e Golia inizia una nuova attività come ceramista. Collabora con Mondadori, UTET e Paravia. Nel 1941 una serie di drammatici rovesci (crisi familiare, suicidio della moglie, bombardamento della casa e distruzione dello studio) si abbattono su di lui. Sfolla ad Alba, senza lavoro, e ritorna a Torino nel 1944. Redattore della Gazzetta del Popolo, conosce e sposa la giovane artista Alda Besso, che si firmerà Giò Golia. Ritorna alla grafica, esordisce come pittore, fa bambole caricaturali insieme a Giò, insegna figurino teatrale. Vasta è la sua produzione di disegni anche negli ultimi anni di vita, nonostante i problemi alla vista e sofferenza ai polmoni. Muore a Torino il 15 settembre 1967.

Térésah, Il romanzo di Pasqualino, Bemporad, 1917
cover e ill. interne di Golia
courtesy Tesori di carta, Bologna

Alfredo Panzini,
Il diavolo nella mia libreria,
Mondadori, n.d.
cover di Golia
Térésah,
Apparizioni del viandante
,
Mondadori, 1950
ill. di Golia
courtesy Tesori di carta, Bologna


Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra:
G. Brigante Colonna,
I grandi viaggiatori
,
Serie
IV n° 9.
E' l'unica ill. di Golia
nella serie
.

GUGU' (1864 - 1942)


Ristampa anastatica de:
Maso Bisi, Il libro delle oche, Bemporad 1910, ill. di Gugù
Il volume fa parte di una collezione di lettura amena "Per i più piccini",
in formato album, elegantemente rilegati in tutta tela.

Gugù è un'illustratrice incredibile, la bellezza dei suoi disegni, la cura dei particolari, il sapore un po' rétro delle figurine di bambini, con i loro abitini antiquati, i colori pastello, la grazia delle composizioni, la accomunano senza dubbio ai grandi maestri dell'Ottocento come Arthur Rackham e Kate Greenaway. Ma noi in Redazione a Gugù siamo affezionati anche per motivi personali: Gugù era di Ravenna, e una delle nostre collaboratrici, che ne ha tracciato il profilo nella pagina dedicata, è anche lei di quella città. Dove non si dimenticano di Gugù, anzi. C'è Massimo Navoni che ristampa in anastatica i suoi libri più belli e famosi:
Tur-lu-ri, La belle Histoire du Prince Muguet, ed ora questa ristampa de Il libro delle oche.
E a Ravenna ci sono spesso iniziative per ricordare Gugù: nel novembre 2014, per i 150 anni dalla nascita, una splendida mostra; la ristampa, aggiornata, riveduta e ampliata, della biografia di Gugù scritta da Mirca Modoni; e la storia di Gugù, della sua generosa vita a favore dei bambini poveri e malati, raccontata ai fanciulli: perchè non vada persa questa bellissima storia, soprattutto in questi nostri giorni così poveri di valori. L'iniziativa è di Maria Grazia Caccia, alla quale va tutto il merito di aver fatto un'operazione interessante
e graficamente innovativa: per le illustrazioni ha infatti utilizzato i disegni originali di Gugù, prendendoli dall'archivio ravennate. Entrambi i volumi sono ordinabili presso la Libreria Dante di Longo (Ravenna), così come i volumi delle prime pubblicazioni in ristampa anastatica.

Mirca Modoni Georgiou,
Gugù - migliaia di bambini
nella mente

Capit, 2014
Maria Grazia Caccia,
Storia di Gugù narrata ai bambini illustrata da lei stessa,
edizione propria, 2012




Lina Schwarz, Ancora!..., Cogliati 1910, ill. interne di Gugù



click to enlarge




Il Giornalino della Domenica, Anno IV, n° 2
10 gennaio 1909
cover di Gugù


GUSTAVINO (ROSSO GUSTAVO, 1881 - 1950)

Nasce a Torino nel 1881. Esordisce a 27 anni illustrando il libro Firenze presa sul serio (1908) di Augusto Novelli. Alla fine dello stesso anno esce il primo numero de Il Corriere dei Piccoli e Gustavino inizia un lungo percorso con questo giornale, creando soprattutto illustrazioni e qualche fumetto. Nel 1921 inizia a collaborare dai primi numeri con l'Illustrazione del popolo, realizzando paginoni sul genere di quelli che Beltrame creava per la Domenica del corriere. Collabora con Paravia e con UTET per la quale disegna le guardie della collana La Scala d'Oro, e di cui illustra anche diversi titoli. Illustra anche per Bemporad, Mondadori e Treves. Crea per L'Enciclopedia dei Ragazzi (Mondadori) il personaggio del cuoco Trol, illustrando una favola in rima di Arrigo Boito.
Il suo capolavoro è considerato da tutti i critici Le confessioni di un italiano nella prima ed. critica collazionata sul manoscritto a cura di Fernando Palazzi comprendente 232 illustrazioni e 22 tavole fuori testo (Treves-Treccani-Tumminelli, 1931). Muore a Milano nel 1950.



Ill. di Gustavino per
"Il piccolo burattinaio", dal
Corriere dei Piccoli,
Anno VI, 6 luglio 1914


Per la collana Scala d'Oro (U.T.E.T.) illustra ben 11 volumi: Serie I n° 3, Serie II n° 3, Serie III n° 5 e 7, Serie IV n° 4, Serie V n° 5 e 12, Serie VI n° 4, Serie VII n° 4 e 10, Serie VIII n° 1.


Elena Viner,
Piccole storie di due bimbe vere
,
Paravia, 1918
ill. di Gustavino
courtesy Lia Madorsky
A. Fabietti,
Italiani alla scoperta della Terra
,
Paravia, 1945
ill. di Gustavino
courtesy E. Samarelli


Ill. di Gustavino per "Le tre figlie di Ridibene", racconto del
Corriere dei Piccoli,
Anno VI, 8 febbraio 1914


LIBRI E GIORNALI PER RAGAZZI
ILLUSTRATORI
A-C
LIBRI E GIORNALI PER RAGAZZI
ILLUSTRATORI
D-L
LIBRI E GIORNALI PER RAGAZZI
ILLUSTRATORI
M-R
LIBRI E GIORNALI PER RAGAZZI
ILLUSTRATORI
S-Z

HOME