BIBLIOTECA DEI MIEI RAGAZZI: LE VARIAZIONI EDITORIALI
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![]() L'erede di Ferlac, 1931, pag. 101 |
![]() L'erede di Ferralba, 1941, pag. 105 |
N°12,
IL REGNO DI CENERENTOLA (Le regne de Cendrillon, 1924).
Nella prima versione (fino al 1941) a pag. 28 il capitolo III si intitola
"L'uscita dell'ambasciatore di Francia", Luigi XIII, che nel
dopoguerra diventa "L'uscita dell'ambasciatore di Romelia",
Enrico XIII. Dell'ambasciatore in questione, il marchese di Bercenay,
varia la grafia del nome. Ma la cosa più divertente è
che a pag. 6 viene minutamente descritta la regina e il suo abbigliamento,
comprensivo di un paio di manopole "di punto d'Inghilterra",
che nel 1943 diventano ... "a punto Venezia". Null'altro viene
variato, se non aver sapientemente eliminato le due nazioni nemiche,
Francia e Inghilterra.
N°16,
UN PIERROT E TRE BAMBINE (Histoire d'un Pierrot et des trois petites
filles, 1928).
Nell'originale si parla di Russia e di "orrori della rivoluzione",
che nella versione del dopoguerra diventano rispettivamente un paese
asiatico e gli "orrori della guerra".
N°17, PER L'ONORE DI ROCCABRUNA (L'étoile de Navailles, 1925).
E' uno dei pochi testi che gode di ben tre versioni differenti. Nella
prima versione, quella che mantiene fedeltà di luoghi e di patronimici,
il malvagio intendente, Bertrand, è un "povero belga rovinato
dalla guerra", Carlo Wiehmann, e ciò viene svelato quando
Maria Rosa trova il portafogli nella torre del nascondiglio e legge
la lettera che deve salvare il cugino. Ciò viene mantenuto almeno
fino al 1940, mentre successivamente Bertrand diventa un "povero
svizzero decaduto", ovvero Carlo Ripont. Poiché possediamo
l'originale francese, possiamo evidenziare come il malvagio non sia
né belga né svizzero, bensì tedesco, Karl Viehmann,
e nella lettera si faccia riferimento non ad una generica "nostra
patria", ma alla "grande Germania". Il motivo di questa
censura ci pare ovvio. Tuttavia il traduttore frettoloso dimentica a
pagina 124 la parola "tedesco" riferita a Viehmann.
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Nella seconda versione del testo, nelle ristampe a partire dal 1943, i luoghi ed i nomi degli altri personaggi vengono italianizzati: infatti la narrazione originale, situata ad Aix-les-Bains, viene localizzata in un fantomatico Portogaio, e ritroviamo Editta Swensengham mutata in Editta Flamini, Pietro Bretonnet mutato in Pietro Galimberti, Armando e Liliana di Aigueverte mutati in Lorenzo e Liliana dei Lauri, l'amico di Guido Raimondo di Pérougel mutato in Raimondo del Guado. La famosa invenzione di Guido, causa di tutta la vicenda, è destinata nell'originale ad essere inviata al Ministero della Guerra, mentre nella seconda versione questo diventa semplicemente il Ministero dell'Aeronautica.
