letteratura per ragazzi

EMILIO SALGARI
(21 agosto 1862 - 25 aprile 1911)

Emilio Giuseppe Carlo Maria Salgari nasce il 21 agosto 1862 a Verona, da Luigi e Luigia Gradara, in una modesta casa al numero 7 di corso Porta Borsari. La famiglia appartiene alla piccola borghesia di origine popolana - gli antenati erano osti - il padre commercia in stoffe. Il cognome si pronuncia con l'accento piano, Salgàri. Emilio sente presto voglia d'avventura, a 16 anni è a Venezia, presso una zia, dove si iscrive al primo corso del Regio Istituto Tecnico e Nautico. In qualche modo passa tre mesi su una piccola nave da trasporto che batte l'Adriatico: sarà questa la sua unica esperienza di marinaio, anche se in seguito la sua fantasia gli farà dire di aver compiuto viaggi memorabili (e dopo la sua morte anche il figlio Omar rincarerà la dose), fino a fregiarsi del titolo di "Capitano". Scrive alla fidanzata Ida, poi sua moglie, lettere che sono già romanzi (Ida Peruzzi, di Ubaldino e Agostina Montrezot, nata a Verona nel 1868). Nel 1883 è di ritorno a Verona, dove collabora a La Nuova Arena come correttore di bozze finchè viene pubblicato a puntate La tigre della Malesia (dal 16/10/83 al 13/3/84), ed è l'inizio del successo. Nel 1887 esce il suo primo volume presso un editore milanese (Guigoni), La favorita del Mahdi. L'abate Galiani, che è stato suo insegnante, gli suggerisce in seguito di trasferirsi a Torino presso l'editore Speirani, attivo nell'editoria per ragazzi (Il novelliere illustrato, La vacanza del giovedì, L'innocenza, pubblicazioni che spariranno sotto la scure del Giornalino della Domenica). La famiglia arriva a Torino a fine 1892, dove per lungo tempo deve fare quadrare il pranzo con la cena. E' vero che Emilio scrive indefessamente - lavora contemporaneamente per tre editori: Speirani, Treves, Paravia; a partire dal 1895 anche per Bemporad - ma i soldi che arrivano o sono troppo pochi, o vengono mal impiegati: resta il fatto che la mancanza di denaro sarà la cagione del disastro.

La produzione salgariana nel frattempo acquista una popolarità immensa, grazie anche alle sapienti illustrazioni che gli editori procuravano a corredo del testo, e perfino la Regina Margherita si congratula con l'autore. Nel 1897 Emilio Salgari è nominato Cavaliere, e da allora dedicherà la prima copia di ogni sua pubblicazione alla Regina.
La casa editrice Donath lo convince a trasferirsi a Genova; in questi anni stringe amicizia con i suoi pochi veri amici: il musicista Emilio Firpo, l'illustratore Pipein Gamba, e Luigi Motta, veronese come lui, e assai più giovane, che in seguito nel divenne l'epigono.

Nel 1899 esce per Donath Il Corsaro Nero, uno dei successi editoriali più strepitosi della storia. A Genova la famiglia si trova bene, tuttavia Salgari decide di tornare a Torino al volgere del secolo. Qui la situazione economica peggiora sempre più, e Salgari non trova di meglio che pubblicare altri testi sotto pseudonimo (i suoi erano già una quarantina), ma si tratta di canovacci un po' tirati via, e non hanno il successo delle avventure firmate Salgari. Gli pseudonimi usati sono: Guido Landucci, Cap. Guido Altieri, E. Bertolini, S. Romero. La moglie comincia a star male e dare segni di pazzia, i figli crescono senza una guida, poiché lui passa le giornate e le nottate a scrivere, scrivere, scrivere. Come ricordano in molti, consulta continuamente atlanti ed enciclopedie, e soprattutto i giornali con resoconti di viaggi e scoperte dell'epoca: si documenta scientificamente per poter descrivere i luoghi esotici dei suoi libri. Cambiano spesso di alloggio: via Morosini, via Superga, piazza San Martino, via Guastalla, corso Casale; i soldi mancano sempre, anche se la produzione letteraria, non si sa come, aumenta: negli ultimi cinque anni pubblica oltre venti romanzi. Sono gli anni in cui Salgari viene preso da una certa lucida follia (per i dettagli rimandiamo alle biografie ufficiali), raccontati in seguito dal figlio Omar, il quale mescola verità e invenzioni, manipolato dallo spirito del suo tempo.

