biografie

ROBERTO RAIMONDI E MARIA MIAGLIA

 

ROBERTO RAIMONDI

Nasce a Roma nel 1877 da Luigi. Pittore, allievo di Giuseppe Signorini, fa parte degli "artisti di via Margutta", gruppo di pittori che avevano gli ateliers in questa famosa via romana: il suo studio è situato al n° 53/54 nei cosidetti "Studi Patrizi". Nel 1900 espone per la prima volta a Roma un quadro che fu acquistato da Vittorio Emanuele III. Nel 1906 ottiene una borsa di studio per l'Accademia di San Luca, ma poi abbandona gli studi per darsi all'insegnamento e a partire dal 1920 nelle scuole femminili di Roma, carriera a cui si dedica fino la Seconda Guerra mondiale, per ritornare a tempo pieno alla pittura.
Pittore "orientalista", in realtà non viaggiò mai né in Oriente né in Nordafrica, a parte forse una volta in Egitto. I suoi quadri (come quelli di altri orientalisti) erano composti usando fotografie artistiche del Medio Oriente e autentici modelli ciociari appositamette abbigliati (con costumi forniti da Signorini) le cui facce erano annerite di pece o fuliggine. Lo stesso Raimondi lo racconta in "Ricordi di un pittore dell'Ottocento", in due numeri de L'Urbe. Rivista Romana di Storia, Arte, Lettere e Costumanze (F.lli Palombi Editori XIII/6/1950, e XIV/1951). Durante gli anni di insegnamento pubblica diversi manuali scolastici di disegno, arte, architettura ed illustra manuali di religione, di storia e geografia per le scuole superiori in collaborazione con la moglie.
Nel 1957, solo quattro anni prima di morire, pubblica Storia di una vita (sottotitolo: Dal nulla a qualche cosa, con presentazione artistica di Aurelio T. Prete, Ers 1957).

MARIA MIAGLIA

Nata nel 1880 ca. Sposa Roberto Raimondi e dall'unione nasce il figlio Aldo (1902-1998), che diviene un celebre acquarellista e, per un breve periodo, autore delle copertine della Domenica del Corriere in sostituzione di Achille Beltrame.
Laureata in storia, Maria Miaglia appare nel 1902 con La legazione del Cardinale Antonio Barberini nella guerra del Monferrato, Roma, Tip. Enrico Voghera, 1902, citato ancora oggi come un autorevole rendiconto degli eventi della guerra del Monferrato nel 1628.
Segue, lo stesso anno, uno studio su Giacinto Gallina in Nuova Antologia (luglio 1902 p. 311), mostrando un interesse storico-filologico per il teatro che si concretizza nel 1929 con una serie di commediole "religiose " o "morali" scritte a quattro mani con il marito, es. Il rosario della nonna, La mammina delle bambole, La ninna nanna del Giovedì Santo, nella raccolta "Il nuovo teatro dei picccoli" della Libreria Salesiana, commediole intese ad essere rappresentate in produzioni amatoriali. Nonostante le sue commedie non siano arrivate sulle grandi scene, nel 1931 la Miaglia è elencata nell'Almanacco del Teatro Italiano, residente a Roma in Via Torino, 117.
Abbandonata la storiografia istituzionale, diviene insegnante e mette a frutto la sua preparazione storica nel più proficuo campo della compilazione di manuali per le scuole superiori. Nel 1928 la troviamo alla Regia Scuola Complementare Pietro della Valle a Roma, oratrice ad una commemorazione del Maresciallo d'Italia Armando Diaz (1). Come insegnante fu obbligatoriamete iscritta al Partito Fascista, ma certo fu una simpatizzante della prima ora a giudicare dal suo Mussolini: la vita e le opere narrate ai giovani (Roma, Libreria del Littorio, 1928). Molto religiosa, come mostra la sua produzione, non poteva che approvare l'artefice del Concordato.
L'apologia di Mussolini continua indirettamente nel libro più popolare della coppia Raimondi-Miaglia: Furetto (Bemporad, 1933). Furetto è un indisciplinato monello "sporco fino alla punta del naso", un orfano rinchiuso in un collegio di preti in cui nonostante le malefatte, un maestro di scuola indovina la stoffa del futuro eroe, raccontino che ricalca l'adolescente scapigliato che fu Mussolini, da cui sbocciò il Condottiero fascista. Furetto piacque e le sue avventure continuarono a Tripoli con Furetto in colonia (Bemporad, 1933).
Tuttavia l'ammirazione per Mussolini non dura, o almeno non è condivisa, poiché nel 1938 Roberto Raimondi scrive la commedia Venni, vidi, vinsi, e, in collaborazione con Luigi Miaglia, La notte del 13, entrambi i copioni censurati dalle autorità fasciste (2). Luigi Miaglia, torinese, avvocato, scrive copioni teatrali per le riviste di Macario e Totò, ed è noto con lo pseudonimo di Ripp, autore dei versi di Creola che contiene il celebre verso "Straziami ma di baci saziami". (3)

Maria Miaglia nel 1956 è autrice di una prefazione molto lusinghiera alla Sepolcreide, raccolta di poesie di Antonio Cugini, tassista poeta autodidatta detto "il poeta tassinaro", "un autodidatta che si maturò nel dolore e pel dolore" dice la Miaglia.

Le vie dell'anima di Raimondi-Miaglia viene pubblicato da Salani nella nuova versione della Biblioteca delle signorine (Romanzi della Rosa) al n°92.

(1) Cultura fascista - Volume 2, 1928
(2) Censura teatrale e fascismo (1931-1944), La storia, l'archivio, l'inventario, a cura di Patrizia Ferrara, II, Ministero per i Beni e le Attivita culturali, 2004
(3) Si riporta con riserva che secondo una fonte non confermata Maria Miaglia sarebbe una cugina di Ripp o in qualche modo con lui imparentata. Luigi Miaglia, figlio di Ferdinando e Clementina Andreoli, piemontese di origine, avvocato, giornalista, redattore capo del Popolo Romano e corrispondente romano della Gazzetta di Venezia, che nel 1890 risiedeva a Roma, in piazza Mattei.

© Anna Levi e Maria Enrica Carbognin per www.letteraturadimenticata.it

 



Roberto Raimondi,
Storia di una vita,
ERS, 1957




Roberto Raimondi,
La cavalcata
(olio su tela)



Roberto Raimondi,
Nel suk
(acquerello)




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