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Ovviamente,
la Atlantica Film, compagnia cinematografica dell'americano Stanley,
diventa la Compagnia Cinematografica Eletta, diretta dal romano
signor Romei; il nomignolo che Maria Rosa assume per farsi scritturare
dalla Atlantica Film, Lilietta Breune, viene mutato in Lilietta
Brevità, e perfino il cane, il Terranova che aiuterà
Maria Rosa a fermare il malvagio, dall'originale Visnù (Vichnou)
diviene Leone. Leggendo i due testi, appare evidente che si tratta di due distinte traduzioni dal francese, poiché, qui e là, alcune parole o semplici frasi vengono variate. A titolo di esempio valga il paragrafo alle pagg. 10 e 11: Nell'edizione 1940 si legge "..sormontata da un'enorme farfalla di velo e di fiori che palpitando nella brezza, pareva batter le ali. Quel piccolo equipaggio era trascinato...." In quella del 1943 "...sormontata da un'enorme farfalla di velo e di fiori che palpitando alla brezza, sembrava battesse le ali. Quel piccolo equipaggio era trascinato..." E dal 1943 sparisce la "piccola Ghita", la figlia del malvagio. Sorprendentemente esiste una terza versione editata negli anni Cinquanta (la nostra copia è del 1951) dove viene mantenuta la seconda versione con la lodevole variante del compenso che il regista offre a Maria Rosa, che dai quattro dollari originali passa a cento lire e poi scompare del tutto. |
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Per
l'onore di Roccabruna, 1940, pag. 144
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Per
l'onore di Roccabruna, 1943, pag. 143
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Per
l'onore di Roccabruna, 1951, pag. 143
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N°18,
IL VIAGGIO DI MIMOSA (Le voyage de Mimose, 1920). Il
testo non è stato modificato, ma in una delle tante riedizioni
del dopoguerra (quella del 1955) le immagini sono state completamente
ridisegnate da Caterina Fligg.
![]() ill. originali di di Raoul de La Nézière |
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![]() ill. successive di di Caterina Fligg |
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N°20 , LUPO, CI SEI? (La jolie dame en rose, 1932).
Le prime edizioni, almeno fino al 1936, riportano i nomi originali (Luigi
di Salvraines, Pierina di Kerlor, il bosco di Bréhat), e Kermadec,
cioè il cognome della famiglia, che dà il nome anche al
possesso, come d'uso in Francia. Possesso che si trova in Bretagna poiché,
come tutti i patronimici bretoni, inizia per Ker. Ma nel 1941 l'italianizzazione
dei nomi e delle locazioni trasforma Kermadec in Ceriana (e Luigi di
Salvreno, Pierina di Cherlaro, il bosco del Cerro). Rosanna, quando
fugge, va in Inghilterra: "
quando leggerete questo biglietto
sarò lontana e il mare ci separerà". Ambientato in
Francia, è ovvio che la Manica separa i due Paesi, ma nella versione
italianizzata Rosanna fugge inspiegabilmente in Spagna
che non
è precisamente "separata" dall'Italia dal mare: è
evidente l'imprecisione di chi "aggiustava" i testi.
![]() Lupo ci sei?, 1935, pag. 100 |
Lupo ci sei?, 1941, pag. 100 |
Poco più
avanti nel testo, tutti i luoghi costieri che Rosanna vede dalla nave,
e la narrazione della traversata, vengono totalmente cambiati in quanto
non è la traversata della Manica che la fanciulla compie, perché
si è imbarcata a Genova (al posto di Saint Malo) con destinazione
Barcellona. Quindi la signorina che l'accompagna, Miss Murray, diventa
la senorita Martinez; il piroscafo, il Saint-Briac, diventa il Santangelo;
etc.
n°
21, LA TRIBU' DEI CONIGLI SELVATICI (La tribu des lapins sauvages,
1932). Nel testo anteguerra Giannetto, Paola e Carlo finiscono con
la macchina fortunosamente guidata da Giannetto nel pagliaio di una
fattoria che appartiene al "podestà": nell'edizione
del dopoguerra il podestà diventa "il sindaco".
n° 22, AVVENTURE A LIETO FINE (La tutelle de cousine Linotte).