Nel 1906 rompe il contratto con Donath e passa a Bemporad, per il quale pubblica complessivamente 25 titoli. Enrico Bemporad si rende conto che le trame sono più o meno le stesse e sollecita qualcosa di nuovo: Salgari produce allora Le meraviglie del Duemila, un testo pieno di anticipate invenzioni - quali la televisione - non diversamente da ciò che fece Jules Verne con La giornata di un giornalista americano nel 2889. I due scrittori sono stati più volte accumunati dalla critica, per il genere avventuroso, per l'inventiva, per la descrizione di paesi esotici da loro mai veduti, per la passione del mare, e tuttavia essi sono profondamente diversi, così come la loro scrittura: fredda, colta e ricercata quella di Verne, passionale, semplice e diretta quella di Salgari. C'è da aggiungere che Salgari stesso ammette di prender spunto dai romanzi d'avventura di Fenimore Cooper ma anche dello stesso Verne, di cui talvolta ricalca perfino le trame. Tuttavia, la critica accolse Verne assai favorevolmente fin dagli esordi (e infatti Verne divenne ricco), mentre Salgari fu sempre osteggiato, e molto soffrì dall'essere così sfavorevolmente paragonato al collega francese.

Nel 1909 Emilio Salgari compie un primo tentativo di suicidio, gettandosi su una spada. Lo trova la figlia Fatima. Nel 1910 la moglie si vede costretta a scrivere a Bemporad sollecitando non si sa bene cosa (lamenta comunque la soppressione dell'assegno mensile), ma l'editore risponde seccamente di non essere uso a subire pressioni di nessun tipo. (1)

Nel 1911 le cose precipitano. Ida manifesta segni di follia e viene ricoverata in una casa di salute, ma poiché Salgari non ha il denaro per pagare la retta, la donna viene confinata in manicomio, cosa che getta il marito nello sconforto. Il 22 aprile scrive numerose lettere di addio, ai figli, agli editori, ai giornali. In tutte si dice rovinato e senza un soldo, nonostante i "milioni di ammiratori", i soli che gli abbiano dato soddisfazione. Il 25 si allontana da casa, lo trovano la mattina seguente in un burrone nella valle di S. Martino, dove appunto aveva scritto ai figli di cercarlo. Si era ferito al collo e all'addome con un rasoio, ed era morto dissanguato.

La radura sul Colle del Lauro (Torino) dove Emilio Salgari pose fine alla sua vita il 25 aprile 1911.
Questa fotografia, chissà come, appare in quasi tutte le biografie da noi consultate, con varianti sul posto esatto, contrassegnato da una croce, e in genere con la figura sulla destra eliminata.
Questa è la fotografia originale dell'epoca.
(courtesy Archivio Brandolini Morgagni)

La morte dello scrittore non suscitò il clamore che forse egli si aspettava, e il funerale fu fatto passare sotto silenzio dalle Autorità, impegnate in quei medesimi giorni nelle manifestazioni per l'Esposizione Universale; a seguire il feretro v'erano solamente dei giovani, dei ragazzi con i libri sotto il braccio: i veri unici estimatori di Salgari. Nemmeno i giornali diedero risalto all'accaduto, con l'eccezione de La Stampa, che tra l'altro aprì subito una sottoscrizione per aiutare i figli, alla quale aderirono due sole personalità: Amalia Guglielminetti e Giacomo Puccini. La salma fu mandata a Verona, dove fu accolta dalla famiglia Peruzzi e degnamente sepolta.

UNA FAMIGLIA DISGRAZIATA

Nel 1889 il padre dello scrittore commise suicidio, dando vita a ciò che i posteri chiameranno la tara della famiglia: suicida sarà Emilio, e suicidi i suoi figli. C'è da aggiungere che la moglie Ida, sposata il 30 gennaio 1892, morirà in manicomio il 1° ottobre 1922. Lui la chiamava Aida, e l'amerà per tutta la vita. Ebbero quattro figli, anch'essi segnati da un destino avverso. La primogenita Fatima (1892-1915) muore di tubercolosi - studiava canto e sembrava quasi una promessa, ma non ebbe il tempo che di dare qualche concerto. Nadir (1894-1936) ex-ufficiale della guerra libica, ferito sette volte, decorato di medaglia al valore militare, muore in un incidente motociclistico. Romero (1898-1931) militante negli Arditi, nella Grande Guerra si guadagna due ferite e una medaglia d'argento al valor militare, ma in un accesso di pazzia tenta di uccidere moglie e figlio e si suicida. L'ultimogenito Omar (1900-1963) nella Grande Guerra rimane invalido, e trascorre la vita in operazioni editoriali volte alla salvaguardia della memoria paterna tuttavia accettando dagli editori tutta una serie di mistificazioni, sia per la vita privata (si inventa i trascorsi esotici del "Capitano"), sia per l'avallamento dei numerosi falsi salgariani che ebbero vita nei decenni successivi. Sposatosi tardivamente, si getta dal balcone di casa, a Torino.