Nel testo anteguerra l'ingegner Mariani, che ha bisogno di soldi extra
onde mandare la moglie convalescente a passare un periodo in alta montagna,
annuncia ai figli (pag 9) di aver accettato un lavoro "in colonia":
e qui, sul "suolo affricano" (pag.146) davanti "all'accampamento
del cantiere", gli vengono portati dal suo "servitorello indigeno"
due telegrammi che annunciano la riconciliazione col duca De Rosa e
il suo pronto rimpatrio. Dopo la guerra la storia è naturalmente
immutata ma l'ingegnere spiega ai suoi bambini che andrà a lavorare
"lontano": e " lontano" davanti a una "casa"
si trova quando riceve i due telegrammi portatigli da "un contadinello".
n° 26, IL TESORO MERAVIGLIOSO (Le trésor merveilleux,
1926). Nell'edizione anteguerra Carlo è definito "balilla":
dopo la guerra il ragazzino diviene un esploratore degli Scouts.
N°27, SIM RAGAZZO ABISSINO. La prima edizione viene illustrata dal Chiostri, mentre le edizioni successive da Giovanni Faorzi, mentre la copertina rimane la stessa. C'è un motivo per questa sostituzione? Nessun cambiamento di testo fa supporre una revisione del romanzo, che peraltro nel dopoguerra viene sostituito.
![]() 1936, ill. interne di Carlo Chiostri, pag 19 |
![]() 1942, ill. interne di Giovanni Faorzi, pag 19 |
![]() 1937, pag 127 |
![]() 1947, pag 127 |
N°36,
TRE PER UNO UNO PER TRE (Jeanne, Jeannette et Jeanneton, 1930).
Nella prima edizione, pur italianizzata, rimangono alcuni dettagli originali
che nelle edizioni successive vengono modificati: il signor Preventi,
padre di Gianna, si deve recare a Londra per la sua esposizione (pag.
8), dove incontra il businessman della City signor Jenkins; mentre nel
dopoguerra si reca a Barcellona dove incontra il signor
Jordan (pag. 54), la cui moglie da Betty diventa Mercedes (pag. 136).
A pag. 118 si descrive il bel viaggio che i signori Jenkins/Jordan compiono
in Francia e in Val d'Aosta e che terminerà al Padiglione dei
Preventi, ma nel dopoguerra la Francia "scompare" dal viaggio.
Raccapricciante la variazione dall'originale Courmayeur all'italianizzato
Cormaiore. Null'altro viene variato nel romanzo, si compie solamente
quella tipica operazione, già vista in Il regno di Cenerentola
e Lupo, ci sei?, che prevede l'eliminazione di Francia e
Inghilterra dai testi, in genere sostituite rispettivamente con l'Italia
e con la Spagna.
N°41, GUARDIANI DEL FARO (Petite épave, 1924). Nell'edizione
del dopoguerra non cambia solo l'ambientazione: anche le illustrazioni
(copertina e ill. interne). Le illustrazioni interne delle prime edizioni
infatti sono le originali di Guydo, mentre quelle delle edizioni successive
alla guerra sono firmate da Renato Ugolini (la firma compare solamente
nell'ill. di pag. 21, almeno nella copia in possesso della Redazione,
datata 1955).
![]() 1937, ill. interne di Guydo |
![]() 1955, ill. interne di Ugolini |
![]() 1937, pag 51 |
![]() 1955, pag 51 |
L'edizione anteguerra rispetta l'originale, sia nell'ambientazione sia nel mantenimento dei nomi, mentre l'edizione del dopoguerra cambia l'ambientazione. Così, la governante inglese di Silvana, "miss Barbara", diventa semplicemente la signorina Barbara, e fin dalla prima pagina ogni esclamazione in inglese viene rigorosamente tradotta ("My dear" diventa "Cara", e via di seguito). Il signor di Carennes, che abita a Parigi, diventa il signor di Carenna, abitante a Roma; e la casa sulla rupe dall'originaria Bretagna ("casa su una rupe di faccia all'isola della Senna") si trasferisce in Sardegna ("casa su una rupe sulla frastagliata costa sarda"). Naturalmente, anche il nome della vecchia Caterina da Cléder diventa Cledaru.
1937, pag 17 |
![]() 1955, pag 17 |
Non commentiamo sul fatto che in Sardegna in luglio non vi sia l'ombra di un temporale e faccia un bel caldo: dobbiamo avere pazienza e comprendere che "italianizzare" nomi e situazioni era quasi un obbligo.
N°44, LODOLETTA E BARBABLU' (Mauviette et Barbe-Bleu, 1931). Le prime edizioni, almeno fino al 1941, riportano le illustrazioni interne originali di Raymond de La Nézière; nel 1948, in edizione postbellica, esse vengono sostituite da quelle più snelle e sintetiche di Roberto Lemmi, mentre la copertina rimane la stessa. Ciò che ci lascia perplessi in queste variazioni è che nell'edizione che si suppone originale c'è una frase in meno nel testo (terza riga, vedi figura), che viene "ripristinata" nell'edizione successiva. Il taglio della frase ci pare dovuto alla figura, che in R. de la Nezière è più ampia, e che viene presa tal quale dall'edizione francese, per poter lasciare il testo con la medesima impaginazione, ma ciò dovrebbe a rigor di logica accadere nella seconda versione, non nella prima! Ciò significa che nella versione successiva, quella illustrata da Lemmi, il testo viene ripristinato com'era nell'originale. Insomma, un poco di confusione editoriale.
Lodoletta e Barbablù, 1941, pag. 27
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Lodoletta e Barbablù, 1948, pag. 27
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N°47,
IL BRACCIALETTO INDIANO (A la conquête du mystérieux donjon,
1928). Nella
prima versione, quella che mantiene fedeltà di luoghi, le due
sorelle sposate in India dai fratelli di Frassineto sono due principesse
indiane, che nella versione del dopoguerra diventano le figlie di un
ingegnere italiano. Ciò sposta leggermente il senso del romanzo,
rendendo poco chiaro al lettore il perchè degli avvenimenti tragici
che avvennero laggiù e soprattutto le note caratteristiche della
protagonista Lia, dotata di "grandi occhi neri, occhi da orientale"
e capace di "dimostrarsi caparbia oltre ogni dire".
Nella versione anteguerra dunque la zia ritrovata si chiama Mahor (poi
Marina) ed era la maharani di un piccolo regno, per cui anche la figlia
e la nipotina, entrambe di nome Leilah, sono delle principesse. Il capitolo
XVII viene tagliato, eliminando le spiegazioni degli avvenimenti e la
frase conclusiva (corredata da illustrazione) del piccolo Nino. Complessivamente
l'edizione originale ha 154 pagine contro le 152 della versione sostitutiva.
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n°
49, IL CIRCO BARLETTA (P'tit Oiseau, 1929).
Nella versione anteguerra Luca è un balilla moschettiere (pag
77): nel dopoguerra diventa "capo pattuglia dell'A.S.C.I".
Inoltre Flora, madre di Luca, è creola, un dato che rimane invariato;
poichè il testo è italianizzato, essendo passata l'ambientazione
dai dintorni di Parigi a Firenze, Flora è diventata italiana,
e la cosa non ha senso: per definizione i "creoli" sono i
francesi nati nelle colonie o tutt'al più gli spagnoli: non gli
italiani.
N°52, GIORGIO PICCHIA, CALCIATORE.