La casa della Madonna del Pilone,
abitata dalla famiglia Salgari

In questo stabile di corso Casale n. 205
era sito l'ultimo appartamento abitato da
Emilio Salgari

FALSI ED EPIGONI

"Gli imitatori di Salgari nascevano come funghi" dice Yambo. Verissimo: impossibile contare tutti i pennivendoli assoldati in seguito per sfornare i famosi "falsi salgariani". Purtroppo i mistificatori più agguerriti provenivano tutti dalla cerchia privata dello scrittore, a cominciare dai suoi stessi figli. E' Nadir, infatti, che firma la prefazione di Le mie memorie (1928) di tal Lorenzo Chiosso, che si fece delegare dal tutore dei ragazzi Salgari, lo zio Ugo Peruzzi, a trattare con gli editori per i diritti delle trame e dei titoli, il quale non si perita di rielaborare appunti e manoscritti e di far passare per proprie le fantasie salgariane. Un altro epigono, ma di ben altra tempra, è Luigi Motta, autore di un centinaio di romanzi d'avventure, scritti senza quella passione che Salgari immetteva nei suoi testi, e che tuttavia gli fruttarono l'agiatezza con l'editore Bemporad. Motta era stato buon amico di Emilio Salgari, e da questi incitato a scrivere (e lo chiamava "Capitano" Motta…); tuttavia anch'egli non si perita di pubblicare numerosi titoli con il doppio cognome Salgari-Motta, al fine di attirare il pubblico; e anch'egli infine fu accusato da un tipografo di essere solo un prestanome. Peraltro, i figli stessi portavano agli editori (Bemporad soprattutto) i pochi appunti slegati tra loro che il padre aveva lasciato, spacciandoli per "trame", tal che costoro assoldavano i ghost-writers affinchè producessero testi assimilabili a quelli salgariani. Numerosi romanzi uscirono infatti con il nome di Emilio Salgari in copertina come autore, e sul frontespizio la dicitura "romanzo postumo tratto da trama lasciata dall'Autore e pubblicata a cura di Nadir/Omar Salgari". Tra i ghost-writers salgariani vi furono anche anche Paolo Lorenzini e Sandro Cassone; il più prolifico fu Giovanni Bertinetti (17 "falsi", più la biografia Mio padre Emilio Salgari (1940), firmata da Omar Salgari; inoltre vi furono innumerevoli riedizioni di vecchi testi con il titolo cambiato. Insomma, fiorirono innumerevoli volumi nuovi e trame vecchie, in un crescendo di confusione editoriale e legale tra gli eredi e le case editrici. Un'altra mistificazione fu la produzione successiva di prodotti derivati (ai nostri giorni sarebbero gadgets e cappellini) quali fumetti, giornalini, circoli "amici di Salgari", e tutto ciò che poteva fregiarsi della magica parola. Famose sono le figurine Salgari della Liebig e della Tato, nonché le cartoline edite da Carroccio.
Negli anni Trenta e Quaranta vi fu un nuovo entusiasmo editoriale che portò ad innumerevoli ristampe, favorito dalla campagna di valorizzazione operata dal regime, che tuttavia presentò lo scrittore come precursore dello spirito fascista e imperialista. La critica del dopoguerra si occupò di Salgari in modo più equo, e infine seppe riconoscere - a partire dagli Anni Settanta - il vero valore del Maestro e a ridargli la dignità che gli compete. Una sapiente e intelligente moderna filologia ha saputo inoltre discernere le vere opere salgariane da tutto il resto.
In totale i testi riconosciuti di Emilio Salgari sono 87, i testi detti "falsi" sono 58. I racconti sono numerosi, sia per le riviste per ragazzi sia per le collane: Biblioteca giovanile illustrata, Bibliotechina aurea illustrata dell'editore Biondo, Nuova collezioncina dell'editore Carabba, Piccole avventure di terra e di mare dell'editore Speirani. I racconti per la gran parte appaiono con lo pseudonimo di Cap. Guido Altieri. Per la bibliografia completa di Emilio Salgari rimandiamo alla Nuova bibliografia salgariana (op. cit.).