Il testo del romanzo viene lasciato tal quale, sia nell'impostazione
sia nei dettagli (la narrazione, parzialmente ambientata a Londra, inizia
subito prima della Grande Guerra e termina nel 1920, con l'ingaggio
del protagonista in una grande squadra calcistica torinese), e salta
agli occhi l'ampio utilizzo di nomi e parole inglesi, che - dovute ad
un autore di regime - nessuna censura impose di italianizzare, come
avveniva invece per le traduzioni. Nell'edizione del dopoguerra vengono
eliminati tutti i riferimenti mussoliniani: la frase nel frontespizio,
e tutti i riferimenti all'interventismo, che vengono forzatamente cambiati:
Giorgio Picchia, calciatore, fs 1939 |
Giorgio Picchia, calciatore, fs, 1949
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![]() Giorgio Picchia, calciatore, 1939, pgg. 46-47 |
![]() Giorgio Picchia, calciatore, 1949, pgg. 46-47 |
Giorgio Picchia, calciatore, 1939, pag. 92 |
![]() Giorgio Picchia, calciatore, 1949, pag. 92 |
N°60,
IL MAGO DI VILLA FIORITA (L'homme au pendul de cristal, 1937). Curiosamente
differisce solamente la prima pagina tra le due versioni anteguerra
(che
data fino a tutto il 1941) e
dopoguerra. Il romanzo si apre con la trascrizione di ciò che
dice la radio, e s'intende che fosse la EIAR: Ente Italiano Audizioni
Radiofoniche. I luoghi che il notiziario cita sono, nell'ordine: Monaco,
Firenze, Asmara, Firenze, Ginevra. Nella versione del dopoguerra l'ente
diventa Radio Firenze, e i luoghi citati sono: Abetone, Firenze, Livorno,
Firenze, Ginevra.
N°61,
AVANTI AD OGNI COSTO! La
versione originale è di stampo fascista, e alcuni riferimenti a Mussolini
sono stati successivamente epurati. A pagina 12 si svelano le origini
di Totò, "figlio d'italiani". La frase "Gli Italiani oggi hanno un Capo
potente che tiene tutti in rispetto, si chiama Mussolini" nell'edizione
del dopoguerra diventa "Gli Italiani sono un gran popolo, un popolo
che tiene tutti in rispetto". A pagina 13: "Oggi son passati dodici
grossi idrovolanti italiani, comandati da Italo Balbo" diventa "Oggi
son passati dodici grossi aeroplani italiani".
Il racconto avventuroso della fuga di Totò in compagnia dell'amico Zeno
rimane lo stesso; in conclusione, tuttavia, ricompaiono gli accenni
entusiastici al regime: A pag. 116 una commossa invocazione di Totò
recita: "- Finalmente potrò veder l'Italia! La mia bella Patria, i miei
cari genitori! Potrò veder il grande Duce e salutarlo così, romanamente,
col braccio levato in alto, come in un giuramento di fede e di lealtà!
Viva l'Italia! Viva il Re! Viva il Duce! - E rimase alcuni istanti col
braccio alzato nel virile saluto romano." Invocazione che nell'edizione
epurata ha tutt'altro tono:
"- Finalmente potrò veder l'Italia! La mia bella Patria, i miei cari
genitori! Ma li ritroverò? Mi vorranno bene? Avrò dei fratelli e delle
sorelle? Oh, la mia bella Italia! La mia famiglia! -"
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La conclusione
è assai diversa. L'ultima pagina che le due versioni hanno in comune
è la 143, dove compare inoltre la sigla R. dell'illustratore. La versione
epurata conclude sbrigativamente in due paginette la riunificazione
di Totò con la famiglia, e viene aggiunta un'ill. mancante nell'originale,
che inoltre non ci pare della stessa mano delle altre illustrazioni.
L'edizione originale, invece, prosegue il racconto fino alla pagina
150, con l'intero capitolo XXV, intitolato Il premio del Duce,
comprendente due illustrazioni, dove Totò addirittura incontra un benevolo
Mussolini e gli fa il noto saluto fascista.
N°69,
I PICCOLI CAVALIERI DI MALTA. E'
uno dei titoli "fascisti" che nel dopoguerra vengono sostituiti;
sorge un qualche interrogativo sul fatto che alcune copie riportino
il n.71 al posto del n.69 (suo luogo deputato). Come
si evince dagli elenchi parzialmente riprodotti qui sotto, tra la numerazione
69 e 75 ad un certo punto ci furono degli scompensi. E' assodato che
non furono pubblicati né I monelli di Valsaline, né
La sua strada, né Il campeggio di Malpelo, e che
L'ospite di Roccaforte sia passato al n.27 con il titolo di I
giganti di Roccaforte; tuttavia in un periodo molto breve, intorno
al 1942-43, I piccoli cavalieri di Malta fu spostato al n.71
(e negli elenchi molto spesso alcuni numeri non vengono del tutto riportati).