I TITOLI DI BEMPORAD

I titoli dei 25 romanzi originali scritti da Salgari per l'editore Bemporad sono qui sotto elencati. A fianco, la pagina pubblicitaria per l'ultimo titolo, da un catalogo Bemporad del 1916. Di seguito diamo alcuni esempi della prima edizione, quasi tutte illustrate da Alberto Della Valle, e delle ristampe successive, con particolare attenzione alla riedizione del 1928, che comprende naturalmente anche i "falsi" curati da Nadir Salgari. La versione editoriale del 1928 (e segg.) mantiene l'unità d'immagine della cover, con il disegno riquadrato in nero, ed è firmata dagli artisti dell'epoca, tra i quali Dario Betti, Fabio Fabbi, Attilio Mussino, etc.

1895
1896
1906
1907




1908



1909



1910



1911


1913
1915
Un dramma nell'oceano Pacifico
Il re della prateria
La stella dell'Araucania
Le meraviglie del Duemila
Il tesoro della Montagna Azzurra
Il re dell'aria
Sandokan alla riscossa
Sull'Atlante
La riconquista del Mompracem
Il figlio del Corsaro Rosso
Sulle frontiere del Far-West
Gli ultimi filibustieri
La scotennatrice
Una sfida al polo
La Bohème italiana
I corsari delle Bermude
Le selve ardenti
Il leone di Damasco
La crociera della Tuonante
Storie rosse
Il bramino dell'Assam
I briganti del Riff
La caduta di un impero
La rivincita di Yanez (postumo)
Straordinarie avventure di Testa
di Pietra (postumo)

Emilio Salgari,
Sull'Atlante
Bemporad, 1907
cover di Alberto Della Valle
Emilio Salgari,
Il tesoro della montagna azzurra
Bemporad, 1907
cover di Alberto Della Valle
Emilio Salgari,
La scotennatrice
Bemporad, 1909
cover di Alberto Della Valle

Emilio Salgari,
Il leone di Damasco
Bemporad, 1910
cover di Alberto Della Valle

Emilio Salgari,
I briganti del Riff
Bemporad, 1911
cover di Alberto Della Valle
Emilio Salgari,
Straordinarie avventure
di Testa di Pietra

Bemporad, 1915
cover di Alberto Della Valle
Emilio Salgari,
La caduta di un impero
,
Bemporad, 1921

Emilio Salgari,
Sulle frontiere del Far West,
Bemporad, 1921

.courtesy Tesori di carta, Bologna

Emilio Salgari,
I briganti del Riff,
Bemporad, 1928
cover di Dario Betti
Emilio Salgari,
Sulle frontiere del Far West,
Bemporad, 1928
cover di Dario Betti
Emilio Salgari,
La caduta di un impero,
Bemporad, 1928
cover di Dario Betti
Emilio Salgari,
La crociera della Tonante,
Bemporad, 1928
cover di Dario Betti
Emilio Salgari,
Gli ultimi filibustieri,
Bemporad, 1928
cover di Fabio Fabbi
a cura di Nadir Salgari,
I prigionieri delle pampas,
Bemporad, 1931
cover di Fabio Fabbi
a cura di Nadir Salgari,
Lo smeraldo di Ceylan,
Bemporad, 1928
cover di Gennaro Amato

a cura di Nadir Salgari,
I cannibali dell'Oceano Pacifico,
Marzocco, 1941
cover di Attilio Mussino

.courtesy Libreria Le scimmie gialle, Lugo (RA)

(1) Si innesca qui una storica querelle dei posteri: se la cronica mancanza di denaro fosse realmente dovuta al mancato pagamento degli editori o se fosse dovuta ad una pessima gestione casalinga. Se si deve stare alle numerose lettere di Salgari in questo senso, parrebbe che tutti gli editori, passati e presenti, lo avrebbero sfruttato senza pagargli la giusta mercede, se invece si deve stare ai contratti, parrebbe una storia diversa. Per i dettagli rimandiamo ai calcoli eseguiti sulle tirature e riportati nella biografia di G. Arpino e R. Antonetto (op. cit., pag. 93), dove risulta lampante l'errore di fondo di Salgari: egli chiese sempre un fisso, e mai una percentuale sulle vendite, che con le tirature da capogiro dei titoli gli avrebbe assicurato l'agiatezza. Risulta comunque dalla corrispondenza intercorsa con Bemporad, che questi si atteneva scrupolosamente alle clausole contrattuali, laddove tali clausole erano certamente favorevoli alla casa editrice, né l'editore si mosse mai a pietà e negò sempre ogni richiesta ulteriore di denaro da parte dello scrittore. E' innegabile che nel 1908 vi fosse una sorta di misunderstanding tra l'Autore e l'editore, se è vero che il contratto stabiliva che Salgari si impegnava a fornire tre romanzi l'anno per un compenso di 8.000 lire, compenso che Bemporad non gli versò in quanto era andato a coprire la penale verso Donath, con il quale Salgari aveva rotto il contratto precedente. Ancora nel 1928 non è ben chiara la posizione di Bemporad, che dovette cedere agli eredi le opere di Salgari, pretendendo un riscatto di 150.000 lire (ma continuando a pubblicare opere salgariane o presunte tali), somma che fu anticipata da Alberto Matarelli della casa editrice Sonzogno, che in tal modo iniziò a buon diritto a pubblicare a sua volta opere salgariane.
Alla morte dello scrittore, che lasciò per testamento un j'accuse agli editori che è un vero coup de théâtre: "A voi che vi siete arricchiti colla mia pelle [...] Vi saluto spezzando la penna", la varie case editrici si affrettarono a smentire ogni malversazione e soprattutto ogni responsabilità morale, fornendo dettagli sui contratti stabiliti a suo tempo con Salgari che La Stampa pubblicava senza riserve. Nell'occasione, invariabilmente mandavano una somma per la sottoscrizione a favore degli orfani di Salgari. L'unico editore in realtà chiamato in causa, cioè quello che deteneva un contratto corrente con lo scrittore, Bemporad, inviò la somma di lire 500.

Bozzetto di mano di Emilio Salgari rappresentante
gli strangolatori del Gange per il romanzo I misteri della jungla nera



©www.letteraturadimenticata.it, novembre 2009
DA NON PERDERE

Abbiamo letto tante biografie prima di costruire questa pagina. Per una lettura completa di ciò che fu Emilio Salgari consigliamo quella che consideriamo la migliore, la più filologicamente attendibile, la più affettuosa:

Giovanni Arpino e Roberto Antonetto,
Vita, tempeste, sciagure di
Salgari il padre degli eroi
,
Rizzoli, 1982.
Leggete le pagine di commento al Corsaro
Nero e agli altri eroi salgariani.
E tu onor di pianti Emilio avrai.


in copertina: immagini tratte dalla cover di
Le due tigri (Donath, 1904)
di Alberto Della Valle

Per la bibliografia completa consigliamo:
Vittorio Sarti,
Nuova Bibliografia salgariana
,
Sergio Pignatone Editore, 1994


in copertina: immagini tratte dalla cover di
Sandokan alla riscossa (Bemporad, 1907)
di Alberto Della Valle


Anticipazioni: V. Sarti sta preparando un dizionario
enciclopedico dei romanzi salgariani comprendente, oltre ai personaggi (oltre 1400), anche la nomenclatura di flora, fauna, luoghi geografici, popoli e tribù, fiumi, mari, animali, etc. L'opera, sempre edita da Pignatone, sarà in libreria per il prossimo centenario salgariano.

SITO CONSIGLIATO:

www.emiliosalgari.it
a cura della Perla di Labuan
(pseudonimo della bravissima
Corinne D'Angelo)

Ricordiamo inoltre che a Torino la Fondazione Tancredi di Barolo ha aperto una sala salgariana comprendente oltre 800 pubblicazioni ed oltre 600 tavole originali di illustratori salgariani.


Luigia Gradara



Ida Peruzzi



La famiglia Salgari: Ida ed Emilio,
e i quattro figli
Fatima, Nadir, Romero, Omar.
(fotografia tratta dalla biografia di
G. Arpino e R. Antonetto, op. cit.)




Un ritratto di fantasia
eseguto da Angelo Dall'Oca Bianca,
novembre 1939




Un altro ritratto di fantasia
firmato Walter Molino
apparso su
Scena Illustrata, 1952 e
precedentemente sul fumetto Salgari
del 16/4/1949



Per terra e per mare,
diretto dal Capitano Emilio Salgari
Anno II, n° 41, 1905
Il giornale venne publicato dal 1904 al 1906.


Il giornalino a fumetti intitolato a Salgari ebbe vita breve. Prima serie: 8 maggio 1946 - 18 gennaio 1947 (numeri 1-30); seconda serie: 25 dicembre 1948 - 3 luglio 1949 (numeri 1-28). La prima serie è illustrata da Walter Molino, la seconda (di formato leggermente più piccolo) da Rino Albertarelli.