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N°70,
LA COLLANA DEL MAGNIFICO. E'
opinione comune che dal numero 70 in poi si tratti di titoli aggiunti
nel dopoguerra. In ogni caso, questo titolo è stato pubblicato
nel 1943 (quindi in piena guerra) e ristampato poi con diversa copertina.
Anche gli interni differiscono, sia nel testo con una diversa impaginazione
e piccolissime modifiche (tal che le pagine complessive sono 174 della
prima ed. contro 151 della seconda) sia nelle illustrazioni, che non
sono firmate né nell'una né nell'altra edizione. Le figure
del titolo e dei primi capitoli sono le medesime, in seguito le illustrazioni
sono state affidate ad altro disegnatore, a cominciare dal cap. VI.
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| 1943: Cap VI, pag. 33 | 1953: Cap VI, pag. 29 | 1943: Cap XIII, pag. 87 | 1953: Cap XIII, pag. 75 |
Nella seconda e terza di copertina in genere Salani metteva l'elenco della BMR aggiornato, o anche gli elenchi delle altre collane (Biblioteca delle Giovinette, I Libri della Gioventù); nelle pagine rimanenti del sedicesimo, metteva le anticipazioni dei titoli di prossima pubblicazione o le pubblicità di altri elementi editoriali. Tuttavia, non sempre le "promesse" editoriali venivano mantenute (basti pensare ai tre titoli regolarmente anticipati in quasi tutti gli elenchi e apparentemente mai pubblicati da Salani, cioè I monelli di Valsaline, Il campeggio di Malpelo, e La sua strada.)
da "Per l'onore di Roccabruna", 1943: no 71 "I monelli di Valsaline" di Riccardo Chiarelli sostituito con "La fuga del Melagrano", il testo de "L'Ospite di Roccaforte" con il titolo "I giganti di Roccaforte" sostituirà dopo la guerra il no 27 "Sim ragazzo abissino"; al no 72 andrà "Lo sbaglio del quarto piano" |
da "L'erede di Ferralba", 1941: no 74 "La sua strada" e no 75 "Il Campeggio di Malpelo" due titoli annunciati e apparentemente non pubblicati |
LA SERIE IL SEGNO DI ROMA- RAGAZZI D'ITALIAQuesta è la variazione editoriale per eccellenza. Salani infatti anticipa in diversi volumi una serie "Il segno di Roma" per la collana I libri della Gioventù, che si concretizzerà nel dopoguerra per la BMR come "Ragazzi d'Italia", dapprima come trilogia, seguita da un quarto volume (i numeri 81, 84, 90, 93 della BMR). Un quinto volume viene annunciato come Il giglio delle catacombe, ma in altra collana, e infine si anticipa un fantomatico Il castellano di Valfabrizia. Insomma, anche qui abbondante confusione editoriale, tuttavia interessante per la dinamicità dimostrata da una Casa Editrice che deve far fronte alle variate richieste del mercato, alla guerra che interrompe ogni prevista attività, e alle difficoltà di tener desto un piano editoriale per ragazzi che già negli anni Cinquanta appare invecchiato. Salani infatti interrompe la BMR "classica" nel 1959, salvo ristampare nel decennio successivo gli stessi titoli, insieme con altri, nella "nuova" BMR, di formato più grande, con rilegatura rigida in rosso riportante l'illustrazione solo in copertina (vedi elenco in LISTA DEI TITOLI), fino a tutti gli anni Settanta (vedi anche LE COLLANE SALANI PER RAGAZZI).
![]() 1943 |
![]() 1948 |
![]() 1953 |
![]() 1954 |
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Ringraziamo
tutti i collezionisti che vorranno gentilmente segnalarci altre variazioni
editoriali di testo riscontrate nelle varie edizioni della
Biblioteca dei Miei Ragazzi