Emilio Salgari, Il Corsaro Nero,
Donath, 1898
Ill. Alberto Della Valle

L'EROE SALGARIANO:
SANDOKAN
AL CINEMA

L'eroe salgariano da noi favorito è il Corsaro Nero, anche perchè si chiama Emilio di Roccabruna.
Ci piace immaginarlo antenato di Maria Rosa, la quale potrebbe ben discendere da Enrico di Roccabruna, conte di Ventimiglia (e se queste parole risultano ostiche a chi non conosce bene il nostro sito ... pazienza. Gli altri capiranno).
Tuttavia l'eroe salgariano per eccellenza è Sandokan. Nel 1976 la RAI mandò in onda uno sceneggiato televisivo a puntate che raggiunse vette di ascolto inimmaginabili ed è tuttora oggetto di culto. Il successo si deve anche alla figura dell'attore indiano Kabir Bedi, che ben rispose all'immaginario collettivo del personaggio, ma anche agli altri interpreti: Adolfo Celi, Andrea Giordana, Carole André, e Philippe Leroy nella parte di Yanez. Regia di Sergio Sollima. Lo stesso Sollima editò per il cinema lo sceneggiato televisivo, traendone due film: Sandokan (1976) e La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa (1977), e sull'onda del successo utilizzò i medesimi attori per il rifacimento del film tratto da Il Corsaro Nero.
Naturalmente questa non fu la prima trasposizione cinematografica salgariana; qui citiamo soltanto i film più noti, a partire dal raro caso di un film realizzato con un protagonista che non è un attore bensì un vero spadaccino, chiamato ad interpretare il nostro eroe preferito:
1936: Il Corsaro nero, regia Amleto Palermi, con Ciro Verratti, Silvana Jachino, Ada Biagini, Nerio Bernardi.
1941: I pirati della Malesia, regia Enrico Guazzoni, con Clara Calamai, Massimo Girotti, Luigi Pavese.
1941: Le due tigri, regia Giorgio Simonelli, con Massimo Girotti, Sandro Ruffini.
1942: Capitan Tempesta, regia Corrado D'Errico/ Umberto Scarpelli, con Doris Duranti, Carlo Ninchi.
1942: Il leone di Damasco, regia Corrado D'Errico/ Enrico Guazzoni, con Doris Duranti, Carlo Ninchi, Dina Sassoli, Adriano Rimoldi.
1947: La figlia del Corsaro Verde, regia Enrico Guazzoni, con Amedeo Nazzari, Irasema Dilian, Vittorio Gassman, Ave Ninchi, Carlo Ninchi.
1952: I tre corsari, regia Mario Soldati, con Ettore Manni, Marc Lawrence, Cesare Danova, Renato Salvatori, Barbara Florian, Ubaldo Lay.
1953: Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, regia Mario Soldati, con May Britt, Marc Lawrence, Renato Salvatori, Barbara Florian, Ubaldo Lay.
1954: I misteri della giungla nera, regia G.P. Callegari/R. Murphy, con Lex Barker, Franco Balducci, Enzo Fiermonte.
1958: Il figlio del corsaro Rosso, regia Primo Zeglio, con Lex Barker, Saro Urzi, Sylvia Lopez, Vira Silenti.
1959: Cartagine in fiamme, regia Carmine Gallone, con Pierre Brasseur, Daniel Gélin, Anne Heywood, Massimo Girotti, Ilaria Occhini.
1963: Sandokan, la Tigre di Mompracem, regia Umberto Lenzi, con Steve Reeves.
1964: I pirati della Malesia, regia Umberto Lenzi, con Steve Reeves, Jaqueline Sassard, Nando Gazzolo.
1964: Sandokan alla riscossa, regia Luigi Capuano, con Ray Danton.
1964: Sandokan contro il Leopardo di Sarawak, regia Luigi Capuano, con Ray Danton e Franca Bettoja.
1965: I misteri della giungla nera, regia Luigi Capuano, con Guy Madison, Giulia Rubini, Giacomo Rossi Stuart.
1966: I predoni del Sahara, regia James Reed (Guido Malatesta), con George Mikell, Pamela Tudor, William Stockridge.
1976: Il Corsaro Nero, regia Sergio Sollima, con Kabir Bedi, Carole André, Mel Ferrer, Dagmar Lassander. Il film somma le vicende dei due testi salgariani Il Corsaro Nero e La regina dei Caraibi.


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